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Giovedì 16 Settembre 2010 08:06 |
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S.MARIA DEL MONTE - Nera? No semplicemente affumicata. Svelato il "giallo" della Madonna del santuario e di molte altre statue lignee della devozione occidentale che sono "annerite" nel corso dei secoli per effetto del fumo delle candele accese dai fedeli in ambienti chiusi. Lo rivela il libro che il restauratore Piero Lotti ha presentato ieri al museo Baroffio e del Santuario sull'intervento conservativo da lui eseguito sulla Madonna trecentesca del Sacro Monte di Varese e che è durato dieci mesi. "E' un'ipotesi di cui si ragionava da tempo ma che ora, per la prima volta, viene ufficialmente enunciata in un libro - spiega Lotti - Già mio padre Carlo Alberto scoprì che parti dell'incarnato erano rosate ma non ebbe modo o forse non volle approfondire. Questo restauro ha trasformato i dubbi in certezze". L'argomento è stato comprensibilmente ripreso dall'arciprete don Angelo Corno, preoccupato dell'aspetto devozionale della scoperta: "E' naturale - ha ammesso con un pizzico di ritrosia - che volti e mani di madonne lignee in origine bianchi o rosei siano diventati neri per effetto dei ceri e dei lumini accesi per secoli dai pellegrini. E' una teoria, ormai anzi una certezza, che prima d'ora avevo già ascoltato in numerosi convegni internazionali. Ma è un aspetto che tocca direttamente la devozione popolare e quando Lotti ha trovato le tracce d'incarnato rosa l'ho pregato di non riportare il viso e le mani al colore originario. Il rischio è che i fedeli non riconoscano più la loro Madonna". Il libro, 66 pagine (prezzo di copertina 5 euro, in vendita al botteghino del museo), s'intitola "La Madonna del Monte, storia e restauro della Madonna lignea trecentesca al Sacro Monte di Varese" ed è stato realizzato per conto della Fondazione Paolo VI con il patrocinio della pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa. Erano presenti l'architetto Carlo Capponi dell'ufficio dei beni ecclesiastici della diocesi di Milano ("I restauri sono un grande motivo di soddisfazione perchè ripropongono e mantengono vive le immagini devozionali") e Paola Viotto del liceo classico E. Cairoli che ha parlato della vestizione del simulacro: "Sarebbe utile svolgere indagini negli inventari - ha auspicato - per scoprire chi ha donato gli abiti alla Madonna, probabilmente una nobile, chi l'ha vestita, quali gioielli portava in origine". C'erano inoltre Isabella Marelli della sovrintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici di Milano che ha parlato del contesto artistico due-trecentesco in cui nacque la statua, probabilmente opera di un maestro campionese, la direttrice del museo Laura Marazzi che ha spiegato il contesto storico, il vescovo Luigi Stucchi e Riccardo Broggini della Fondazione Paolo VI. Sergio Redaelli
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