| Il papa Benedetto XVI in visita a Rebibbia richiama l'attenzione sul problema delle carceri superaffollate: "La dignità dell'uomo deve sempre essere rispettata" |
| Domenica 08 Gennaio 2012 08:49 |
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“Dovunque c’é un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c’é Cristo stesso che attende il nostro aiuto”. Papa Benedetto XVI ha fatto visita al carcere romano di Rebibbia, accolto da un’ovazione. Alla presenza del ministro della Giustizia Paola Severino e del parroco don Sandro Spriano, il pontefice ha riacceso una speranza tra tutti coloro che attendono di ritrovare la via della riabilitazione umana, morale e sociale. “Vorrei potermi mettere in ascolto della vicenda personale di ciascuno – ha detto parlando a trecento detenuti – Sono venuto a dirvi che Dio vi ama ed è urgente che siano adottati sistemi giudiziari e carcerari che ristabiliscano la giustizia e rieduchino i colpevoli. Bisogna bandire i casi di errori della giustizia e i trattamenti cattivi dei prigionieri, le occasioni di non applicazione della legge che corrispondono a una violazione dei diritti umani e le incarcerazioni che non sfociano se non tardivamente o mai in un processo. I carcerati sono uomini e donne che meritano, nonostante il loro crimine, di essere trattati con rispetto e dignità. Hanno bisogno della nostra sollecitudine”. A distanza di quasi trent’anni dalla visita di Giovanni Paolo II, la Chiesa ha portato dunque nuovamente il suo messaggio evangelico a difesa della condizione umana, perché chi ha sbagliato possa essere rieducato, recuperato e restituito alla società civile. Papa Benedetto ha sollecitato le istituzioni a promuovere un’attenta analisi della situazione carceraria, con particolare riferimento alle strutture e ai mezzi. E’ da parecchi anni che il problema carcerario è alla ribalta della cronaca per la carenza di strutture e l’inadeguato piano riabilitativo generale. Diverse sperimentazioni sono in atto, ma restano isole in un contesto molto problematico. “Il sistema di detenzione – ha detto il Papa – ruota intorno a due capisaldi: da un lato tutelare la società da eventuali minacce, dall’altro reintegrare chi ha sbagliato senza calpestarne la dignità ed escluderlo dalla vita sociale. Entrambi questi aspetti hanno la loro rilevanza e sono protesi a non creare quell’abisso tra la realtà carceraria reale e quella pensata dalla legge, che prevede come elemento fondamentale la funzione rieducatrice della pena e il rispetto dei diritti e della dignità delle persone. La Chiesa sostiene e incoraggia ogni sforzo per garantire a tutti una vita dignitosa. Siate sicuri che io sono vicino a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, ai vostri bambini, ai vostri giovani, ai vostri anziani e vi porto tutti nel cuore”. Giustizia e dignitosa condizione umana, pena e riabilitazione devono dunque procedere di pari passo. Chi ha sbagliato deve poter costruire o ricostruirsi un’identità e la vita deve poter riacquistare un senso. Occorre offrire all’uomo la possibilità di riconoscere gli sbagli compiuti, di cercare e trovare la via della redenzione. Rivolgendosi ai detenuti, il Papa ha concluso: “Sono venuto per mostrarvi questa vicinanza personale e intima, ma il mio è anche un gesto pubblico che ricorda a tutti che ci sono grandi problemi e difficoltà nelle carceri italiane, a cominciare dall'esigenza che la dignità sia rispettata. Il governo e i responsabili facciano il possibile per migliorare questa situazione e farvi tornare nella società”. Felice Magnani
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