| Leggendo il libro "Il mondo e l'infradito": la passione evangelica di un prete, don Mazzi, che a ottant'anni cammina con i giovani (come se dovesse ricominciare) |
| Sabato 11 Febbraio 2012 08:53 |
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L’infradito rappresenta la fatica per smuovere i piedi nudi verso la scuola, la formazione, l’impegno politico, la promozione sociale e indurre i portatori di scarpe a cambiare politica passando dall’elemosina, dai concerti benefici, dalle partite del cuore, dai contenitori dei vestiti usati al riconoscimento dei pari diritti e dei pari doveri, alla condivisione dei beni, alla promozione dei popoli oppressi. Non tutte le influenze (nel senso di malattia) vengono per nuocere, in alcuni casi aprono le porte della lettura, della riflessione e della rielaborazione. Anche l’influenza può essere l’inizio di una erranza, di un nuovo cammino, un esodo verso nuove forme di conoscenza. Mi sono posto il problema se lo stare a letto ammalato potesse essere una situazione di comodo, in realtà mi sono reso conto che l’erranza educativa non è solo un fatto fisico, legato alla ricerca di nuove strategie nelle quali e attraverso le quali riconoscere la propria natura, il proprio essere, la propria vocazione, ma è anche, soprattutto, un fatto che chiama a raccolta il cuore e la mente, due spazi e due voci che possono evadere anche in condizione di assoluta staticità fisica. La bellezza del pensiero è anche questa, quella di scoprire giorno per giorno segni che ci inducono a trasformare il nostro patrimonio umano e culturale. Non passa giorno che non cerchi di mettere a fuoco la mia esperienza, il mio essere, la mia vocazione, in relazione a quel “contesto” che in qualche caso viene criticato, ma che rappresenta lo specchio della nostra vita quotidiana. Durante questa influenza lunga e fastidiosa sono stato fortunato, perché ho avuto la possibilità di leggere e di riflettere sulle pagine di un libro favoloso, scritto da Giuseppe Vico, che è stato Ordinario di Pedagogia Generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, fondatore con don Antonio Mazzi dell’Associazione Educatori senza Frontiere (ONLUS ESF), da don Antonio Mazzi, cittadino del mondo d’adozione, Sacerdote dell’Opera don Calabria, che ha svolto sin dall’inizio il suo magistero a favore dei più poveri e degli emarginati e da Gabriella Ballarini, che si occupa di formazione in contesti nazionali e internazionali con gruppi di educatori ed educatrici, all’interno dell’Associazione Educatori senza Frontiere onlus. Inizialmente sono stato braccato dal titolo, in particolare dall’infradito, se non altro perché anch’io sono un fruitore estivo di questo particolare tipo di calzatura, arrivata dal mondo per la gioia di milioni di persone che pare abbiano scoperto un modo diverso di camminare, fresco, leggero, accessibile, quanto basta per soddisfare le esigenze di un’utenza abituata a investire sulla comodità. Prima d’ora non avevo mai riflettuto sull’ infradito, non mi ero mai chiesto nemmeno lontanamente se potesse costituire un elemento di connotazione educativa. Anch’io sono stato vittima di un consumismo esasperato e forse lo sono ancora, visto che di infradito ne ho consumate abbastanza e visto che fino ad ora ne ho colto solo l’aspetto civettuolo della comodità personale. Il consumismo, purtroppo, non lascia il tempo di pensare, è così, rapido, accondiscendente, falsamente solidale, accomodante al punto che si porta via tutto, in particolare i segni, quelli che non riusciamo più a visualizzare, neppure quando ci piovono addosso e basterebbe poco per metterli bene a fuoco. Devo alla genialità pedagogica del professor Vico, di Don Antonio Mazzi e di Gabriella Ballarini l’aver fatto un passo avanti sulla strada della conoscenza educativa, in un momento in cui l’educazione è diventata vittima predestinata di un potere che, come afferma giustamente don Antonio Mazzi nel libro: “Uccidere maestri, profeti e testimoni, è lo sport preferito del potere, antico quanto la cicuta e la croce. Chi comanda ha bisogno di sudditi e non di uomini liberi. Perfino Pinocchio, nella lunga parabola educativa di Collodi, si arma di un martello per far tacere il grillo “rompi”...: “chètati, grillaccio del malaugurio...”. Di questi tempi, poi, la falcidie è stata totale. Sono spariti maestri e discepoli. Dobbiamo perciò sperare, come nei momenti di rinascimento, che siano gli scolari a rimpiazzare i maestri e a superarli. E’ straordinario rileggere la vita dei giovani che hanno preso in mano il testimone. I dodici, Francesco, Domenico Savio, Benedetto, Chiara, Scolastica, De Gasperi”. Un’analisi spietata, senza dubbi e riservatezze, l’analisi di un prete che vive quotidianamente la sua pedagogia itinerante, un rilevatore di segni che si lascia trovare. Ecco come don Mazzi delinea la figura dell’educatore/rilevatore:“Il rilevatore è colto di soprassalto da una chiamata, sente irruzioni profetiche delle quali non è pilota, ma è pilotato. Si sente scartino, strumento inutile di un piano provvidenziale. Il rilevatore di segni deve smontarsi, rendersi semplice, innocente: ingenuo di quella ingenuità che gli permette di cogliere nelle situazioni – le più normali – il fruscio della chiamata”. E’ davvero esaltante o se vogliamo incoraggiante apprendere che esistano ancora uomini o preti così, che costruiscono la loro pedagogia non sulle strutture ma sulle relazioni, che camminano verso la speranza additando una via più diretta, coinvolgente e concreta, in grado di dare risposte immediate al bisogno globale di aiuto e di solidarietà. Non si tratta più di una pedagogia scientificamente ancorata ai massimi sistemi, alle prese con la dotta cultura della rielaborazione, figlia di una infinita serie di convulsioni epistemologiche, ma ci troviamo di fronte a qualcosa di molto più attuale, che ha tutto il sapore di una rivoluzione interiore necessaria per gettare allo scoperto nuove vocazioni, nuove risposte, un modo nuovo di costruire la speranza. La scienza dunque non basta più – come si afferma nel libro - occorre lasciare i porti sicuri per vivere il mistero della vita nella sua immediatezza, nel suo divenire quotidiano. Il libro di Vico, Mazzi e Ballarini parla di una pedagogia che cammina “alla ricerca di senso”, che cerca di “arricchire la mente, il cuore, la mano, con un ritorno creativo all’interiorità”. Secondo gli autori non basta più ereditare, occorre educarsi, elevarsi, trascendersi, occorre accogliere una nuova vita, che si profila nel viaggio, nella forza di camminare con il disagio, in qualunque parte del mondo. L’infradito è dunque una risposta alla pedagogia del consumismo, è l’educazione che svela qualità che ogni essere umano nasconde dentro la sua sconfinata umanità. Secondo gli autori abbatte le vecchie frontiere, cammina per promuovere le nuove vie dell’Educazione e dell’Umanità, per dare una forma più umana alla nostra vita e a quella degli altri. E’ in questa direzione che s’innesta il CANTICO EDUCATIVO di Don Antonio Mazzi, è in questa direzione che cammina il mondo dell’infradito:“la categoria di persone non vendute al Consumismo, non nascoste dietro i piedi scalzi ma in cerca di modi genuini per amare, aiutare, far crescere, ascoltare gli altri due mondi. L’infradito rappresenta la fatica abbracciata dalle due parti per smuovere i piedi nudi verso la scuola, la formazione, l’impegno politico, la promozione sociale”. Dunque tra chi calza le scarpe e chi cammina con i piedi scalzi ecco apparire una nuova schiera di operatori che si formano nel riconoscimento dei pari diritti e dei pari doveri, nella condivisione dei beni, nella promozione dei popoli oppressi. Possiamo definirlo il Vangelo della vita, quello che si confronta quotidianamente col mondo e le sue necessità, un Vangelo vivo, fondato sulle relazioni umane, sull’ascolto e l’incontro con chi ha bisogno, con chi vive l’emarginazione e l’indifferenza ovunque esso si trovi e in ogni attimo dell’esistenza. IL MONDO E L’INFRADITO è un libro che parla al cuore prima ancora che alla mente, è la certezza che la pedagogia è molto viva e che va ben oltre le frontiere della scienza; offre infatti la possibilità di uscire da una sofferta rigidità culturale e di riappropriarsi di una conoscenza nuova, fondata sulla libertà personale e sulla capacità di ripartire di nuovo, senza essere schiavi della storia. Si tratta di un libro che scuote i torpori, che rimette in moto la voglia di un cambiamento radicale e profondo, in cui ci sia spazio per se stessi e per gli altri. E’ bellissimo leggere la passione evangelica di un prete, don Mazzi, che all’età di ottant’anni cammina “cantando” insieme a Francesco, Benedetto, Chiara, Scolastica, come se la storia dovesse ricominciare, come se la poesia della vita non si fosse mai spenta, con quell’ardore cristiano che si tinge sempre di accoglienza, di sorprese quotidiane, di passione e di dolcezza. Vale la pena soffermarsi sulla preghiera ai giovani, per capire meglio la forza profetica di don Antonio Mazzi: “I giovani sono come la primavera, contengono più acquazzoni che fiumi, più fiori che frutti, più rugiada che pane. Però, senza giovani che cantano non vive la città e senza giovani che fioriscono non si fondano popoli. Ecco perché le nostre città hanno bisogno delle loro esuberanze e delle loro voci sgangherate. Solo con queste, non costruiremo le città fondate sulla roccia e non approderemo ai porti della speranza”. Afferma ad un certo punto: ”L’educazione è una melodia dolce, è una chiamata per nome, un invito alla sorgente”. Amore per l’educazione, amore per la vita, ma soprattutto fiducia e speranza nella capacità degli uomini di ritrovare una via, magari nuova e diversa, rivoluzionaria e alternativa, capace di ridare voce a chi l’ha persa, a chi è stato dimenticato, a chi soffre l’emarginazione sociale e razziale, a chi insegue la propria identità. La lettura di quest’opera mi ha fatto capire che non bisogna mai disperare, che si deve sempre essere pronti a partire per un nuovo viaggio, per essere capaci di affrontare il presente e il futuro con una rinnovata fiducia nell’umanità e nelle sue infinite risorse. Felice Magnani
IL MONDO E L’INFRADITO – L’avventura educativa – interpretata da Giuseppe Vico, don Antonio Mazzi e Gabriella Ballarini – Premessa di Cristina Mazza (EXODUS AVAMPOSTI).
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