Sabato 04 Settembre 2010
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La battaglia di Biumo “minuto per minuto”
Domenica 03 Maggio 2009 13:54
Giuseppe GaribaldiLe strategie, le barricate, lo scontro all'alba, l'attacco alla baionetta e la morte di Ernesto Cairoli nella versione ufficiale del Comando del Corpo di Stato Maggiore
LA RICORRENZA - 26 maggio 1859
Lo scenario e lo svolgimento delle operazioni militari nella ricostruzione del Comando del Corpo di Stato Maggiore
Garibaldi visita l'Ambulanza a Villa Litta (Gerolamo Induno)Se ne fa un gran parlare in vista del 150° anniversario. Ma come andò esattamente la battaglia che si combattè a Varese il 26 maggio 1859? E come morì Ernesto Cairoli, il primo dei quattro fratelli pavesi che diedero la vita per l’unità d’Italia combattendo con Garibaldi e a cui Varese ha intitolato il proprio liceo classico? Ecco la cronaca, quasi “minuto per minuto” di quegli storici fatti tratta dal secondo volume de “La guerra del 1859”, edito dall’Ufficio Storico del Comando del Corpo di Stato Maggiore nel 1910. Il brano è pubblicato nella splendida edizione di Giuseppe Armocida e Marco Tamborini, “Garibaldi a Varese nel 1859”, pubblicato da Ask Edizioni di Enrico Somma in occasione del centenario della morte del Generale, nel 1982. Il libro contiene il diario di Lucia Prinetti, altri documenti e l’iconografia del combattimento con 23 tavole fuori testo. Ecco dunque la ricostruzione del combattimento secondo le “carte” militari ufficiali.

LO SCENARIO DELLA BATTAGLIA
“Varese giace a sud della collina sulla quale sta il sobborgo di Biumo Superiore, collina dalle cui pendici si domina la pianura sottostante insino a Belforte. La strada che da Varese conduce a Como corre diritta sino a quella località, dove è rinserrata tra il torrente Velone e le elevazioni che sorgono a nord di essa. Da queste elevazioni si domina parimenti il piano insino a Biumo. Il terreno lateralmente alla strada, per chi muova dall’accennata stretta di Belforte verso Varese, si va gradatamente allargando e si presenta piano e facile, più esteso a nord della strada, più ristretto invece a sud, dove è limitato dal torrente Velone da una serie di dolci collinette, ricoperte di fitta vegetazione (il Boscaccio) e cosparse di ville e di giardini. Attraverso a queste elevazioni corre la strada che da Varese conduce a Gallarate. In quel tempo i caseggiati, che sorgono oggi lungo la strada da Varese a Belforte non esistevano, fatta eccezione della casa Merini.

LA DISPOSIZIONE DEI REGGIMENTI
In Varese il generale Garibaldi si apprestava a ricevere l’urto delle truppe imperiali. Egli aveva messo la località in assetto difensivo, con due linee successive di difesa; quella esterna si svolgeva da San Pedrino, presso la strada di Gallarate, per le cascine De Cristoforis, Pero, Merini, chiesetta di San Cristoforo; la linea interna seguiva il limitare delle case di Varese e di Biumo Superiore: barricate ed opere accessorie coprivano queste due linee. Per la difesa la località fu divisa in tre settori: il settore di destra (tenente colonnello Cosenz) fu occupato dal 2° battaglione del 1° reggimento, parte in prima linea fra le ville De Cristoforis e Pero a cavallo della strada di Milano, parte in seconda linea presso la caserma della gendarmeria; nel settore di sinistra (tenente colonnello Medici) il 2° reggimento occupò Biumo Inferiore e provvide alla difesa di barricate e di parapetti di terra da cascina Merini presso la strada di Belforte a villa Litta Modignani, tenendo due compagnie in riserva; al centro (tenente colonnello Ardoino) il 1° battaglione del 3° reggimento occupò il Boscaccio e le adiacenze. Il 2° battaglione del 3° reggimento, richiamato da Gavirate, giunse nella notte sul 26 e fu tenuto in riserva a Varese, a villa Ponte; in Biumo Superiore stava in riserva il 1° battaglione del 1° reggimento. La fronte fu coperta con avamposti. La 5a compagnia del 2° reggimento (capitano Susini MIllelire) fu collocata come posto avanzato a Belforte. L’ambulanza nella villa Litta Visconti in Biumo Superiore.

