| La Fuga in Egitto ora é al riparo |
| Martedì 24 Novembre 2009 20:54 | ||||
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VARESE - E' stata terminata ed è finalmente in opera la tettoia che ripara La Fuga in Egitto di Renato Guttuso dai raggi del sole che danneggiano l'opera creando bolle e sollevamenti di colore. Dopo quasi tre mesi di lavori l'acrilico che il maestro di Bagheria dipinse nel 1983 è ora protetto da un tetto lungo quasi tre metri, in legno lamellare, ricoperto da tegole e fissato al muraglione retrostante con una putrella di ferro. “Nei prossimi giorni – spiega il progettista Arturo Redaelli – ci sarà un nuovo sopralluogo della Soprintendenza. C'è la necessità di restaurare minuscoli quadratini di superficie. Dopo l’estate, quando il gran caldo sarà passato, verranno analizzate le parti che sono state restaurate e se il colore sarà rimasto intatto, vuol dire che la tettoia funziona e che si potrà, con il mese settembre, restaurare l’intero dipinto”. Renato Guttuso, nato a Bagheria nel 1912, dipinse la Fuga in Egitto nel 1983. Innamorato di Varese che fu per lui una patria d'adozione, allestì uno studio in una villa appartata di Velate dove trascorse lunghi soggiorni estivi a partire dal 1953 e sulla Via Sacra ha lasciato un esempio tangibile, pur se a suo tempo discusso, della sua arte. Nella Fuga in Egitto la figura del profugo palestinese Giuseppe ricorda nel volto Arafat e, a dorso di mulo con la famiglia e le masserizie, diventa il simbolo degli esuli, dei diseredati e degli oppressi di tutto il mondo, un tema tuttora di grande attualità. L'acrilico, di trenta metriquadri, sostituì un affresco precedente di Carlo Francesco Nuvolone. Guttuso, autore d'opere di contenuto sociale e politico, è considerato un caposcuola del realismo italiano. Trai suoi lavori più noti: La spiaggia (1956), Rock and roll (1958), I funerali di Togliatti (1972), Vucciria (1974), Caffè Greco (1976). Il dipinto che forse gli diede maggior fama, fra mille polemiche, fu La Crociifissione del 1941 che, sotto il soggetto sacro, denunciava gli orrori della guerra. Lo stesso Guttuso spiegò nel suo Diario che è “il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere e supplizio per le loro idee”. L'artista che aveva Velate nel cuore morì a Roma nel 1987.
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