| S. Contini: colore e delirio di Innocente Salvini |
| Venerdì 25 Giugno 2010 06:41 |
|
GEMONIO - “Il colore per me è come un delirio e attenuare il mio impeto coloristico è come falsare il mio temperamento e il mio modo di sentire... talvolta nella febbre della ricerca il colore mi inebria e può darsi che varcassi il limite (ma quale limite? Chi lo può fissare?) del verosimile”. Sono brani delle lettere che Innocente Salvini, il "pittore mugnaio" di Gemonio (come lo definì nel 1941 la giornalista di Avvenire Maria Rosaria Berardi), scrisse nella prima metà del '900 al pittore milanese Siro Penagini ed esprimono perfettamente il suo "spettacolare" e intimo rapporto con il colore, tanto da giustificare - in passato - vertiginosi paragoni con Van Gogh e Gauguin, con Masaccio e Tintoretto. Le ha scovate Serena Contini, già "biografa" di Piero Chiara e del Piccio e appassionata cacciatrice di documenti inediti, nel catalogo di 912 immagini e oltre 1400 carte custodite nell’archivio della casa-museo di Salvini; e le ha pubblicate nel libro “Il colore per me è come un delirio – Carteggi di Innocente Salvini con Siro Penagini e con Emilio Zanzi”, che fornisce un fondamentale contributo allo studio dell'artista varesino, ai suoi rapporti con gli intellettuali dell'epoca e alla corretta collocazione nell'arte contemporanea. Sono lettere e corrispondenze che si fermano agli anni '50, piene di sentimento e di riflessioni artistiche, scambi di emozioni e d’informazioni tra Salvini e il suo maestro, il pittore milanese Siro Penagini e tra Salvini e il critico d’arte varesino Emilio Zanzi, entrambi importanti per la sua formazione, prodighi di consigli e incitamenti. Il volume entra nella sfera privata e in quella artistica del pittore che visse isolato nel piccolo universo agreste tra Cocquio e Gemonio, un mulino popolato di galline e maiali. Rivela un Salvini per nulla conosciuto, di cui poco si sapeva anche a proposito delle mostre cui aveva partecipato e affronta il tema del colorismo esasperato che fu al centro della sua poetica e per il quale fu accostato alla pittura “fauve”. Salvini (1889-1979) - celebre tra l'altro per l'affresco "La spartizione della polenta" realizzato nel villaggio dipinto di Arcumeggia - ebbe sempre una passione sfrenata per la pittura: da bambino si preparava i colori in casa sbriciolando pezzi di mattone per ottenere il rosso e pestava l’erba per il verde, colore con il quale non disdegnava di raffigurare gli animali dell'aia. I suoi critici notarono che vedeva l’ombra “come una luce diversamente colorata e l’ombra era sempre del colore complementare alla parte illuminata: verde se rossa, azzurra se arancio, violetta se gialla”. Insomma, un "maestro del colore" che merita un posto di riguardo nell'arte non solo varesina e lombarda. Il libro - "un piccolo capolavoro di cura filologica", secondo la definizione del critico Enrico Crispolti che ha curato la prefazione - è stato presentato dall'autrice a Villa Recalcati alla presenza dell’assessore provinciale al marketing territoriale Francesca Brianza, dello stesso Enrico Crispolti, del sindaco di Casalzuigno Augusto Caverzasio e del presidente delle Comunità Montane Valli del Verbano Marco Magrini. La "firma" della Prealpina, Gianni Spartà, ha moderato il dibattito sottolineando i meriti di chi si applica allo studio di tradizioni e cultura che rappresentano un valore aggiunto per il marketing del territorio. Come fa appunto Serena Contini. Sergio Redaelli
|


