| Padri e figli, nonni e nipoti: si sono persi l'autorità e il rispetto dei diversi ruoli e delle competenze. Bisogna ripristinare regole comportamentali semplici e precise |
| Sabato 05 Novembre 2011 09:46 |
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La confidenza fa perdere la riverenza. E’ indubbio che i proverbi dei vecchi abbiano segnato un importante momento relazionale nella storia dell’uomo. La filosofia era più scarna, ma socializzante. La società era governata da una gerarchia di indubbia efficacia elettiva. L’elemento che equilibrava il rapporto tra padre e figlio, tra nonno e nipote, era il rispetto. L’età determinava l’emancipazione. Le conversazioni, i dialoghi e le comunicazioni quotidiane erano definiti da uno stile comportamentale semplice, ma preciso. Le regole erano poche, ma molto ben chiare a tutti. Non ci si poteva confondere. Qualcuno ha giudicato secondo criteri piramidali le correlazioni, dimenticando che una società non può vivere senza contenuti caratterizzanti, senza subalternità condivise, senza rapporti ben definiti nella loro essenza esplicativa. Si è passati dal vincolo regolativo, ad una goliardica affinità, che ha svuotato d’autorità ruoli e competenze. I rapporti sociali devono avere una base comune, il rispetto. In questa ottica differenziare non significa discriminare, bensì stabilire un ordine all’interno del quale si chiariscono i rispettivi ruoli. Essere amici dei propri figli non significa rinunciare a ciò che si è, ma soltanto stabilire un rapporto rispettoso dei diritti e dei doveri delle persone, sanciti dal diritto di famiglia, dall’educazione, dalla Costituzione. La “confidenza” non è cosciente perdita di responsabilità, bensì trasmissione di fiducia, autorità che si trasforma in comunicazione attiva, in crescita di valori umani e morali che accompagnano la vita dell’uomo. Ci sono insegnanti che per captare la benevolenza dei propri allievi si comportavano come loro, addirittura con lo stesso linguaggio e con la conseguente e inesorabile perdita di autorità. Ci sono genitori che si sono trasformati in complici dei propri figli, diventandone subalterni. Con i figli occorre essere chiari e la chiarezza si deve fondare sul massimo della comunicazione, in regime di rispetto dei ruoli. E’ scontato che l’educazione debba governare i rapporti, favorendo quella fiducia che è alla base di una società cosciente e matura. Troppi genitori non sanno gestire l’interazione, in molti casi per ignoranza, in altri per eccesso di perseveranza di ruolo. I figli non sono strumenti delle nostre frustrazioni, non sono possessi, sono persone che devono crescere nella costante assimilazione di una indipendenza morale, fisica, economica, sociale e affettiva. Tutta l’opera della famiglia e della scuola deve essere finalizzata a potenziare l’indipendenza dell’uomo e della donna, rendendoli capaci di trovare dentro di sé le risposte alle interferenze formali e informali dell’esistenza, senza cadere nel fenomeno della passività o peggio ancora della dipendenza. Un esubero di confidenza può generare pericolose controindicazioni. Occorre essere se stessi e trasmettere fiducia. I figli hanno bisogno di capire che devono crescere senza forme di ossessionante protezionismo. Anche gli errori diventeranno motivo di consultazione familiare, ma in un clima di dialogo costruttivo, mirato ad una crescita comune, nel rispetto dei propri ruoli e delle proprie competenze. Felice Magnani
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