Martedì 22 Maggio 2012
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Come ricostruire il tessuto di una società per certi versi alla deriva? Ricominciamo dallo sport e dall'educazione all'attività fisica, maestri di vita e di virtù per i giovani
Domenica 01 Gennaio 2012 11:43

Perchè, in Italia, si dà così poca importanza all’educazione fisica nelle scuole e all’attività sportiva in genere? E’ vero che esistono tante società organizzate e tanti giovani che praticano sport, ma non esiste una cultura pubblica del settore e quel poco che si fa è sull’onda della volontà individuale a cui spesso corrispondono stimolazioni familiari, mediali e, più raramente, scolastiche. Tantissimi giovani sprecano le proprie energie e diventano vecchi prima del tempo, assuefatti alle comodità della società del benessere: televisione, motorino, macchina, discoteca, birra e, qualche volta, droga e superalcolici. In genere passano le giornate senza far funzionare quel meraviglioso patrimonio di energie fisiche e mentali che portano con sé fin dalla nascita. Il consumismo cancella la capacità di pensare, inventare, creare, la voglia di conoscersi e di conoscere, di mettersi alla prova, di esprimersi.

Certo non è facile sfuggire alle comodità, soprattutto quando sono elargite a mani aperte da genitori che non intendono scendere sul piano del dialogo e del confronto comunicativo con i propri figli. Servirebbe allora uno Stato che punti sullo sport come attività preventiva, per inculcare nel cuore e nella mente dei giovani l’amore per le cose belle della vita. Pensiamo a una piscina, a una palestra, a un campo di calcio e di tennis aperti al pubblico, a un maneggio, alle passeggiate a cavallo, a una pista ciclabile.

Immaginiamo come sarebbe bello se i nostri giovani usassero le loro energie per vivere intensamente la vita. Lo sport è educazione, disciplina, coraggio, competizione, gioia di vivere, fraternità, autostima e salute. E’ anche benessere, forza di volontà e sicurezza, amplifica la determinazione, fa sentire più forti e coraggiosi nell’affrontare le difficoltà che s’incontrano quotidianamente nella vita.

A scuola, di solito, l'attività più trascurata è proprio l’educazione fisica non per colpa dei docenti, che vorrebbero fare molto di più, ma per una cronica mancanza di strutture, infrastrutture e organizzazione. Le ore dedicate al movimento del corpo sono pochissime e distribuite male e che cosa ha fatto la politica per creare una benefica cultura in questo campo? Chi ci amministra sa bene che lo sport nelle diverse componenti ludiche, ricreative e agonistiche è un fortissimo antidoto alla proliferazione dei malesseri dei nostri giovani. Insieme allo smaltimento dei rifiuti e allo studio dei piani regolatori, problemi certo di primaria importanza, dovrebbe preoccuparsi anche della corretta crescita dei giovani. E favorire la costruzione di scuole in mezzo al verde con palestre attrezzate e ampi spazi per l’attività all’aria aperta.

La buona politica dovrebbe guidare i nostri ragazzi verso stili di vita adeguati, puntando sull’attività e la cultura sportiva come strumenti di base di una sana crescita fisica, morale e mentale. L’Italia possiede uno straordinario patrimonio di atleti che hanno reso grande il nostro Paese e che, nella maggior parte dei casi invecchiano dimenticati, mentre potrebbero essere i pilastri di una svolta educativa all’interno dell’istituzione scolastica e fuori.

Ai nostri giovani servirebbero buoni esempi da seguire come l'aria da respirare. Abbiamo tesori immensi e non li utilizziamo. Ci siamo fatti belli dei sacrifici di tanti campioni per poi dimenticarli in un angolo. Non sfruttare le loro imprese come strumento civico e formativo è un vero spreco, un delitto. Chi fa le leggi e amministra la cosa pubblica dovrebbe ripristinare l’amor proprio dei cittadini sin da giovani, la voglia di cimentarsi e di confrontarsi, di guardarsi dentro in un costruttivo confronto con la realtà. Felice Magnani