| L. Giampaolo, la "voce" della biblioteca |
| Mercoledì 01 Dicembre 2010 10:51 |
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VARESE - Nel privato era un uomo dal carattere ruvido, simpaticamente intrattabile in casa quando spolveravano i suoi libri, geloso della propria biblioteca fino al punto di sibilare ai visitatori dopo il consueto rito del caffè: “Mi raccomando non porti via niente” e, qualche volta, era pronto perfino a sgridare il figlio se sbagliava le foto che lo aveva incaricato di scattare: ma, nella dimensione pubblica e professionale, fu un grande promotore della cultura varesina, un ricercatore contagiato dalla “febbre delle fonti”, colui che seppe proporre “lo studio della storia locale come mezzo di ricerca, secondo la definizione di Benedetto Croce, per ricostruire il rapporto tra il territorio e la storia maggiore”. Così Robertino Ghiringhelli, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha affettuosamente ricordato sabato 27 novembre l’amico e storico Leopoldo Giampaolo, direttore per vent’anni della Biblioteca Civica di Varese nel convegno che il Comune e la Società Storica Varesina – che Giampaolo diresse dal 1953 alla morte avvenuta il 7 novembre 1983 – gli hanno dedicato nella Sala Morselli in via Sacco davanti a un folto pubblico. Gli atti del convegno, inaugurato dai sindaci di Varese e di Maccagno, Attilio Fontana e Fabio Passera, saranno pubblicati in una prossima edizione della rivista della Società Storica.
GIULIO TATTO E VINCENZO MARLIANI Giampaolo, nato a Maccagno Superiore il 5 settembre 1909, ottenne il diploma magistrale nel 1926 e si laureò in filosofia e pedagogia nel 1942 all'Università di Torino. Dal 1946 insegnò tirocinio all’Istituto magistrale di Varese e, come ha ricordato l’ex allievo e oggi storico Diego Della Gasperina, vi rimase una ventina d’anni scrivendo due articoli sulla storia dell’istituto e riscuotendo ottimi risultati didattici, come si evince dalle periodiche relazioni scritte dagli altri docenti: “A scuola – questo il ricordo personale - non si vantò mai dei propri meriti di ricercatore e divulgatore storico”. Dal 1951 al 1971 diresse la biblioteca civica di Varese e, dal 1953, la rivista (che tra poco compie sessant’anni) e la Società Storica: “Volle che non fosse un'istituzione accademica – ha spiegato Giuseppe Armocida – cioè che non fosse limitata agli storici di professione ed è un principio che tutti abbiamo accettato”. Pittore dilettante, amava dipingere delicati paesaggi di Varese e del lago Maggiore ma la sua vera passione fu la storia locale: pubblicò testi e fonti, si preoccupò di curare edizioni delle cronache di Giulio Tatto e di Vincenzo Marliani, trascrisse il diario di Giuseppe Bolchini, pubblicò il testo dell'inchiesta De Battisti sull'economia. “Mio nonno – ha ricordato il nipote Matteo - svolse per la città numerose attività sociali, fece parte della commissione edilizia del Comune e creò la fondazione Gianni Pozzato. Nutriva un grande affetto per questa terra e se è riuscito ad onorarla è stato anche grazie a mia nonna Vittoria che gli è sempre stata a fianco”.
