| Via al recupero del ristorante liberty |
| Lunedì 24 Novembre 2008 10:35 | |
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E' chiuso da quasi sessant'anni, tanto che i più giovani si saranno domandati cosa diavolo rappresenti quello strano edificio circolare affacciato su uno dei più bei panorami di Lombardia. Il ristorante panoramico di Campo dei Fiori, inaugurato il 30 aprile 1911, è oggi poco più di un rudere, assalito dai rovi e deturpato da anni di incuria e vandalismi. Per molto tempo, infatti, i due piani della struttura sono stati occupati da vagabondi in cerca di un tetto, che spesso hanno acceso fuochi all'interno delle stanze, danneggiando il legno del parquet e perfino i mancorrenti delle ringhiere in ferro battuto. Uno scenario di desolazione si presenta all'ingresso, con i gradini in pietra ormai sconnessi dalle continue infiltrazioni d'acqua e i muri esterni di sostegno piegati dallo smottamento del terreno, mentre intorno le decorazioni in ferro battuto, arrugginite e contorte, raccontano di lontani splendori. progetto di restauroLe speranze per uno dei più significativi edifici del Liberty europeo però, non sono del tutto perdute: la Sga, Società grandi alberghi varesini, di proprietà della famiglia Castiglioni, ha dato incarico all'Una Studio di Milano di redigere un progetto accurato di restauro della struttura, in vista di un recupero funzionale di una parte consistente della cittadella creata da Giuseppe Sommaruga ai primi del '900. Il grande architetto milanese progettò anche il Grand Hotel, inaugurato nel 1912 e la stazione della funicolare, oggi in stato di completo abbandono. Entriamo nel "panoramico" accompagnati dall'architetto Angela Baila, che ha già incominciato un'accurata analisi di ogni elemento dell'immobile, dai muri alle decorazioni, dagli infissi ai ferri battuti, un lungo e minuzioso lavoro preliminare per capire l'entità delle opere da compiere per riportare il gioiello liberty alla bellezza originaria. Lo scalone d'ingresso mostra, più in piccolo, la stessa magnificenza di quello del Grand Hotel, con eleganti ringhiere in ferro battuto dalle caratteristiche decorazioni Art Nouveau e splendidi sono gli spazi interni, con la sala ristorante dalle finestre circolari affacciate su Varese e il lago. «Ci sono ancora tracce del pavimento originale in legno, perfino le boiserie delle finestre e gli stucchi», spiega Angela Baila, gallaratese e titolare di Una Studio, che si è recentemente occupata dei restauri alla chiesa della Motta. «Ogni particolare era studiato nei dettagli e per fortuna qualcosa si è conservato, come le decorazioni floreali in cemento che ornano l'esterno dell'edificio. La prima cosa da fare ora è mettere il cantiere in sicurezza, pulire la struttura dai rovi e dai detriti e incominciare le analisi chimico fisiche degli intonaci, saggiare la resistenza delle murature, compiere indagini geologiche per capire la natura del terreno e la sua portanza».con il laser scan Angela Baila, diplomata alle scuole di restauro di Genova e Torino, e collaboratrice del Politecnico di Milano e dell'università di Venezia, è piuttosto ottimista sulla possibilità di restituire al "panoramico" la perduta dignità: «Questo per me è un incarico di prestigio e mi dà la possibilità di compiere un lavoro d'indagine dettagliato che raramente viene fatto. Con il laser scan ho ottenuto la pianta di ogni stanza dell'edificio in tre dimensioni, ho fotografato ogni più piccolo particolare, ci sto lavorando da settembre, da quando il comune di Varese ci ha dato il permesso per entrare, dopo il via libera della Soprintendenza». Nel 2007 la Sga aveva provveduto a sistemare provvisoriamente il tetto del vecchio ristorante, ora si apre un nuovo capitolo, il primo passo verso la riqualificazione di un'area di enorme valore architettonico e culturale, per di più all'interno di un Parco regionale. «Va ancora decisa la futura destinazione d'uso dell'ex ristorante panoramico, ma la speranza è che l'intero complesso del Sommaruga ritorni alla vita nei prossimi anni. Pochi Paesi possono contare su edifici così belli e in una posizione simile», afferma l'architetto Baila, «c'è gente che pagherebbe un biglietto soltanto per poterli visitare». Mario Chiodettirassegna stampa da La Provincia 18/11/2008 |
progetto di restauro