Venerdì 30 Luglio 2010
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Otto Monestier, Sala Veratti gremita
Domenica 13 Dicembre 2009 10:34

Due sindaci e tanta gente commossa hanno visitato la retrospettiva di Otto Monestier inaugurata sabato 12 nella Sala Veratti con il pubblico in coda. La mostra è stata aperta dal sindaco Attilio Fontana che ha ricordato di aver goduto dell'amicizia personale dell'artista e promesso di concedere Villa Baragiola per una prossima rassegna a lui dedicata "visto che la Sala Veratti non basta a contenere tutti gli estimatori". Parole commosse anche da Maria Angela Bianchi, il primo cittadino di Induno Olona dove Monestier scelse di vivere nel lontano 1962 quand'era ancora direttore artistico della Rizzoli Editore: "Un artista di talento e un personaggio di grande umanità - ha detto - A Induno Olona ha lasciato la dolcissima Madonnina degli scolari in via Abbondio Sangiorgio e il mosaico alla scuola materna Don Milani nella cui realizzazione coinvolse gli alunni".

E poi tanti amici ed estimatori - almeno 500 persone - conoscenze che Monestier ha accumulato nel corso degli anni operando in diversi settori dell'arte, dal design alla grafica, dalla pittura alla scultura. Grande varietà di opere, infatti, sotto gli affreschi della Sala comunale: dalla più celebre, la scultura modulare Eva che ottenne la menzione speciale alla 36a edizione della Biennale di Venezia, nel 1972, al bozzetto della figura del Falegname che affrescò nel 1984 a Boarezzo, ispirata al profeta Ezechiele di Michelangelo; un'opera che reinterpreta e divulga un capolavoro della volta della Cappella Sistina in un pittoresco angolo della Valganna.

Curiosità per il torchio di Gutenberg, fedelmente riprodotto in tutti i dettagli tecnici e funzionali, per i bozzetti, le prove di stampa, i marchi pubblicitari creati per l'industria negli anni del boom economico al desk della Rizzoli, dove Monestier si occupò di alcuni dei più importanti giornali della casa editrice milanese (Oggi, Bella, Europeo, Annabella); e dove realizzò - pochi lo sanno - il marchio della Fieg, la federazione degli editori di giornali, riprodotto su tutti i periodici. 

Tante opere alle pareti (quadri a olio, romantiche vedute della vecchia Milano, ritratti, autoritratti ecc.), vetrinette colme di bozzetti e appunti di lavoro e, soprattutto, l'ampia produzione di opere in legno: il volto del "cumenda" Angelo Rizzoli, di cui fu braccio destro e amico personale, l'uovo (un ovale perfettamente levigato e firmato che testimonia la sua passione per la falegnameria), opere in materiali poveri e riciclati che documentano l'attenzione alla problematiche dell'ambiente e la serie infinita dei "giochi", invenzioni e divertissements per bambini che ricordano la giovanile attività di educatore all'istituto pavoniano degli Artigianelli a Milano. 

Non hanno voluto mancare alla mostra alcuni protagonisti dell'esperienza editoriale de Il Giornale di Varese che, all'inizio degli anni Settanta, tentò di ritagliarsi uno spazio in una città solidamente presidiata dal quotidiano storico La Prealpina. Otto Monestier, reduce dai fasti della Rizzoli, fornì al Giornale il progetto grafico e i famosi "dattili", vignette dattiloscritte, piccoli editoriali quotidiani e calembour politici che strappavano un sorriso al lettore sulla prima pagina. 

Un commovente filmato, "interpretato" dai tredici nipoti, ha calamitato l'attenzione del foltissimo pubblico riassumendo la vita e le opere dell'artista.