PRIMI SCAMBI DI FUCILATE
Il feldmaresciallo Urban era giunto il 25 a Como. Le notizie raccolte gli facevano ritenere che le truppe del generale Garibaldi fossero divise fra Sesto Calende, Laveno e Varese e che quest’ultima località fosse presidiata da due a tremila uomini. La sera stessa partì per Varese con la brigata Rupprecht composta così: tre battaglioni del 41° reggimento di fanteria Kellner (1° e 2° granatieri), un battaglione confinari Szluin (6 compagnie), mezza 7° batteria da dodici dell’8° reggimento e mezza batteria di racchette.
Sul far del giorno 26 questa colonna giunse presso Belforte a un chilometro e mezzo circa da Varese ed aprì il fuoco con la mezza batteria di racchette, mentre la colonna continuava la marcia. Ma subito dopo l’avanguardia venne improvvisamente ed a breve distanza accolta dal fuoco della compagnia imboscata dietro Belforte, la quale potè approfittare del momentaneo scompiglio che nacque nelle file degl’imperiali per ripiegare abbastanza in buon ordine sul grosso.
Mentre l’avanguardia si riordinava, la testa della colonna si spiegava sui due lati della strada all’altezza di Belforte e due pezzi d’artiglieria, posti in posizione sulla strada presero a battere le barricate da Biumo Inferiore a Biumo Superiore.
I Cacciatori delle Alpi avevano ordine di risparmiare le munizioni, non aprire il fuoco se non a cinquanta passi e fare assegnamento sulle baionette. Essi attesero, con la calma di soldati provetti. L’attacco principale (due colonne coperte da cacciatori austriaci) muoveva a cavallo della strada di Como; una piccola colonna mirava a villa Pero per prendere di fianco e di rovescio la destra della difesa presso la strada di Milano.

ATTACCO ALLA BAIONETTA

La Battaglia di San Fermo

Quando la linea dei cacciatori (imperiali) che precedeva l’attacco principale giunse a circa cinquanta passi da cascina Merini, fu accolta dal fuoco dei Cacciatori delle Alpi: tentennò, si aprì, poi retrocedette smascherando le due colonne d’attacco. Queste, giunte a 400 passi dalle barricate, si arrestarono anch’esse, appiattandosi a destra e a sinistra della strada. La colonna che si dirigeva verso villa Pero fu assalita, soverchiata e respinta dal tenente colonnello Cosenz che lanciò contro di essa le truppe che aveva sottomano, cioè la 7° compagnia del 1° reggimento che occupava le ville Pero e Dandolo, metà della 5° che era uscita dalle barricate sulla via di Milano, una squadra dell’8° e una compagnia del 3° reggimento postata al Boscaccio.
La colonna principale aveva in quel mentre ripreso l’attacco e la linea dei cacciatori (austriaci), riformatasi, si era spinta arditamente avanti appoggiando a destra. Le colonne d’attacco già si avanzavano allorché il tenente colonnello Medici contrattaccò frontalmente alla baionetta con parte delle proprie truppe.
Gli assalitori, premuti dal duplice attacco sulla fronte e sul fianco sinistro, retrocedettero. Il feldmaresciallo Urban, ritenendo di non avere forze sufficienti per impadronirsi di Varese, ordinò la ritirata. Erano circa le 7. Il generale Garibaldi aveva assistito al combattimento da un poggio sull’altura di Biumo Superiore. Visto il nemico in ritirata, diede ordine al 3° reggimento di sostenere il 2° che muoveva all’inseguimento sulla strada di Como, preceduto dal capitano Simonetta con le guide (era tra questi il giovane figlio del generale, Menotti). Alcune truppe furono distaccate verso Cazzone (oggi Cantello) dove erano state vedute truppe nemiche, credute l’avanguardia di un battaglione di granatieri mandato a eseguire un movimento aggirante verso nord.