NON UN TOPO DI BIBLIOTECA “Giampaolo – ha spiegato l'attuale direttrice Chiara Violini - fu la voce della biblioteca. Seguendo le tracce della sua attività emerge la figura di un uomo riservato, di piacevole compagnia, innamorato del suo lavoro a cui dedicò numerose interviste alla stampa cittadina. In lui traspaiono passione e impegno, non era il classico topo di biblioteca, teneva contatti anche fuori dalla città, con la Braidense e la Sormani di Milano e promosse gli scambi librari tra le biblioteche. Il 19 agosto 1951 pubblicò sulla Prealpina un articolo intitolato “Come nacque la biblioteca civica e assurse a ente morale”: per lui la biblioteca doveva servire la città e si dedicò con convinzione a potenziarla. Riordinò i libri, ne fece l’inventario, li catalogò per autore e materia, ne promosse la consultazione. Si preoccupava di accertare che cosa leggesse la gente, che cosa spingesse gli utenti a frequentare questo luogo silenzioso e magico. Diventò una sorta di consulente degli studenti, fece “pedagogia della ricerca” come diremmo oggi, li invitò a raccogliere le informazioni con pazienza e tenacia, a meditare e a fare da sé". "Con lui i volumi sugli scaffali passarono da 48.500 nel 1944 a 61.000 negli anni Cinquanta - ha aggiunto la direttrice - Nel 1971 incominciò a pensare che fosse giusto abolire lo stato giuridico di ente morale e che fosse necessario trasformarla in una biblioteca civica e avviò le pratiche di municipalizzazione che si conclusero felicemente nel 1974. Sperimentò nuovi orari feriali e applicò quello serale dalle 20.30 alle 23, ma il test ebbe vita breve perché il pubblico non lo premiò. Quando infine si ammalò e fu costretto a muoversi con la sedia a rotelle non rinunciò affatto al lavorare, si fece accompagnare prima dalla moglie, poi dal figlio. Questa è la lezione di un uomo che fu insegnante e promotore di cultura, esempio di umiltà e di lungimiranza”.
MARIO LODI E ANTONIA MASSAROTTO Dopo il ricordo di Marco Tamborini, attuale direttore della rivista e allora giovanissimo collaboratore di Giampaolo (“protagonisti assoluti erano per lui il documento e la pubblicazione delle fonti e portò a trecento il numero delle pagine della rivista, con i propri acquarelli in copertina”), è toccato a Serena Contini riepilogarne il contributo fornito alla storiografia di Varese e del suo territorio: “Nel 1949 diede alle stampe un libretto per i giovani in cui predicava che i ragazzi avessero l’obbligo di conoscere la storia e i personaggi dei luoghi in cui erano nati e vivevano. Pubblicò il primo articolo a vent’anni su Pino Tronzano e studiò il feudo imperiale e la zecca dei Mandelli a Maccagno, indagò gli aspetti di mineralogia del territorio, lo sviluppo del paese, l’arte e la parrocchia. Dimostrò grandi capacità di divulgatore, scrittura veloce e tenace ricerca dei dati storici. Nel 1943 scrisse un libro sulla provincia di Varese. Nel 1958 descrisse la Varese minore con Mario Lodi e Antonietta Massarotto e nel 1977 elaborò una sintesi storica sull’agricoltura, il commercio, i pellegrinaggi, le tramvie, i monumenti, lo sport e la cultura del capoluogo. Compì studi sul Risorgimento, sui carabinieri, sul volontario varesino Giulio Comolli nei Cavalleggeri lombardi durante la campagna del 1848-’49, ricostruì con Mario Bertolone la campagna di Garibaldi a Varese e svolse attività di editore di fonti con i già citati supporti alla rivista storica, la Cronaca di Giulio Tatto, le Memorie di Vincenzo Marliani, Varese nella Repubblica Cisalpina e la pieve di Arcisate di Niccolò Sormani”. TANTI STORICI IN SALA Hanno assistito al convegno nella sala Morselli in via Sacco, tra gli altri, l'architetto Luca Rinaldi sovrintendente ai beni architettonici della provincia di Brescia e la moglie Paola Bassani, studiosa di storia dell'architettura e autrice di numerosi libri, l'architetto Ovidio Cazzola, Carlo Lacaita professore di storia contemporanea all'università Statale di Milano, Gianpiero Buzzi storico della Valceresio, il nipote Simone Giampaolo e la moglie del figlio di Leopoldo, Pierfrancesco, che fu membro del consiglio direttivo della Società Storica rinnovata nel 1984, Chiara Ambrosoli figlia di Luigi e segretaria dell'ente e il tesoriere Luigi Innocenti, appassionato di archeologia. Alberto Pedroli, già capo-area dell'assessorato alla cultura del Comune di Varese, ha svolto un breve intervento a nome di Luigi Stadera, impossibilitato a intervenire come relatore. Sergio Redaelli
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