| Galilei, scienzato della lingua |
| Domenica 01 Marzo 2009 21:15 |
Fisico, filosofo, astronomo, matematico, padre della scienza moderna ma non solo: Galileo Galilei (Pisa 1564-Arcetri 1642), perfezionatore del telescopio, sostenne le teorie copernicane, fu accusato di sovvertire la filosofia aristotelica e le Sacre Scritture e per questo condannato come eretico dalla Chiesa cattolica e indotto all’abiura il 22 giugno 1633. Ma Galileo fu anche un innovatore della lingua italiana. In un’epoca in cui il latino conservava il predominio nelle istituzioni ecclesiastiche e universitarie, Galileo utilizzò e rinnovò il volgare, la lingua in cui Dante, tre secoli prima, aveva scritto la Commedia e che sarebbe diventata lo strumento di comunicazione di tutti gli italiani.DANTE E PETRARCA La “questione della lingua” era in realtà una guerra senza esclusione di colpi. I detrattori del poema dantesco erano giunti al punto di suggerire di darlo “alli speziali per farne cartocci o vero più tosto a li pizzicagnoli per porvi dentro il pesce salato”. Lo stesso Francesco Petrarca ebbe a dire che la Commedia aveva avuto solo “l’applauso e gli schiamazzi dei tintori, degli osti, dei cardatori e d’altri, la cui lode è un insulto…”. L’italianista e critico letterario Stefano Lanuzza spiega nel libro “Storia della lingua italiana” (Tascabili Newton, 1994, Roma) come e perché Galileo si guadagnò un posto di primo piano nell'Olimpo dei linguisti “foggiando un volgare che rende di colpo vecchio il latino degli scienziati fino al ‘600”. PAROLE DELLA SCIENZA Obiettivi di Galilei sono la chiarezza, la precisione, la divulgazione: le parole della scienza devono aderire alla realtà delle cose e al loro senso, mutando col divenire di ciò che nominano. “Nel “Saggiatore”, scritto in pregevole volgare nel 1623 – spiega Lanuzza - Galilei mette al centro del proprio discorso il problema del significato, tecnicizzando parole prima trattate in funzione letteraria e adattandole alla comunicazione scientifica. Sono noti alcuni suoi neologismi (apogeo, parallasse, sesquilatero) e il suo impiego di candore non più nel senso metaforico, ma in quello di “luce lunare”; di pendolo, trasformato da aggettivo in nome indicante lo strumento per misurare il tempo; di cannocchiale, che compone cannone con occhiale; di momento, usato in senso materiale; di ferragine per definire la limatura di ferro”. SOLE, LUNA E VIA LATTEA “Per Galilei, il sole non è una sfera levigata” ma “è pieno di macchie solari; la luna non è il globo bianco ispiratore dei poeti ma ha irregolarità montagnose come la Terra; la via Lattea non è fatta di astri luminosi ma di agglomerati stellari; Giove e gli altri corpi celesti non sono sagome lisce ruotanti nello spazio bensì materia… L’animus barocco di Galilei è appunto in questa sua febbrile ricerca di similitudini, analogie e corrispondenze che si perdono e si ritrovano nell’auritmia cangiante della materia e della parola”. Sergio Redaelli |


Fisico, filosofo, astronomo, matematico, padre della scienza moderna ma non solo: Galileo Galilei (Pisa 1564-Arcetri 1642), perfezionatore del telescopio, sostenne le teorie copernicane, fu accusato di sovvertire la filosofia aristotelica e le Sacre Scritture e per questo condannato come eretico dalla Chiesa cattolica e indotto all’abiura il 22 giugno 1633. Ma Galileo fu anche un innovatore della lingua italiana. In un’epoca in cui il latino conservava il predominio nelle istituzioni ecclesiastiche e universitarie, Galileo utilizzò e rinnovò il volgare, la lingua in cui Dante, tre secoli prima, aveva scritto la Commedia e che sarebbe diventata lo strumento di comunicazione di tutti gli italiani.