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Domenichino: il giallo della beatificazione
Lunedì 15 Dicembre 2008 09:03
Chi fermò la causa di beatificazione del Domenichino, il patrono dei chierichetti, morto a quattordici anni di leucemia, nel 1950, in odore di santità? E’ un piccolo giallo, forse ora finalmente svelato. Lo ha risolto l’arciprete don Angelo Corno presentando al museo Baroffio sabato 29 novembre la ristampa della biografia “Domenichino Zamberletti, un chierichetto di Dio al Sacro Monte di Varese” di Maricilla Piovanelli, edito da Macchione.

“Non c’è una verità ufficiale ma, esaminando gli avvenimenti, mi sono fatto un’idea – ha detto don Angelo – A bloccare la causa fu il cardinale di Milano, Giovanni Colombo. I genitori del Domenichino si erano rivolti a lui pregandolo d’intervenire. Si erano pentiti di aver autorizzato un sacerdote siciliano a portare via gli effetti personali del figliolo, in cambio dell’impegno a promuovere il processo di beatificazione. Temevano che il sacerdote li privasse d’ogni reliquia e il cardinale si decise a scrivere la lettera che fermò la causa”.


CopertinaUn piccolo giallo, si diceva, risolto a 50 anni dai fatti grazie alla tenacia dell’arciprete che, quella beatificazione, vorrebbe tanto riaprirla: “Da quando sono arrivato al Sacro Monte ho ricevuto molte lettere che parlano di grazie ricevute per intercessione del Domenichino – spiega don Angelo – In Curia a Milano ci sono ancora i due fascicoli con notizie di fatti inspiegabili e”miracolosi” che giustificarono a suo tempo l’apertura del fascicolo. Per questi motivi ho deciso di ristampare il libro sul piccolo organista-chierichetto”.


Domenichino Zamberletti nacque il 24 agosto 1936 a Santa Maria del Monte, ultimo di tre figli dei proprietari dell’albergo Camponovo. Mostrò subito una particolare inclinazione per la musica e a 9 anni era già l’organista ufficiale del Santuario senza aver compiuto studi musicali. Gli piaceva servire messa e, poco più che bambino, formò una piccola corale coordinando i chierichetti.


“Era un fanciullo molto bello, un angelo sempre allegro, sereno e con un’intensa vita interiore - racconta l’editore Pietro Macchione che ha curato la ristampa - Ogni giorno prendeva la funicolare per frequentare a Varese il collegio Salesiano. Sognava di diventare sacerdote. Nel 1949 si manifestarono i primi segni della malattia e Domenico l’accolse con cristiana rassegnazione. Morì in pochi mesi di leucemia, un male che i medici non avevano capito. Visse la malattia con un profondo senso della fede, trovando la forza, lui così giovane, di rincuorare gli altri ammalati in ospedale. I fedeli gli attribuiscono una serie di “miracoli” che non sono ancora stati riconosciuti dalla Chiesa. I suoi effetti personali a Messina andrebbero riportati a Varese”.


In oltre mezzo secolo dalla morte, altri libri sono stati dedicati al piccolo organista varesino, “il fanciullo della gioia” come titolava un volumetto edito a Treviso. Di lui si sono occupati fra gli altri Antonio De Bernardi e Angela Bevacqua, giornalista della tv svizzera, autrice di numerosi articoli sulla “Fiaccolina”. La figura del piccolo patrono dei chierichetti è stata rievocata in una lettera scritta nel 2004 a Reggio Emilia da don Giovanni Agrezzani per il cinquantenario di canonizzazione di Domenico Savio. Ad Ascoli Piceno gli è stato dedicato un coro, ad Acireale il villaggio dei fanciulli. Riferendosi a lui, papa Paolo VI disse nel 1973 che “i santi sono tra noi, ma non amano manifestarsi”.


La conferenza di presentazione del libro è stata chiusa da don Adriano Sandri, quasi coetaneo del Domenichino essendo nato cinque anni dopo di lui, nel 1941. “Qualcuno ha sollevato l’obiezione della giovane età per la sua beatificazione – ha osservato - ma l’esempio dei due bambini di Fatima apre nuove prospettive per gli adolescenti”.

 

Sergio Redaelli