Giovedì 09 Settembre 2010
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San Carlo e la Via Sacra di Varese
Domenica 06 Settembre 2009 13:59

 

Giovanni Paolo II al Sacro Monte Varese nel 1984Carlo Borromeo non fece in tempo a vedere l’inizio dei lavori di sbancamento della Via Sacra di Varese che è di vent’anni posteriore alla sua morte, ma sicuramente ne condivise l’idea che era nell’aria da tempo. Egli era solito frequentare il quattrocentesco Sacro Monte di Varallo e le opere che vi ordinò ne fecero il prototipo di quegli altri Sacri Monti che sorsero in seguito in Lombardia, Piemonte e Svizzera (Orta, Varese, Oropa, Crea, Locarno).

A Varallo si recò pellegrino anche pochi giorni prima di morire, nel 1584 e “lasciò molti disegni per le Cappelle da farsi e chiamò a realizzarle il Pellegrini” (Dario Franceschi, San Carlo Borromeo, Società Editrice Internazionale, Torino 1938). Sappiamo che Carlo diede un notevole impulso alla costruzione dei Sacri Monti come luoghi di pellegrinaggio e nel 1583, un anno prima di morire, tornò in visita pastorale a Varese e si occupò della comunità di Santa Maria del Monte.

Per Arsenio Da Casorate, autore di una biografia del padre cappuccino Gian Battista Aguggiari a cui si deve l’idea della Via Sacra varesina “si può ragionevolmente supporre che proprio da quel 1583, anno della visita di Carlo a Santa Maria del Monte, i padri Cappuccini di Casbeno incominciarono settimanalmente a fare la faticosa salita del Sacro Monte e che ad affidare ai Cappuccini la cura dell’istruzione religiosa settimanale e delle confessioni periodiche della monache agostiniane ambrosiane del Sacro Monte fu l’arcivescovo Carlo Borromeo”.
Dopo la morte di Carlo, il cardinal Federico Borromeo continuò I'opera da lui intrapresa e sostenne con entusiasmo il grande progetto delle Cappelle dei Misteri del Rosario che si stava realizzando a Varese. Il filo della devozione mariana lega, infine, la figura di san Carlo alla montagna sacra varesina. Giovanni Paolo II ne parlò diffusamente durante la visita al Sacro Monte di Varese, venerdi 2 novembre 1984, in occasione del IV Centenario della morte dell’arcivescovo milanese.

Ecco alcuni brani del discorso che l’amatissimo papa polacco tenne ai fedeli dalla terrazza del Mosè: “Sono lieto di iniziare il mio pellegrinaggio ai luoghi legati alla memoria di san Carlo Borromeo, nel quarto centenario della sua morte, da questo Sacro Monte, che è il luogo più significativo per natura, arte, storia e religione di Varese, e che col suo santuario e con le sue cappelle, dedicate ai misteri del santo Rosario, è meta di numerosi pellegrini.


San Carlo dal sito aronanelweb.it… Ho sentito la necessità di compiere questo pellegrinaggio straordinario, sia per onorare san Carlo, vero gigante nella storia della Chiesa, sia per ritornare alle fonti della sua vita e del suo insegnamento, termine di confronto valido per la vita cristiana di oggi. Infatti la personalità di san Carlo è incancellabile dalla Chiesa: già durante la breve esistenza - una vita di appena 46 anni, di cui una ventina trascorsi come arcivescovo di Milano - ma soprattutto dopo la scomparsa, l’influsso del suo esempio e del suo metodo pastorale si sparse con profonda efficacia per tutta la Chiesa, orientando nell’applicazione dei decreti del Concilio di Trento in un periodo particolarmente difficile e contrastato, tanto che egli fu ritenuto la figura più eminente della Riforma cattolica.


… Iniziando il mio itinerario spirituale con la recita del Rosario lungo il pendio di questo monte in cui tutto ci parla della Vergine santissima, voglio sottolineare una delle caratteristiche principali di san Carlo, e cioè la sua devozione mariana. Come sapete, la tradizione dice che sant’Ambrogio si recava spesso su questo monte per pregare, all’epoca delle lotte contro gli Ariani, e che qui avrebbe fatto edificare un altare dedicato a Maria. Il santuario di Santa Maria del Monte è molto posteriore: i documenti circa i pellegrinaggi risalgono al secolo XII, e l’epoca aurea si ebbe nel 1500 con la fondazione del monastero annesso, per opera delle beate Caterina e Giuliana.


… San Carlo vide in questo luogo benedetto un segno speciale della protezione di Maria su queste terre e una difesa contro le eresie del tempo; promosse l’antica pratica dei pellegrinaggi, purificandoli da alcuni disordini e abusi; volle che all’ora del vespro si recitasse ogni sera la “Salutazione angelica” e si cantasse la “Salve Regina”; venne qui più volte pellegrino, e con la visita pastorale compiuta nel 1574 portò un radicale mutamento nella situazione del clero e nella legislazione del monastero delle Romite ambrosiane, affinché sempre più e sempre meglio il santuario fosse per i fedeli fonte di grazie divine e stimolo alla perfezione.


… Dopo la sua morte, sorse questo complesso mirabile: infatti nel 1605, a opera del padre cappuccino Gian Battista Aguggiari, della badessa Tecla Maria Cid e dell’architetto Giuseppe Bernasconi, e con l’approvazione e la promozione del cardinale Federico Borromeo si diede inizio alla costruzione delle quattordici cappelle del santo Rosario, che, intervallate da tre archi, uno dei quali è dedicato a san Carlo, portano dolcemente lungo il viale al santuario, permettendo così la preghiera e la meditazione dei misteri della vita di Cristo. La costruzione del Sacro Monte sopra Varese fu certamente ispirata dalla devozione a Maria di san Carlo: essa richiese praticamente quasi un secolo di lavoro (1605-1690) e fu opera di tutto il popolo; mirabile monumento di architettura, di scultura, di pittura, esso è espressione di viva e profonda religiosità cristiana e mariana.
… Da questo luogo così suggestivo e così mistico, dobbiamo ricavare il prezioso insegnamento di san Carlo circa la devozione a Maria”.

Sergio Redaelli