| Varese esponga i cimeli risorgimentali |
| Domenica 28 Febbraio 2010 10:06 |
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VARESE - Fucili, bossoli, baionette e palle di cannone "archiviati" da anni in un deposito del museo archeologico, uniformi, berretti e cinture dei legionari di Garibaldi dimenticati sotto naftalina antitarme in un armadio a Villa Mirabello. Varese nasconde quasi con vergogna l'identità risorgimentale di cui dovrebbe andar fiera e il professor Robertino Ghiringhelli, parlando ieri all'ex liceo musicale nel convegno dedicato all'Unità d'Italia (che nel 2011 compirà un secolo e mezzo di vita), ha ricordato che "una città che rinuncia alle sue radici non è una città". Specie quando la sua toponomastica è piena di vie che ricordano il Risorgimento: a prescindere da Giuseppe Garibaldi che dedicò commosse parole nelle sue Memorie al capoluogo prealpino, basti pensare a Francesco Daverio e a Ernesto Cairoli cui sono intitolate strade e scuole, a Emilio Morosini, ai fratelli Dandolo o al "soldato semplice" Giuseppe Valder, che fu uno dei Mille e poi cadde in battaglia a Custoza nel 1866. Dando la vita, appunto, per l'Unità d'Italia. L'affollato convegno, promosso da Movimento Libero, è stato introdotto dal presidente dell'associazione e consigliere comunale Alessio Nicoletti che ha invitato le autorità cittadine a esporre gli oltre 1200 cimeli garibaldini "tenuti nascosti" nel museo archeologico. Si tratta di materiali che provengono in gran parte dalla Società di Mutuo Soccorso Militari in congedo di Varese e di singole donazioni. In sala i rappresentanti del Comitato XXVI Maggio 1859 (istituito nel 2009 in ricordo della battaglia di Biumo) e molti cittadini che hanno tra l'altro intonato l'inno di Mameli e ascoltato i canti del Risorgimento interpretati dal soprano Wanda Ghiringhelli accompagnata al pianoforte da Fabio Sioli. "A proposito di canti del Risorgimento - annuncia Roberto Gervasini - stiamo lavorando all'ipotesi di un convegno che celebri l'Unità d'Italia attraverso la musica del parmense Giuseppe Verdi, del bergamasco Gaetano Donizetti, del pesarese Gioacchino Rossini e del catanese Vincenzo Bellini, insomma attraverso le note composte e cantate in tutta la penisola". |


