Martedì 22 Maggio 2012
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La Madonna e la veggente: cinquemila al palazzetto di Varese e la cronaca del viaggio in Bosnia, a tu per tu con il misterioso fascino della Vergine di Medjugorje
Martedì 22 Novembre 2011 13:12

Varese, domenica 20 novembre 2011: cinquemila fedeli riempiono il palazzetto di Masnago per l’apparizione della Vergine con la veggente di Medjugorje, Milka Pavlovic. Bosnia Erzegovina, novembre 2007, a tu per tu con l’evento: la piccola cittadina di Medjugorje è diventata una delle mete mariane della fede mondiale. Milioni di pellegrini pregano nel luogo dove il 24 giugno del 1981 la Madonna è apparsa a Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Dragicevic, Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic. Da allora la Chiesa segue gli eventi di Medjugorje con la prudenza che accompagna il suo cammino. Ecco il racconto di un cronista varesino.

 

di Felice Magnani

 

Arriviamo a Medjugorje alle ventidue. Le luci del piccolo borgo riaccendono la speranza. Dov’è la chiesa? Si pensa sempre che i santuari debbano essere enormi come gli eventi di cui sono testimoni. Medjugorje è molto cambiata da come me l’avevano descritta. Le luci dei negozietti sparsi sulla sua via principale, quelle degli alberghi e della parrocchia rompono l’oscurità di spazi abitativi ancora troppo isolati. Il primo contatto è con il grande sagrato che circonda la chiesa. Imbocchiamo la Via Crucis e approdiamo all’imponente scultura del Cristo risorto. Malgrado l’ora tarda, ci sono parecchie persone che passano fazzolettini poco sotto il ginocchio del Cristo, con un trasporto di fede che non si vede quasi più dalle nostre parti. Dal ginocchio esce un liquido: è uno dei tanti misteri di Medjugorje. Nessuno si pone problemi: si prega e basta. Il giorno dopo imbocchiamo la via del Cenacolo, il luogo dell’apparizione a Mirjana. E’ un edificio simile a una palestra a gradinate rialzate; di fronte c’è lo spazio riservato all’Apparizione. Poco lontano è allestito un tendone, dove i pellegrini che non hanno trovato posto, possono seguire l’evento grazie ad un televisore che ne riprende le fasi. Ci sediamo a gambe incrociate su una pedana. Gli occhi sono rivolti allo schermo. Non c’è spazio per il chiacchiericcio, solo per la recita del Rosario. Qualcosa d’ inaspettato sta per accadere. Fuori il cielo è plumbeo. Ci sono bambini, uomini, donne, famiglie e tanti ammalati. Arriva Mirjana. E’ una donna ancora giovane, bionda, curata e ben vestita, si inginocchia. Il viso, il corpo, la gestualità e lo sguardo soprattutto, sono sotto gli occhi attenti dei presenti. La preghiera sale di tono e di intensità. Mirjana solleva lo sguardo e lo porge alla visione e all’ascolto. Gli occhi perdono il contatto con la realtà. I muscoli del viso si allentano e si contraggono. Sorride, poi si adombra, come se quella Mamma le confidasse gioie e tristezze. Terminata l’apparizione Mirjana si riprende e il tendone è scosso da un colpo di vento. Fuori il cielo è di un azzurro intenso, il sole fa la sua comparsa. La luce regala sorrisi di gioia e di meraviglia. Mirjana è sfinita. Qualcuno le porge un panno per asciugare il sudore del viso. Il traduttore ascolta il messaggio e lo scrive in tutte le lingue. Le montagne dell’Erzegovina brillano di luce rosata. Cerchiamo di abbozzare un giudizio: dalla bocca esce il nulla. Nessuno parla. C’è solo spazio per il silenzio e la preghiera.

 

CROCIFISSO E PLAY-STATION

Usciamo dal Cenacolo, saliamo in macchina e arriviamo ai piedi del Monte delle Apparizioni. Il terreno è roccioso, percorso in lungo e in largo da pietre e arbusti. Il sentiero, in qualche caso, bisogna inventarlo. Si sale in ordine sparso: chi cerca di abbreviare, chi sale a zig zag. I passi hanno pietrificato il viottolo. Tutt’intorno è un formicaio di donne, uomini, vecchi, giovani e ammalati, di gente che sale e scende il Podbrdo con un Rosario tra le mani. La salita alla statua della Regina della Pace è priva di dolore fisico. Dalla cima del Podbrdo si domina Medjugorje. Rimaniamo a lungo in preghiera. Un’intera mattinata dedicata a Maria conclude la prima parte del nostro cammino di fede. Rientriamo in albergo per un pranzo frugale. Nel pomeriggio ci attende Siroki Brijeg, il centro del francescanesimo dell’Erzegovina, luogo simbolo dei martiri per la fede. Incontreremo padre Iozo Zovko, parroco di Medjugorje nel 1981, al tempo della prima apparizione. La strada corre piuttosto stretta, tra campi e colline. Ville, case ristrutturate, cantieri aperti, edifici in via di rifacimento, altri con i segni della guerra e contadini che lavorano la terra. Il paesaggio via via si allarga. I colori dell’autunno ci regalano piacevoli suggestioni. Entriamo nel piazzale della bellissima chiesa di Siroki Brijeg, consacrata all’Assunzione della Beata Vergine Maria. Muoversi non è facile, ci sono pellegrini dappertutto.

