Mercoledì 23 Maggio 2012
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G. Della Valle: Varese, Garibaldi e Urban nel 1859
Mercoledì 23 Febbraio 2011 17:55

VARESE - Biblioteca di via Sacco gremita, ma pochi giovani e nessun assessore o rappresentante ufficiale di Palazzo Estense (il Comune si è limitato a concedere la sala Morselli) per la presentazione del volume "Varese, Garibaldi e Urban nel 1859", scritto dal sacerdote Giuseppe Della Valle (1823-1877) e ristampato per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia su iniziativa della sezione varesina dell’Anpi (l'associazione nazionale dei partigiani), dell’Istituto Luigi Ambrosoli per la storia dell’Italia contemporanea e del movimento di liberazione e delle Edizioni Arterigere. "Un libro prezioso scritto nel 1863, ristampato nel 1909 e nel 1959, da anni introvabile nelle librerie, che non dovrebbe mancare in ogni casa varesina", dice il presidente della commissione biblioteca, Franco Prevosti, che in questi giorni è impegnato a organizzare la mostra sul Risorgimento che sarà inaugurata il 17 marzo a Villa Mirabello.

"Il volume - ha spiegato il presidente dell'Anpi, Angelo Chiesa - racconta nei dettagli ciò che avvenne prima, durante e dopo la battaglia di Biumo Inferiore, il 26 maggio 1859, che Garibaldi vinse contro gli austriaci guidati dal feroce tenente maresciallo Karl Von Urban, che aveva domato i moti ungheresi nel 1848. Il sacerdote, patriota e scrittore, testimone e protagonista diretto di quei fatti, mette in luce nel libro la partecipazione popolare, lo stesso popolo che oltre ottant'anni più tardi difenderà con la lotta partigiana antifascista la libertà, la democrazia e l'Unità d'Italia faticosamente raggiunta con le guerre d'indipendenza".

L'editore Carlo Scardeoni, di Arterigere, ha allacciato il fascino della storia alla nostra quotidianità ricordando che le vicende narrate nel libro rivivono nelle strade che percorriamo e nei luoghi che vediamo tutti i giorni, da via Della Valle dedicata al sacerdote-scrittore proprio a Biumo Inferiore, al monumento al garibaldino in piazza del Podestà, per non parlare del liceo dedicato a Ernesto Cairoli (e potremmo aggiungere le centrali e frequentatissime vie Daverio e Morosini dedicate ai patrioti varesini che s'immolarono per la difesa della Repubblica Romana, dieci anni prima della battaglia di Varese).

Enzo Laforgia, presidente dell'Istituto Storico Luigi Ambrosoli e autore della prefazione, ha sottolineato lo sconcertante aspetto politico delle attuali celebrazioni e cioè il silenzio delle istituzioni: "Nel 1859 - ha spiegato - ci fu l'importante adesione della municipalità varesina. Il podestà Carcano si schierò con Garibaldi già il 23 maggio quando i volontari passarono a Sesto Calende e mandò un assessore a ricevere il Generale. Cent'anni dopo, per le celebrazioni del 1959, non ci fu solo la ristampa di questo stesso volume, sempre a cura dell'Anpi con prefazione di Domenico Bulferetti, ma il Comune affidò a Luigi Ambrosoli l'incarico di svolgere una ricerca storica che fu pubblicata con il titolo "Varese e il Risorgimento nazionale", un lavoro che sottolineò i collegamenti tra i fatti varesini e le guerre per l'indipendenza".

Anche Laforgia, come Angelo Chiesa, ha messo in risalto l'elemento della "mobilitazione del popolo" al fianco di Garibaldi: "Nel '59 il Generale arruolò quattromila Cacciatori delle Alpi, tutti volontari in parte giunti dalla Svizzera, di varia estrazione sociale e giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 24 anni. Non si trattò solo di un'elite come era accaduto nel '48. Anche oggi le rivoluzioni coinvolgono soprattutto i giovani e la battaglia di Biumo non fece eccezione. Nella mischia persero la vita una ventina di patrioti, tra i quali il pavese Ernesto Cairoli che fu il primo dei quattro figli martiri di Adelaide Cairoli. Prima di partire con Garibaldi, Ernesto aveva consegnato all'amico Federico Faruffini, pittore, pavese d'adozione, duemila lire e l'incarico di celebrare con un quadro la campagna garibaldina. Cairoli cadde a Varese e l'amico pittore, per ironia della sorte, dedicò proprio a lui la tela che fissa l'attimo della morte, durante l'assalto alla baionetta sullo stradone di Biumo. Il quadro è oggi conservato al museo del Risorgimento di Pavia".

Laforgia ha chiuso il suo intervento con una riflessione: "L'attualità del Risorgimento? Una via utile solo a imbalsamare il passato non serve a niente. Bisogna raccontare la storia con una formula valida per le nuove generazioni".      S. Red.