| Riecco il vino Sasso di Gavirate |
| Venerdì 14 Agosto 2009 10:00 |
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GAVIRATE - E' un progetto ambizioso e suggestivo: tornare a far zampillare "dal torchio" il mitico vino del Sasso di Gavirate. E' un sogno coltivato dal Comune e dalla Pro Gavirate che vogliono rimettere in produzione le vigne del Parco Guido Morselli, dove lo stesso scrittore imbottigliava un vino "che ha riscosso gli elogi della scuola enologica di Alba" e che "qualcuno ha paragonato al grande Gattinara piemontese". "I terrazzamenti sono ben conservati - spiega il direttore dell'associazione Progavirate, Luciano De Maddalena - e il lascito testamentario dello scrittore consente di tornare a produrre. Il progetto è stato steso dall'architetto Cinzia Robbiati e coinvolge il professor Osvaldo Failla dell'Istituto di coltivazioni arboree della facoltà di agraria dell'Università statale di Milano che seguirà l'impianto e la cura del vigneto". Il preventivo di spesa è di circa 80 mila euro. Si pensa, per il momento, di utilizzare i vitigni Vespolina e Croatina, uve tipiche del Varesotto (e dell'Oltrepo Pavese). Saranno messe a dimora 6400 barbatelle e installati 156 filari di vite utilizzando quegli stessi "terrazzi ricavati nel calcare bianco - come scriveva Morselli in "Realismo e fantasia" nel 1947 - dove in poca terra, abbarbicata alla pietra, la vite cresce gagliarda e a suo tempo onusta di grappoli d'oro". "Il Comune darà una mano a reperire le risorse finanziarie - conferma il vicesindaco Claudio Brugnoni - ci piace l'idea che i nostri scolari abbiano la possibilità di assistere alla vendemmia". Il Sasso di Gavirate è un vino per certi versi leggendario. Pare godesse di una certa notorietà negli anni '50, che fosse "a la carte" nei ristoranti di mezza Italia e apprezzato addirittura dagli alti prelati della Santa Sede, ma non si sa con esattezza chi lo producesse. I vigneti effettivamente esistevano. I filari si stendevano per tre o quattro ettari sopra e sotto la statale del lago di Varese su un terreno di roccia bianca calcarea e salivano dal lago alla collina fino a un'altitudine di 6-700 metri, dove iniziava il bosco. Si tratta delle estreme propaggini del Campo dei Fiori che comprendono il territorio del Parco Morselli fino all'altezza dell'albergo Bel Sit. Le vigne erano ben esposte al sole e godevano di un clima favorevole. Oggi di quei vigneti non è rimasto nulla, se non la fama del Sasso di Gavirate che qualcuno dice di aver gustato a Trastevere o in un bel ristorante sul lungomare di Mondello a Palermo. Un mistero.
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