I CARABINIERI DI GENOVA
Il generale Garibaldi raggiunse il 2° reggimento. Al ponte ad occidente di Malnate le guide a cavallo s’imbatterono nella coda della retroguardia nemica, la quale aveva preso posizione con alcune compagnie e due pezzi d’artiglieria sopra i poggi di San Salvatore, che costituiscono una buona posizione di sbarramento della strada Varese-Como. Quivi s’impegnò verso le 10 un altro sanguinoso combattimento. Il 2° battaglione (Bixio) del 3° reggimento attaccò, preceduto dai valorosi carabinieri genovesi, ma fu respinto e incalzato dal nemico fin sotto il poggio di Rovera finchè le truppe che, col tenente colonnello Medici, erano alla sinistra del battaglione retrocedente, animate dalla presenza dello stesso Garibaldi, si gettarono con impeto sugl’imperiali, costringendoli a rititarsi a loro volta. Erano circa le 12.
Il generale Garibaldi, assicuratosi che il nemico si ritirava, non credette opportuno di spingere più oltre l’azione e raccolse le truppe in Varese nelle posizioni che occupavano prima del combattimento. Circa 3300 volontari garibaldini avevano così, con azione breve e gagliarda, vinti e fugati 4100 imperiali sostenuti da otto pezzi d’artiglieria.
I Cacciatori delle Alpi ebbero 18 morti e 66 feriti fra cui tre ufficiali (capitano Alfieri, sottotenente Rebustini e sottotenente Consonni) e un prigioniero; gl’imperiali 22 morti, 75 feriti fra cui quattro ufficiali e 38 dispersi (di questi più di una trentina erano stati fatti prigionieri dai Cacciatori delle Alpi)”.

LA MORTE DI ERNESTO CAIROLI
La morte di Cairoli è descritta nel diario di G. Cadolini nell’opera citata (“La guerra del 1859”): “Giunti a metà di quel tratto di detta via, intesi pronunciare il nome di Cairoli, additando alla sinistra un cadavere sul margine della strada. Accorsi tosto, lo guardai ed era veramente lui, il povero Ernesto, quello che aveva consacrato nella sua vita ogni maniera di sacrifici alla patria; lo stesso che, negli ultimi anni, durante la mia dimora in Genova, aveva aiutato a fare entrare in Lombardia scritti e libri patriottici da spargere fra il popolo. Abbandonai con dolore quel cadavere per raggiungere il mio posto nelle file, ma quasi incredulo di quanto avevo veduto ristetti un istante a ritornai di nuovo per riconoscere se quella era la salma del diletto amico, che solo da un giorno era entrato a far parte della mia compagnia. Purtroppo i miei occhi si accertarono ben tosto che era quella dell’ottimo Ernesto, leggendone il nome sopra un oggetto ch’egli portava a fianco”.
La morte del giovane pavese è immortalata in diversi quadri, fra cui quello commovente di Federico Faruffini che fissa, con il crudo realismo quasi di una fotografia, il momento in cui Ernesto è colpito a morte vicino alla barricata di Biumo.
G. Della Valle rivela un curioso retroscena nel libro “Varese, Garibaldi e Urban nel 1859”: “Cairoli aveva preparato il suo testamento. In esso legava all’amico e compagno d’università Federico Faruffini lire duemila perché, espertissimo e valente com’è costui nella pittura, scegliesse a suo talento un soggetto tra i molti che sarebbersi presentati durante la guerra d’indipendenza italiana che stavasi per combattere, lo eseguisse e ne facesse consegna al municipio pavese… Faruffini non dovette molto attendere il soggetto per l’artistica opera sua, né trovasi perplesso di farne la scelta. Il quadro, rappresentante l’assalto della barricata a Biumo Inferiore e la morte di Cairoli fu da lui eseguito e terminato con una verità e una squisitezza di lavoro veramente ammirabile”.