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Giovedì 29 Dicembre 2011 15:07 |
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Era un giorno di dicembre in cui la malinconia e i dubbi esistenziali giocano a rimpiattino nell'anima creando echi infiniti e con questo stato d'animo camminavo cercando una spiritualità mai trovata, un'identità da definire. Aveva appena smesso di nevicare e il cielo prometteva ancora molto candore. L'atmosfera ovattata da tutto quel bianco esaltava i pensieri che, come cerchi d'acqua, si disperdevano lentamente nella mente. Mi ritrovai ai piedi del Sacro Monte. Il paesaggio sfumava in velature come un'opera di Pedretti, a linee chiaroscure. Soltanto il campanile, irreale, disegnava il confine tra la terra e il cielo. All'improvviso captai una luce e incredula mi avvicinai alla fonte luminosa: davanti a me "La fuga in Egitto" di Guttuso che avevo già più volte ammirato. Quella figura protesa in avanti a totale protezione del figlio ora mi narrava una storia nuova. Forse ancora oggi le madri palestinesi, nella striscia di Gaza, proteggono abbracciando così i loro figli, proprio come fece Maria. Alzai lo sguardo e immaginai alti cedri del Libano incorniciare il prezioso dipinto. Ancora una volta il sacro si fonde con il profano, la divinità si fa vita quotidiana. Così sanno narrare i grandi della pittura. L'assolata terra di Sicilia, dove nacque Guttuso, non è forse simile alla terra di Palestina? I cedri del Libano non s'inseriscono perfettamente nei paesaggi isolani? In questo si riconoscono i grandi dell'arte che graffiano le anime, con chiarezza sferzante, ci scuotono con il silenzio, come davvero in quel giorno di dicembre... Loredana Vigani
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