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Il grande fotografo tra ricordi e attualità: gli alberi del Sacro Monte, l'infanzia vicino alla villa di Guido Morselli, i luoghi di Vittorio Sereni e la Resistenza partigiana Carlo Meazza, 64 anni, il principe dei fotografi varesini autore di decine di libri d’inchiesta, cultura e arte, non si concede tregue. Ora sta lavorando a un dossier sull'ambiente, il verde e gli alberi di Varese e del Sacro Monte, sulla loro storia e il rapporto con la città: “Sarà pronto entro la fine del 2010 – spiega – lavoro in coppia con Daniele Zanzi, un agronomo molto bravo che sa tutto sui giardini e i parchi di Varese, che conosce anche i dettagli dei singoli alberi, perché e quando sono stati piantati. E’ un punto di osservazione originale per rileggere la storia della nostra città e per valutarne l’atteggiamento rispetto alle tematiche dell’ambiente. Al Sacro Monte ho fotografato il monumentale pino fuori del ristorante Milano che è quasi un simbolo; ho immortalato i faggi sotto la neve al Campo dei Fiori e le palme delle ville che s’inerpicano curiosamente fino a mille metri”. I LUOGHI LETTERARI Il libro sarà pronto prima di Natale ma non è l’unico impegno che figura in carnet: “M’interessano i luoghi della letteratura – racconta – sto preparando un volume su Guido Morselli con Valentina Fortichiari, scrittrice e curatrice di libri per Guanda e Longanesi. Morselli non si è dilungato a descrivere i luoghi della sua vita e allora ho incominciato a ritrarre la casa. Abitava in via Limido prima di trasferirsi a Gavirate e di quella villa ho un ricordo personale. Da piccolo abitavo lì vicino e andavo con la mamma a prendere le rose e le ortensie che sbucavano dal giardino sulla strada, per me era un’avventura. Ho fotografato anche le iniziali G.M. che lo scrittore si fece scolpire in ferro battuto sul cancello. Ho fotografato l’esterno, gli interni non ancora”. L’AMICA DI SERENI Instancabile ed eclettico, “Carletto” Meazza è impegnato anche in un altro lavoro su Vittorio Sereni, il poeta luinese che da giovane universitario, a Milano, frequentava Antonia Pozzi, poetessa e fotografa poi morta suicida e il cenacolo letterario che gravitava intorno a lei: “Documento i luoghi della loro amicizia. Tra i due letterati ci fu un intenso scambio di lettere e di poesie. Antonia villeggiava a Pasturo, sulle Grigne, a Portofino e in altre case. Viaggiava molto, in Germania e in Europa. Era molto sensibile. Soffriva di una forte malinconia provocata forse dall’amore non corrisposto per Remo Cantoni che faceva parte della compagnia”. VIAGGIO IN AFRICA L’amicizia di Antonia e Vittorio è raccontata nel catalogo della mostra che si è tenuta di recente alla Sala Veratti e a cui Meazza ha fornito una ventina di foto. “Il mio interesse per l’autore di Frontiera è nato frequentando il lago Maggiore e leggendo le sue poesie. Ho scattato le prime foto per un libro edito nel ’99 dall’editore Nastro & Nastro di Germignaga, poi ho approfondito l’argomento. Ci legano la descrizione delle cose e le atmosfere del lago. Un sogno? Mi piacerebbe andare in Africa e fotografare i luoghi della sua prigionia raccontati nel Diario d’Algeria abbinandole ai testi”. MARZABOTTO E STAZZEMA Infine Meazza non nasconde la “passione civile” per i luoghi della Resistenza partigiana: “Ma senza ideologie, è solo interesse per la storia – mette in chiaro – Ho già fatto qualcosa sulla Valcannobina, ora sto occupandomi del rastrellamento nel giugno ‘44 in Valgrande e nelle Langhe care allo scrittore Beppe Fenoglio. Poi ci sarebbero da documentare l’altopiano di Asiago, le Alpi liguri e l’Appennino tosco-emiliano, dove avvennero le stragi di Marzabotto e Stazzema”. Sergio Redaelli
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