| Cavour e Varese antiaustriaca |
| Martedì 18 Maggio 2010 21:22 |
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VARESE - "Cavour fu un grande statista - merce rara oggi in Italia - capace di anteporre gli interessi del Paese ai vantaggi politici del proprio partito. Lavorava per allargare lo Stato di Sardegna e non ebbe mai un progetto federalista anche perchè l'Italia preunitaria era composta da sette Stati assolutamente diversi tra loro". Si è concluso con l’orgogliosa rivendicazione del Cavour patriota e grande tessitore dell’Unità d’Italia il convegno organizzato dall’associazione “Varese per l’Italia-26 maggio 1859”, presieduta da Luigi Barion e abilmente condotto all’ex cinema Rivoli da Mauro della Porta Raffo con il giornalista Mario Cervi (assente giustificato per influenza Paolo Granzotto), il biografo di Cavour Giorgio Dell'Arti e i docenti universitari Vittorio Emanuele Parsi e Ivana Pederzani. Niente da fare per le tesi leghiste che vorrebbero “arruolare” il conte piemontese tra i seguaci di Carlo Cattaneo: “E’ giusto non mitizzare il Risorgimento, però credere nei padri della patria è credere nell’oggi e nel futuro – ha messo in chiaro Mario Cervi, coautore di una celebre Storia d’Italia con Indro Montanelli - Oggi i nemici del Risorgimento godono di una vitalità straordinaria ma Cavour, da buon piemontese, era un uomo pratico che non amava le utopie e, con l’unificazione, promosse un processo utile per l’Europa, di cui l’Italia rappresentava la parte meridionale fonte di perenni conflitti e fece entrare la penisola nell’elite dei Paesi ricchi. Con De Gasperi, è stato forse l’unico vero statista italiano della storia recente”. Eppure Cavour di difetti ne aveva tanti. "Era decisamente antipatico (perfino il re Vittorio Emanuele II non lo sopportava), bruttino, non arrivava al metro e sessanta di altezza, parlava solo francese e aveva una voce metallica per nulla seduttiva a differenza di Mazzini e Garibaldi che incantavano la platea - ha spiegato il suo brillante biografo Giorgio Dell'Arti - giocava d'azzardo, amava le carte, speculava sul grano, scommetteva in Borsa e smaniava all'idea di diventare ricco. Ma viaggiava molto, era aperto, originale e libero di pensiero. Convinto antiprotezionista, quando diventò Presidente del Consiglio ratificò trattati sul commercio e abolì i dazi. L'assolutismo gli ripugnava, amava le scienze economiche e a diciassette anni già scriveva un saggio sul salario". "Fu un ottimo amministratore dei 1200 ettari dei terreni di famiglia che il padre Michele gli affidò nel Vercellese e ne fece un'azienda modello. Da statista sapeva utilizzare la Destra e la Sinistra secondo la superiore convenienza della causa italiana. Alleato della Sinistra, inviò un uomo di estrema destra, Thaon de Revel, clericale e suo strenuo oppositore, a negoziare un prestito in Inghilterra e quando gli alleati gliene chiesero ragione in Parlamento, Cavour rispose: "Se la Sinistra avesse avuto l'uomo adatto, lo avrei utilizzato. Ma non lo aveva...". Credeva nel Parlamento, questol si - ha concluso Dell'Arti - ma Cavour non ha mai veramente pensato di costruire uno Stato federale". Ivana Pederzani, storica e docente all'Università Cattolica di Milano, ha infine spiegato perchè la liberale Varese sposò il progetto di Cavour e dichiarò guerra al regime oppressivo dell'Austria: "L'adesione del ceto dirigente varesino nel 1859 alla scelta cavouriana, vale a dire all'Unità d'Italia nel segno della monarchia, rispecchiava l'insofferenza dell'elite politica locale nei confronti di uno Stato, quello asburgico, che nell'organizzazione dei pubblici poteri aveva puntato su un processo istituzionale diretto da fuori. Nasceva inoltre dal fatto che questo ceto aveva visto seriamente compromesse le posizioni acquisite a causa di una politica fiscale non solo avversa alla proprietà fondiaria, ma anche capace di porre forti limiti alla libertà d'impresa con una regime daziario e un sistema protezionistico assai opprimenti".
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