| S. Contini: il Sacromonte e il lapidario comunale |
| Lunedì 20 Giugno 2011 15:59 |
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VARESE – Una galleria di artisti non sempre noti, di coraggiosi sacerdoti e dimenticate vicende storiche che riguardano il Sacro Monte. E' ciò che emerge dal libro “Il lapidario di Palazzo Estense a Varese, storie di uomini e di eroi” che è stato presentato sabato 18 giugno nel Salone Estense alla presenza del sindaco Attilio Fontana. Fra i grandi uomini e gli eroi che sono ricordati nel “pantheon” cittadino, come lo ha suggestivamente definito la curatrice del volume Serena Contini, spicca il monumento ai caduti per l’Italia nel 1848, 1860 e 1866 la cui realizzazione fu affidata allo scultore Luigi Gerli che abitava al Sacro Monte e che ha una storia curiosa e poco nota, tutta da leggere. Il Consiglio Comunale gli affidò l’incarico il 12 dicembre 1859 ma la lapide che doveva ricordare Enrico Dandolo, Emilio Morosini e altri eroi del Risorgimento caduti in battaglia non piacque agli amministratori (“non aveva regolari proporzioni ed era poco conforme all’abbozzo”), fu dunque respinta e lo scultore si rifiutò di eseguire le modifiche. Ne nacque una querelle burocratica che durò cinque anni, al termine della quale si arrivò finalmente a un accordo il 23 giugno 1864: l’artista dovette impegnarsi a rifare il monumento a proprie spese. All’ingegnere Enea Torelli, ricordato da una lapide del 1925, si deve invece il progetto di costruire una ferrovia sul tracciato Varese-Robarello-Campo dei Fiori, mentre un’altra storia interessante è quella del prevosto Benedetto Crespi, teologo domenicano morto il 12 agosto 1858 che per oltre quattro decenni resse la basilica di San Vittore a Varese, distinguendosi per lo spirito di carità a favore dei poveri e dei mendicanti. La popolazione gli era molto affezionata e il sindaco Carlo Carcano volle ricordarlo con un monumento funebre che ebbe la sorte di subire numerosi trasferimenti: pensato per il cimitero, fu collocato nella basilica di San Vittore, poi di nuovo al camposanto e infine nel portico del municipio. Dal veneziano Vincenzo Dandolo che investì una fortuna nell’acquisto di terreni e case sui colli di Varese al sindaco Carlo Carcano che nominò Garibaldi “cittadino onorario”, dal giornalista mazziniano Giuseppe Bolchini a Giacomo Limido che trasformò Villa Morosini nel Grand Hotel Excelsior nel 1874, il libro ricostruisce la vita e le opere di personaggi che rappresentano “l’orgoglio civico della città”, per dirla con Robertino Ghiringhelli coautore della prefazione insieme a Giuseppe Armocida. Spesso indaffarati e distratti dagli impegni quotidiani, pochi si soffermano a osservare le lapidi nel porticato della sede municipale. Sfilano nella “galleria dei benemeriti” i patrioti della Repubblica Cisalpina, i garibaldini Domenico Adamoli, i fratelli Comolli, Orrigoni e Cortellezzi, il patriota irredentista Cesare Battisti, la medaglia d’oro Antonio Gorini, i partigiani Claudio Macchi di Biumo Superiore e il gruppo del monte San Martino sopra Portovaltravaglia, Giuseppe Ossola, Cesare Veratti, Alessandro Cattaneo, il sindaco Federico Della Chiesa, gli eroici magistrati vittime della mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e un altro siciliano, Calogero Marrone, capo dell’ufficio anagrafe di Varese che morì nel campo di prigionia nazista di Dachau per aver aiutato a espatriare ebrei e perseguitati politici. Al libro, edito in occasione delle manifestazioni organizzate dal Comune di Varese per il 150° dell'Unità d'Italia, hanno collaborato Daniele Cassinelli, Piero Mondini, Elisabetta Ghiringhelli e Francesca Boldrini. Fotografie di Massimo Alari. Sergio Redaelli
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