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Pio IV, il papa che censurò Michelangelo
Sabato 11 Dicembre 2010 00:00

631-pio-iv-un-pirata-a-san-pietroIL LIBRO - GIAN ANGELO MEDICI, PAPA PIO IV (1559-1565)

 

 

Una lapide in santuario ricorda il rapporto di confidenza che legò il pontefice milanese a Gian Battista Biumi, medico e “consigliere finanziario” varesino, della stessa famiglia della romita Benedetta

 

Chi entra nel santuario di S. Maria del Monte richiudendosi alle spalle il pesante portone che dà sulla piazzetta delle romite, s’imbatte in una grande lapide scritta in latino posta quasi ad altezza d’uomo nella navata destra, verso l’altare, che cita il papa Pio IIII e Gian Battista Biumi, “filosofo di sommo ingegno e di profondo sapere”. Pio IIII è il milanese Gian Angelo Medici, fratello del sanguinario Medeghino e zio di Carlo Borromeo: fu papa dal 1559 al 1565, difese il cattolicesimo dall'offensiva luterana e condusse felicemente a termine il Concilio di Trento che fissò la dottrina e pose le basi disciplinari per la vita della Chiesa cattolica nei secoli a venire. L’altro, G.B. Biumi, era il suo medico privato, “cavaliere e conte palatino” che, da buon varesino, s’intendeva anche d’affari: tanto che spesso il pontefice faceva ricorso ai suoi consigli per risolvere questioni economiche e finanziarie. E’ comprensibile che il figlio di Gian Battista, conte Gian Pietro Biumi, abbia voluto ricordare nel 1582 il rapporto di stretta confidenza che legava il padre al papa tridentino dedicandogli una lapide nel luogo dove già un’altra persona di famiglia, Benedetta Biumi, era salita in romitaggio nel 1471.

 

L’aneddoto figura nella biografia che Sergio Redaelli ha dedicato a Gian Angelo Medici, “Pio IV, un pirata a San Pietro”, Editore Mursia, che ricostruisce la vita, avventurosa e romanzesca, di uno degli ultimi grandi pontefici rinascimentali, il papa che chiamò a Roma il nipote Carlo Borromeo, lo nominò cardinale e arcivescovo di Milano favorendone il cammino verso la canonizzazione (di cui ricorre quest'anno il quarto centenario, 1610-2010). Un papa ingiustamente sottovalutato per l'effettivo ruolo che svolse nella Controriforma: "Il Concilio dovette molto più a lui che a San Carlo la felice conclusione raggiunta - spiega nella prefazione padre Roberto Comolli, priore dell’eremo di Santa Caterina del Sasso, illustre studioso della badia di Ganna e autore nel 2008 del prezioso volume “Monumenta Gannensia" - perchè seppe scegliere gli uomini giusti per creare quelle convergenze che a Trento, con il Concilio, conclusero e aprirono una fase molto delicata della storia della Chiesa".

 

Ma Pio IV fu anche un pontefice mondano e ambizioso, dalla “carriera” a dir poco trasgressiva e forse per questo quasi dimenticato: da giovane servì da “diplomatico” il fratello pirata sul lago di Como, con i soldi del quale si laureò in legge e acquistò il titolo di protonotario apostolico; poi fu eletto al soglio di Pietro, già padre di tre figli, al termine di un conclave in odore di simonia. Fu capace, tuttavia, in soli sei anni, di cambiare volto a Roma promuovendo l’arte e le opere pubbliche, di sviluppare le università di Milano, Bologna e Urbino, di riformare la musica sacra attraverso Pierluigi da Palestrina, di difendere il culto di Loreto, bonificare terre e paludi, finanziare opere sociali, enti benefici, ordini religiosi e commissionare a Michelangelo alcune delle più belle porte e chiese di Roma, anche se toccò proprio a lui censurare i nudi del Giudizio Universale.

 

A Varese lo zio di San Carlo aveva molti interessi. Ereditò dal Medeghino il feudo di Marchirolo, Bosco, Grantola, Dumenza e Voldomino e fu commendatario della badia di Ganna, attraverso la quale s’impossessò del castello di Frascarolo a Induno con terre e vigneti, dove tuttora vivono i discendenti della famiglia. "Le pecche del papato riflettono i difetti comuni nelle varie epoche", scrive lo storico cattolico Ludwig Von Pastor, autore di una monumentale storia dei pontefici in venti volumi. E la vita di Pio IV mostra le contraddizioni di un secolo pieno di ombre e di luci, di miseria e di grandezza.