Accanto alla chiesa s’innalza il convento francescano. La chiesa di Siroki Brijeg è molto bella, possiede la dignità architettonica dei grandi santuari mariani. Qualcuno racconta che durante le prediche di padre Jozo possono succedere eventi strani e situazioni imprevedibili, perché il frate ha il potere di ravvivare la fede, con una forza e una intensità davvero speciali. Entriamo. La voce arriva con un tono molto soave. Lo spazio presbiteriale è completamente occupato da sacerdoti, frati e uomini di chiesa. La figura del padre è dominante. Parla accarezzando il crocifisso e la statuetta della Regina della Pace. Invita ad abbandonare ogni genere di dipendenza e ad abbandonarsi allo Spirito Santo. Ci sono fedeli che distribuiscono l’immagine benedetta della Vergine di Medjugorje e la corona del Rosario. Padre Jozo fa alzare la mano, per accertarsi che tutti li abbiano avuti. Subito dopo parla un’esperta in problematiche giovanili. L’attenzione si sposta sui danni del consumismo, sulla play-station, sui giochi violenti, sulla solitudine dei ragazzi, sulla televisione e sull’importanza della famiglia nella crescita educativa delle giovani generazioni.

 

DONNE, BAMBINI E AMMALATI

Arriva, per tutti i presenti, il tempo della speciale benedizione, distribuita dai sacerdoti, con l’imposizione delle mani e della croce sulla fronte, come segno di purificazione e di riconciliazione con la vita. Dopo cena ci aspetta l’incontro con suor Cornelia, la superiora francescana dell’orfanotrofio di Medjugorje. L’orfanotrofio di suor Cornelia si trova nella periferia di Medjugorje, in mezzo alla campagna. E’ una costruzione moderna e dignitosa, con ampi spazi per i bambini. Suor Cornelia è la madre superiora, una religiosa energica e molto fiera della sua scelta di vita. Sorella della fondatrice, francescana, vive il suo attivismo religioso con la cristiana fierezza dei primi martiri, quelli che con la loro eroica testimonianza hanno aperto la via di una nuova visione della vita e del mondo. Ci accoglie e ci invita ad assistere a un saggio dei piccoli ospiti del centro. Sul palcoscenico, ravvivato da una bella scenografia, i giovani orfanelli offrono una dimostrazione di impegno e abilità canora. Subito dopo un sacerdote italiano celebra la Messa. La visita è un momento di arricchimento per tutti, la dimostrazione di quanto sia grande la dedizione delle religiose nella ricostruzione morale, culturale e materiale di un mondo dilaniato da una guerra assurda. Suor Cornelia è l’espressione di un cristianesimo che non conosce timori e incertezze e che si riassume in una sua frase densa di orgoglio cristiano: “Sono pronta a vivere e a difendere la mia fede fino al martirio”.

Il secondo giorno prevede l’incontro con Mirjana, al Cenacolo, proprio dove la mattina precedente le è apparsa la Madonna. Essere di nuovo nel luogo dove si è verificato il grande evento è un’emozione irripetibile, non si può esprimere a parole quello che il cuore e la mente riescono a percepire. Gli occhi sono tutti puntati su di lei. L’incontro è preceduto dalla preghiera. Le interrogazioni dei pellegrini riguardano la Madonna, le sue sembianze, il suo vestito, il suo messaggio, altre ancora tendono a problematizzare i contenuti. Un’interlocutrice tenta di mettere in difficoltà Mirjana con una domanda studiata, ma la veggente risponde con soave semplicità. Le sue risposte sono chiare, lineari, ma sempre estremamente efficaci. Il tono della sua voce è pacato. La Madonna vuole che l’umanità si converta, preghi, digiuni, faccia penitenza. Le sue sono parole convincenti, arrivano direttamente al cuore.

 

INCONTRO CON IL SOPRANNATURALE

Sul Krizevak campeggia la grande croce bianca, fatta costruire dai parrocchiani di Medjugorje e dal loro parroco, padre Bernardin Smoljan, in ricordo del Cristo Redentore, nel 1934, durante il periodo della grande crisi economica che ha colpito l’Europa. Incontriamo anziani, vecchi, ammalati, donne, uomini e bambini che cercano di raggiungere la Croce di Cristo posta sulla sommità del monte. Zingare dai visi olivastri ci attendono sedute sulle pietre trasformate in sedili, con la mano tesa, in atteggiamento materno. Sono dignitose, schive, non si puo’ fare a meno di offrire loro una moneta e un sorriso. Incontro vecchi con le stampelle che cercano di raggiungere la cima della montagna. Qualcuno si ferma esausto, ma non vuole sostegno. Chi si appoggia a un tronco, chi prega col Rosario tra le mani, chi si ferma davanti alle stazioni della Via Crucis anche solo per ammirare le sculture del pittore e scultore italiano, Carmelo Puzzolo. Scendono ragazzi che trasportano gli ammalati più gravi sulle barelle. I loro visi esprimono gioia e fierezza. Salutano con un sorriso. La croce del Krizevak domina Medjugorje e la protegge, lasciando nei pellegrini un senso di pace e di speranza, che traspare dalla felicità degli sguardi.

Ancora un giorno di silenzio e di preghiera nella chiesa parrocchiale e la sera è tutta dedicata all’Adorazione. Il mattino successivo si riparte per il ritorno a casa. Medjugorje è l’incontro con il soprannaturale, un mistero che stacca l’uomo dai pesi del materialismo, restituendogli una dimensione trascendente della vita.

Felice Magnani