| Garibaldi a Gavirate: "Caro Bixio..." |
| Giovedì 20 Agosto 2009 06:52 |
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GAVIRATE - Se non è uno scoop storico, poco ci manca. L'esistenza di quattro lettere inedite che Giuseppe Garibaldi scrisse ai luogotenenti Nino Bixio e Carlo De Cristoforis da Besozzo e Gavirate, nei giorni precedenti la battaglia di Varese (26 maggio 1859), è stata resa pubblica da uno storico di Gorla Minore, Mario Colombo, che le acquistò mezzo secolo fà in modo rocambolesco. Colombo se le aggiudicò a un'asta di oggetti appartenuti a re Farouk mentre si trovava ad Alessandria d'Egitto per motivi di lavoro (curava lo sviluppo del settore tessile per conto del governo egiziano di Nasser). Le quattro missive non apportano novità sostanziali alla storia del Risorgimento varesino, ma svelano interessanti dettagli della marcia d'avvicinamento alla storica battaglia in cui trovarono la morte 18 Cacciatori delle Alpi fra cui Ernesto Cairoli e 66 furono feriti fra cui tre ufficiali (gli austriaci ebbero 22 morti e 75 feriti fra cui quattro ufficiali). Da Besozzo Garibaldi scrive il 24 maggio a De Cristoforis (che cadrà a San Fermo pochi giorni dopo) e gli raccomanda di non proseguire per Gallarate perchè il maresciallo austriaco Meleser ha concentrato a Somma 500 fucilieri, 190 ulani e due cannoni e c'è il rischio di un agguato. Il Generale ordina di far riposare i cavalli e di contattare l'informatore Stefano Bossi al magazzino di granaglie di Somma. A Nino Bixio Garibaldi scrive lo stesso giorno dicendogli di non attaccare Laveno ma di ritirarsi a Gavirate, pronto a intervenire coi suoi uomini in aiuto al grosso delle truppe acquartierate a Varese, su cui incombe la miinaccia del maresciallo austriaco Urban. Poche ore dopo il Generale riceve la risposta di Bixio, ci ripensa e da Gavirate autorizza il luogotenente a intervenire: "Caro Nino, sono del vostro parere, penso doversi attaccare Laveno questa notte stessa, tra il 24 e il 25. Vi mando i carabinieri...". La quarta lettera, infine, fu scritta a Borgomanero prima del 22 maggio al volontario Francesco Viganotti. Garibaldi prepara l'invasione del Lombardo-Veneto e raccomanda a Viganotti di assistere il comandante Enrico Simonetta in un'insolita missione: eccitare gli animi dei simpatizzanti della causa dell'Unità d'Italia e incitare a solleversi la popolazione civile sulla riva destra del Ticino, da Varallo Pombia a Somma. Peccato che la battaglia di Varese e l'Unità d'Italia siano ricorrenze che 150 anni dopo qualcuno fa fatica a ricordare.
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