Un libro di Andrea Ganugi, “Monte San Francesco sopra Velate” (Editore Macchione), in uscita a marzo, rivela un antico culto cancellato dalla storia del Sacro Monte. Anteprima del libro raccontato dallo stesso autore  Varese riscopre giustamente i fasti della sua storia locale grazie ad una serie di importanti iniziative culturali che ruotano attorno al suo Sacro Monte che, giova sempre ricordarlo, l’UNESCO ha voluto inserire dal luglio 2003 nella lista dei beni culturali Patrimonio dell'Umanità. Alle manifestazioni che per due anni si sono susseguite per ricordare il quattrocentesimo anniversario della costruzione della via del Rosario e delle sue artistiche Cappelle, si è aggiunta in seguito anche l’importante uscita (è stato presentato proprio al monastero delle Suore Romite di Santa Maria del Monte) del primo volume della Storia di Varese, tutta dedicata ai cinque secoli di storia che ruotano attorno al santuario e al monastero, all’interno di una più vasta opera di 9 volumi che è stata voluta da un fronte scientifico che comprende eminenti studiosi dell’Università dell’Insubria e di altri atenei lombardi, sostenuti finanziariamente da numeri enti, istituzioni, associazioni pubbliche e mecenati privati. Ma la montagna sacra sopra Varese, che sembrerebbe essere stata studiata pietra su pietra, è capace ancora oggi di riservare sorprese e luoghi misconosciuti, addirittura con una storia che affonda in tempi altrettanto remoti di quelli già millenari che rappresentano il passato del Sacro Monte. Agli increduli proponiamo un semplice itinerario che parte da un luogo celeberrimo: la strada che dal piazzale della Prima Cappella sale fino al bivio tra il Campo dei Fiori e il Sacro Monte.
IL CARTELLO FANTASMA Ma qui al crocevia dovremmo seguire un cartello verde che, posto sul bivio tra il Campo dei Fiori e il Sacro Monte, indica il “Monte San Francesco, primo giardino di Frate Sole” sulla strada per l’Osservatorio astronomico. Già qui un primo interrogativo: chi ha voluto questa segnaletica, nella quale compare un logo che indica chiaramente un sito archeologico ? Solitamente il compito spetterebbe ad un Ente istituzionale, ma da una nostra piccola indagine risulta che né Comune né Provincia hanno sistemato l’indicazione e che piuttosto è frutto di un’iniziativa privata. Non è poi facile nemmeno raggiungere il luogo indicato, visto che un automobilista distratto e frettoloso si troverebbe in una decina di minuti nei paraggi del piazzale dell’Osservatorio astronomico senza essere venuto a capo del luogo misterioso. Piuttosto avrebbe maggior agio un escursionista a piedi, che potrebbe scorgere cinquecento metri dopo - in fondo ad una discesa, dopo il culmine di una breve salita noto per una fontanella in cui l’acqua potabile è da anni al centro di una disputa controversa tra l’ASL e i fedelissimi della “minerale fai da te” - un cartello più piccolo e seminascosto appartenente alla segnaletica del Parco del Campo dei Fiori, sul quale con più attenzione potrebbe leggere “Monte San Francesco, Velate”. Fin qui niente di nuovo per gli appassionati delle passeggiate nel massiccio del Campo dei Fiori: il reticolo dei sentieri che percorrono in lungo e in largo la nostra montagna sono decine e chi seguisse quell’indicazione dopo 2-3 chilometri di percorso abbastanza ripido ed accidentato si ritroverebbe a ridosso del borgo di Velate, la frazione nota agli appassionati di storia per il rudere della sua torre medievale, oggi di proprietà del FAI. Ma la prima sorpresa sta proprio sulla sommità del Monte San Francesco, a poche decine di passi dalla strada che porta all’Osservatorio: qui è ancora visibile il basamento di una torre “gemella” di quella di Velate e probabilmente anche più vecchia, comunque sempre appartenente a quel sistema di segnalazione “a vista” appartenente al limes prealpino di epoca tardo romana (attorno al 3°-4° secolo d.C.), che comprendeva in zona anche una terza torre, stavolta posta in alto, all’interno del complesso del monastero delle Suore Romite, meglio nota come “Torre degli Ariani” per via di una tradizione che vi indica il luogo in cui Sant’Ambrogio sconfisse definitivamente i seguaci di quest’importante Eresia cristiana. Stavolta i cartelli posti attorno ai ruderi - che comprendono un’area piuttosto vasta, dove si vedono anche i resti di un’antica chiesa e alcuni residui di contrafforti e muri perimetrali –parlano chiaro: il sito è sotto tutela della Soprintendenza regionale ai beni archeologici. Peraltro la Soprintendenza, interpellata sulla questione, si è dimostrata molto laconica sul tipo di indagini avviate, limitandosi ad una generica promessa di conferenza stampa sullo stato dei lavori entro l’estate prossima.
