| La letteratura svolge ancora una funzione educativa? Anche il popolo manzoniano si muoveva tra mille difficoltà, lottava contro le sopraffazioni e l'arroganza |
| Lunedì 23 Gennaio 2012 08:47 |
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I Promessi Sposi sono stati definiti il primo, vero, grande romanzo storico della nuova Italia, fortemente impegnata nella ricerca della sua identità politica, storica, religiosa, letteraria, umana e culturale, un’Italia che risorge e prende coscienza della sua storia, un’Italia che si rianima e che affida alla sua gente il prezioso messaggio dell’unità nazionale. E’ un mondo antico e nuovo che si riconosce in una grande tradizione, evocata per dimostrare che l’aspirazione alla libertà è legittima e che il prezzo che si deve pagare rientra nella sfera umana e sacrale dei doveri umani, gli unici in grado di restituire la giusta dignità a chi ne è stato privato. Il popolo manzoniano si muove tra mille difficoltà, ma si muove. Lotta e combatte all’interno di una storia dominata da sopraffazioni, violenze, prevaricazioni, guerre, pestilenze e arroganze di ogni genere. Il sentimento italiano si fa strada, sorprende per la genuina freschezza e la determinazione con la quale afferma la sua dignità. Il respiro intellettuale e profondamente italiano del grande scrittore lombardo contribuisce in modo determinante a formare l’uomo nuovo, al quale viene affidato il compito etico, morale, spirituale e pratico di costruire la nuova Italia. Oggi il Paese vive una situazione per certi versi simile di grande sofferenza, cerca faticosamente di ritrovare autorevolezza, fatica a scrollarsi di dosso il peso di governi che ne hanno impoverito la dignità. Viviamo in una società disorientata e confusa, arroccata a localismi, incapace di fornire modelli affidabili, preda di diverse forme di schiavitù, una società che ha perso per strada la capacità di vivere i piccoli e i grandi ideali della storia. Dipendenza, strumentalizzazione, demagogia, falsità, ipocrisia e brama di possesso caratterizzano uno Stato decadente che ha costruito forme di capitalismo esasperato, alimentando di fatto la frantumazione di quei valori che ci hanno permesso di essere amati e rispettati in Europa e nel mondo. La letteratura italiana ha ancora una funzione educativa? Può indicare la via della riappropriazione di quei valori che hanno reso nobile e stimato il nostro Paese? Esiste un’italianità culturale capace di ricostruire un costume ridotto a brandelli? I Promessi Sposi indicano una via che potrebbe fornire validi strumenti di rinascita, quella che si lega ai grandi valori della civiltà cristiana, l’unica capace di elevare il materialismo verso orizzonti umanitari, capaci di ricostruire la ricchezza culturale di un popolo geniale e propositivo, ma estremamente fragile sul piano della forza morale. Ritrovare i valori cristiani non significa retrocedere, ma bensì far leva su quelli che sono gli unici e veri pilastri della nostra storia personale e comunitaria. Nella società di oggi come in quella di ieri dove pullulano gli Innominato, i don Rodrigo, gli Azzeccagarbugli e i don Abbondio, dove la giustizia è facilmente addomesticabile, dove l’onestà è una opinione e dove le persone vengono sfruttate, Manzoni dimostra che la vita è bella anche quando deve lottare strenuamente per sopravvivere contro la povertà, l’arroganza, lo sfruttamento, l’ignoranza e l’aggressività del potere. Nel generale risveglio di cuori e di coscienze dell’Italia risorgimentale sta la grande forza del letterato milanese, fortemente preoccupato di un’unità che non sia delegata soltanto alla forza delle armi, ma prima di tutto e soprattutto alla convinzione di essere parte viva di una storia conquistata con l’onore e la dignità. Manzoni dimostra che il cambiamento è sempre possibile, anche quando le condizioni politiche, istituzionali e culturali sembrano confermare il contrario, spiega che la libertà di un Paese nasce dalla comune consapevolezza che tutti debbano sentirsi uniti nel versare un contributo di fede e di coraggio. La grandezza del romanzo, che ognuno dovrebbe rileggere, sta nella sua funzione sociale, nella capacità di scavare nel cuore e nella mente della gente comune per depositarvi il contenuto di educazione alla civiltà. Don Lisander induce a riflettere sull’importanza dell’opera letteraria, sulla forza della cultura italiana, sulla necessità di recuperare la nostra identità, in un periodo di grande decadenza. Il richiamo alle origini, alla sensibilità umana e letteraria, al valore epico della poesia e del racconto, il desiderio di ritornare al pensiero come forma d’indagine e di rinnovamento, definisce la saggezza intellettuale e morale di un autore, che scrive sfidando il pericolo, finalizzando la sua opera alla costruzione dell’unità di un Paese meraviglioso diventato schiavo. Lottare per la libertà, per la difesa di valori fondamentali come la patria, la vita, la famiglia, significa esercitare una grande testimonianza di fede e di saggezza. Manzoni insegna a non avere paura di coloro che attentano quotidianamente alla nostra integrità, ci sprona a lottare per l’affermazione della legalità e della giustizia, a non abbandonare la speranza in una Italia nuova, capace di mostrare al mondo la forza del suo carattere e della sua intelligenza. In questo tempo di aggressione, il nostro Paese deve dimostrare di essere unito, di essere quel faro culturale del mondo che ha illuminato e alimentato la ricerca. E’ in questo momento che i nostri grandi autori letterari invocano la pedagogia dell’intelligenza creativa, quella che non ha rivali in Europa e nel mondo, ma che ha solo bisogno di una riconversione di eleganza e di umiltà. Felice Magnani
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