Mercoledì 08 Febbraio 2012
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Angeleri: la chance di Montini “beato”
Lunedì 08 Marzo 2010 16:12
 
Giancarlo Angeleri (foto Varesenews)Il direttore della Prealpina, Giancarlo Angeleri, punta sulla figura di Paolo VI (come auspica anche il cardinale Tettamanzi) e sul culto della Madonna Nera. I ricordi da cronista di mons. Macchi e di Carlo Alberto Lotti. Quando Manzù e Chagall “lavorarono” per il santuario
 
 
Rilanciare il processo di beatificazione di Paolo VI e puntare sul culto della Madonna Nera di S. Maria del Monte sull’esempio di Loreto, di Częstochowa in Polonia o della Virgen de Candelaria a Tenerife, patrona delle Canarie: è la ricetta del direttore della Prealpina, Giancarlo Angeleri, per valorizzare l’immagine turistica di Varese. “C’è chi dice che al Sacro Monte manchi un forte soggetto di culto come San Francesco ad Assisi, come la casa della Madonna a Loreto o Padre Pio a San Giovanni Rotondo – osserva – Ma noi abbiamo due formidabili fonti d’attrazione, la Madonna Nera e la figura di papa Montini di cui è in corso il processo di beatificazione. L’anima di Paolo VI aleggia sul Sacro Monte di Varese anche attraverso l’opera e il ricordo di monsignor Pasquale Macchi. Come ha detto l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi, il Sacro Monte dovrebbe avere un ruolo determinante nel “fare santo” Montini a cui lo legano, del resto, le celebrazioni annuali dell’anniversario della morte, la statua davanti al santuario e l’attività culturale della Fondazione Ambrosiana Paolo VI di Gazzada”.
 
CIPOLLE E PATATE ALLA BRACE
Giancarlo Angeleri, 61 anni, di Luino – una brillante carriera interna alla Prealpina dai primi passi mossi nel 1977 come corrispondente, alla nomina a direttore il 15 luglio 2008 - ha un rapporto personale con il Sacro Monte fitto di ricordi: “Ci andavo da bambino ed era un mondo in bianco e nero popolato dalle bancarelle – racconta – Ci tornai da cronista per seguire il restauro delle Cappelle dall’80 all’84. Ero quasi tutti i giorni sulla Via Sacra con monsignor Pasquale Macchi. Ricordo due cose: il buon profumo di legno dei mobili della casa dell’arciprete e le cipolle e le patate alla brace che il restauratore Carlo Alberto Lotti cucinava per gli amici nel quartier generale alla Cappella Fallada. Spesso aveva ospiti, ricordo Garibaldi Porrello presidente del tribunale e Giuseppe Cioffi capo della procura. In quegli stessi anni Renato Guttuso realizzava tra le polemiche l’acrilico la Fuga in Egitto. C’ero quando firmò l’opera, così come riuscii a vedere i bozzetti che lo scultore Giacomo Manzù preparò su invito dell’arciprete per il portale del santuario, un progetto poi bocciato per il clima di opposizione che si era creato in città. Monsignor Macchi preferì lasciar perdere e non ebbe miglior fortuna con Marc Chagall, il pittore bielorusso che aveva interpellato per sostituire un affresco ormai completamente rovinato alla settima Cappella. Macchi era appassionato d’arte contemporanea e quando andò a Roma con Paolo VI promosse l’acquisizione di capolavori contemporanei nei Musei Vaticani. I rapporti con Chagall erano talmente consolidati che quando il pittore morì e fu sepolto a St.Paul de Vence, in Costa Azzurra, ai funerali andarono sia Macchi che Lotti”.
 