LE PERTICHE DEI GUERRIERI Molto più proficua la scoperta di una poderosa indagine che ormai risale ad una decina di anni fa, avviata contemporaneamente sul piano storico e dell’inquadramento ambientale ed urbanistico, e portata avanti da un gruppo di studenti e ricercatori su commissione del Club Soroptimist di Varese. Ce ne ha parlato ampiamente l’architetto Maria Grazia Sironi, nota in città anche per i suoi interventi di restauro nel monastero delle Romite del Sacro Monte, che all’epoca era presidente di Soroptimist. Le duecento pagine di ricerca non lasciano dubbi, nella loro ricchezza di fonti scritte ed iconografiche: il monte San Francesco era non solo un importante avamposto romano prima e successivamente un luogo di sepoltura e di culto per i Longobardi – infatti già in alcuni documenti attorno al Mille il posto sopra Velate viene individuato come “in pertica”, perché i luoghi di sepoltura dei guerrieri longobardi erano segnalati con lunghe pertiche, sulle quali si issavano colombe di terracotta per indicare l’origine di provenienza del morto - ma dai primi decenni del 1200 era probabilmente il luogo in cui, essendo ancora vivo il Santo fondatore dell’ordine, si sono insediati a Varese i primi seguaci di San Francesco. E’ con il nome infatti di “Chiesa di San Francesco in Pertica sopra Velate” che successivamente si individua il luogo e questo è provato in numerosi documenti, i più significativi dei quali sono depositati all’Archivio diocesano e alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Atti di rogiti notarili medievali e successivamente visitazioni pastorali , le più famose delle quali risalgono all’epoca del grande santo Carlo Borromeo, il “riformatore” della Chiesa ambrosiana vissuto nel Cinquecento. Significative, e anche molto suggestive, alcune lettere di corrispondenza tra personaggi i cui nomi figurano indicati nelle vie di Varese (Griffi, Orrigoni) e l’Arcivescovo di Milano, in cui i francescani del “Monte sopra Velate” sono esplicitamente citati in ordine ad un oscuro fatto di sangue avvenuto all’epoca.
L’AFFRESCO DI VIA MORIGGI E a proposito della presenza francescana al Sacro Monte potremmo concludere con una ulteriore importante segnalazione di una residente (che vuole anche essere un sollecito alla sua conservazione da parte degli enti preposti): nel pieno centro storico della via Caterina Moriggi, all’altezza del numero civico 21, lotta (ancora per non si sa quanto) contro le incurie del tempo un interessante ed antico affresco di discreta fattura, in cui con molta attenzione si può distinguere un San Francesco inginocchiato, in atto di venerazione nei confronti di una Vergine del Sacro Monte che, curiosamente, sembra aggiunta da altra mano successiva. Al di là di questi piccoli “enigmi” della storia, resta comunque l’esigenza di fare tutto il possibile per preservare una fonte non trascurabile di quella “memoria storica” che, pur nella sua dimensione locale, alimenta e rende interessante un patrimonio di conoscenza che ci riguarda tutti e sotto molteplici aspetti. |