VERGINE ANNERITA O RIDIPINTA?
Col senno di poi fu un errore rinunciare alle opere di Manzù e di Chagall? Se il sacerdote avesse insistito, il nostro Sacro Monte avrebbe oggi più appeal e sarebbe più riconoscibile in Europa? “Sicuramente sarebbero arrivati altri artisti internazionali, ma il rischio di commistione fra arte contemporanea e antica sollevò forti critiche. Macchi era un varesino autentico, fedele se gli eri fedele e Lotti stava dalla sua parte. Andavano d’accordo perché Lotti parlava in modo chiaro e diretto. Amava dire, con umiltà, di essere solo un’impresa di pulizie e riportò le Cappelle allo splendore secentesco dopo che, nei primi anni del ‘900, era stata data una mano di vernice a tutte le statue. Dal canto suo l’arciprete aveva una cultura vastissima, contava amici tra i maggiori artisti che lavoravano nelle chiese e diede un forte impulso alla conservazione del patrimonio d’arte della Via Sacra trovando gli sponsor per il restauro tra le banche, i privati e le aziende”.
Aneddoti e curiosità si affollano alla mente. “Si ragionava sul perché la Vergine avesse il volto scuro - ricorda Angeleri – Era stato ridipinto? Oppure il viso era annerito da secoli di fumo delle candele? Lotti era convinto che non si trattasse del colore originale e propose all’arciprete di ripulirlo. Fu Macchi a volerlo lasciare così. Toccarlo avrebbe urtato la tradizione popolare”. Successive verifiche eseguite dal figlio del restauratore, Piero Lotti, hanno accertato che il collo e la mano tradiscono una coloritura chiara. Dunque la figura, come intuiva Carlo Alberto, fu rigessata e ridipinta ma il recupero dell’incarnato originale non è più possibile ed è stato mantenuto quello attuale. La Madonna Nera del Sacro Monte nacque, probabilmente, per emulazione della Madonna di Loreto.
 
CI VORREBBE UN MECENATE
Oggi Angeleri guarda Santa Maria del Monte con gli occhi del direttore di un quotidiano: “E’ un ex comune autonomo di poco più di cento anime che a ben vedere ha tutti i problemi della città, il traffico, i parcheggi, i servizi pubblici, l’ospitalità – dice - Ha ragione il direttore del FAI Marco Magnifico quando afferma che è poco conosciuto e frequentato. Gli stessi varesini ci vanno per pregare o per fare footing ma non basta. Condivido l’idea del dirigente dell'ufficio scolastico provinciale Claudio Merletti (il provveditore agli studi, secondo la vecchia terminologia) che pensa di “obbligare” tutte le scuole della provincia di Varese a fare almeno una gita l’anno al Sacro Monte”.
L’accordo di programma recentemente siglato in Regione apre scenari nuovi e interessanti. “E’ essenziale risolvere il problema dell’accessibilità, bastano cinquanta automobili la domenica per paralizzare il traffico. Combatterei lo spopolamento, che è tipico di ogni villaggio di montagna, con un parcheggio a valle sotterraneo, a scomparsa, lasci l’auto e scende da sola con il montacarichi. Sarebbe costoso, d’accordo, ma lo è anche il progetto del maxiparcheggio invisibile, mimetizzato nella montagna, ora allo studio del Comune. Bisognerebbe coinvolgere un mecenate privato che non pensi di ricavare subito degli utili, magari una banca animata dallo stesso spirito di don Macchi. Penso anche ad aziende legate al territorio come Finmeccanica, Agusta o Aermacchi che reggono bene la crisi e che dicano: “Non ricaviamo soldi nell’immediato ma diamo un segno di presenza e di gratitudine al territorio”.
 
IL LETTORE E’ IL PADRONE
L’inaugurazione dell’emporio in via Moriggi, benedetta dal sindaco Attilio Fontana, da Villa Recalcati, dalla Camera di Commercio e dalla Regione, è sicuramente una valida iniziativa: “Ma temo che non basti, la popolazione è sempre più anziana – osserva Angeleri - Una politica di affitti scontati può essere una soluzione per l’estate, ma la tendenza alla desertificazione è strutturale e non mi sento di dire se ha ragione chi resta o chi va. La difficoltà di viverci esiste. Una politica d’abbattimento dei prezzi potrebbe essere utile, ma quando si toccano le tasche dei proprietari il discorso diventa delicato. Il Sacro Monte appartiene al Comune e alla Chiesa ed è necessario trovare l’equilibrio tra il pubblico e il sacro”.
Buona l’idea di prolungare fino a mezzanotte, in estate, l’ultima corsa dei bus per il Sacro Monte e il Campo dei Fiori. “Dobbiamo far capire ai visitatori che non c’è solo l’auto per salire al borgo. Il mezzo pubblico è indispensabile ed è giusto offrire la possibilità ai varesini di stare al fresco fino a tardi nella bella stagione. La balconata che si apre in certe sere in cui il cielo è terso offre spettacoli di autentica magia. Quando venne al Sacro Monte, Wojtyla lo definì il più bel balcone della Lombardia”.
Il suo primo fondo da direttore, Angeleri lo intitolò semplicemente “Buongiorno” per mandare un messaggio di serenità a tutti: “Volevo dire che non pensavo a un giornale che rappresentasse la casta e annunciavo che avrei dato spazio alla voce dei lettori che sono i veri padroni del giornale – dice - a cominciare dal dibattito su come risolvere i problemi del Sacro Monte”.      Sergio Redaelli