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Premio Circolo degli Artisti ad Augusto Caravati

  • Categoria: Flash

Ieri sera tanti varesini hanno voluto essere presenti per la consegna del premio del Circolo degli Artisti di Varese ad Augusto Caratati, come riconoscimento e riflessione su un lungo percorso fatto di lavoro, amore per la città, passione per l’arte e la cultura. A presiedere la manifestazione in Comune il presidente del Circolo, l’avvocato Ferruccio Zuccaro, che ha rimarcato come il premio sia giunto alla sua sedicesima edizione.

Numerosi gli interventi che si sono succeduti, rivolti allo stesso Caravati, che era seduto in prima fila accanto alla consorte Tiziana. A partire dalla introduzione, dopo le parole di Zuccaro, che è stata affidata al brillante Giuseppe Armocida. “Ogni città è tante cose – ha detto Armocida -, così come Caravati  è tante cose: imprenditore, costruttore, organizzatore, protagonista della cultura in senso tradizionale, Regiù della Famiglia Bosina, artista, uomo di fantasia e di sogni”.

Ha poi preso la parola il giornalista Gianni Spartà, che ha definito Caravati “un leader naturale, in cui una comunità si riconosce, al pari di Salvatore Furia, monsignor Pasquale Macchi, Dante Trombetta”. Impeccabile il ritratto di Caravati tratteggiato da Spartà: “Burbero di fuori, tenerissimo dentro, pizzetto mazziniano, un erede di quei Maestri comacini che giravano per l’Europa ad erigere cattedrali”. Insomma, come ha detto Spartà evocando anche la figura del costruttore Felice Rusconi, “un magutt diventato magister”, cioè un uomo di progetto che non nasconde le sue origini. Spartà ha poi ricordato la grande stagione di Varese, quando si potè assistere alla rinascita del Sacro Monte di Varese, grazie alla presenza di monsignor Macchi, di Caravati e del restauratore Lotti. “Quando si polemizzava per la presenza di Guttuso: magari Varese tornasse oggi sulle pagine nazionali per questi dibattiti culturali”.

Le belle note musicali di un duo d’eccezione ha offerto una degna chiusura: le belle e brave Caterina Cantoni al violoncello e Chiara Bottelli al violino hanno interpretato alcuni brani che hanno dato ancora più contenuto culturale alla bella manifestazione del Circolo degli Artisti.<

Premio Circolo degli Artisti ad Augusto Caravati - 03/02/17

  • Categoria: Flash

Venerdì 3 febbraio alle ore 17 al Salone Estense di Varese si svolgerà la cerimonia di consegna del premio Circolo degli Artisti di Varese ad Augusto Caravati.

Programma: saluto delle autorità cittadine e poi consegna di un’opera di Floriano Bodini a cura dell’avvocato Ferruccio Zuccaro.

Sono previsti interventi di Giuseppe Armocida, Mauro della Porta Raffo e Gianni Spartà.

L’evento sarà allietato dall’intrattenimento musicale del duo composto da Caterina Cantoni al violoncello e Marcella Morellini al pianoforte. Al termine momenti di convivialità.

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Gli storici acquedotti del borgo

  • Categoria: Flash

“Certamente i primi abitanti del borgo, sorto su un cucuzzolo roccioso, dovettero fare molta fatica per approvvigionamento dell'acqua, sia per la mancanza di sorgenti in loco, sia per la difficoltà di costruire pozzi.Di questi ultimi si conservano poche tracce, ne esiste uno al civico 24 di via Caterina Moriggi; mentre più numerose sono le cisterne per raccogliere l'acqua piovana, costruite nelle vicinanze delle abitazioni.Una prima svolta si ebbe con l'avvento del Monastero delle Romite Ambrosiane nella seconda metà del 1400, che, in una grande cisterna ancora oggi esistente, "raccoglievano le acque piovane che filtravano dalle venature della roccia sovrastante".L'acqua, oltre a soddisfare le esigenze del Monastero, fatta fluire in una grossa vasca in pietra situata sotto il portico del Santuario, veniva erogata a quanti ne facevano richiesta. Si racconta che la beata Giuliana passasse giorni e notti intere a porgere l'acqua ai numerosi pellegrini.Il borgo iniziò ad espandersi, aumentarono gli abitanti, e l'acqua incominciò a scarseggiare.Con l'avvio dei lavori per la costruzione del Viale delle Cappelle nel 1604, "né v'essendo acqua sopra il monte" — e trasportarla da lontano incideva notevolmente sulla spesa — si decise di costruire un acquedotto che dal Campo dei Fiori portasse l'acqua fino alla Prima Cappella.Lungo il percorso furono costruite delle fontane "a gran beneficio dei divoti pellegrini" ma, a causa della distanza, i vantaggi per il borgo furono modesti.
Approfittando dell'esperienza del Bernascone, progettista dell'impresa, le Romite Ambrosiane "ne hanno fatto condurre un'altra (sorgente), da più eminente luogo (Fontana Marella), che sale in Monastero, e in vicinanza alle Case delle abitazioni, sicché quel monte, che era sì secco e arido, gode del favore di freschissima ed abbondante acqua".
Il condotto si alimentava alla Fonte Marella, sul monte Tre Croci. Sceso sulla sella delle "Pizzelle", e dopo aver percorso l'allora sentiero via monte Tre Croci, arrivava al Monastero. Dopo più di tre secoli di utilizzo, l'acquedotto fu interrotto con la sistemazione del Piazzale Pogliaghi. Sul finire del 1700 si abbandonò il progetto della fontana di sant'Ambrogio al III arco del Viale, per dare priorità alla costruzione della monumentale fontana del Mosè che, molto più vicina al Borgo, avrebbe potuto soddisfarne le aumentate esigenze. Questa veniva alimentata dall'acquedotto delle Romite. Con il secolo XIX la nobiltà milanese viene sempre più attratta da questo luogo di "incomparabile bellezza". Alberghi e trattorie aumentano notevolmente di numero; si va alla ricerca di nuove sorgenti, si individuano altre fonti di acqua potabile come la fonte Preti e la fonte del Ceppo. Dalla sorgente Preti, situata nei pressi della "Cà di ràtt" in località Pradonico, si riforniva il Camponovo, albergo di grande prestigio.
Il compito veniva dato ad un carrettiere che più volte al giorno, con un carro trainato da una coppia di buoi, riempiva capaci botti di fresca acqua per le esigenze dei numerosi clienti.
La fonte del Ceppo è situata nella valletta dove il fiume Vellone, dopo una serie di cascatelle, prende forma di torrente scorrendo tra due pareti di roccia. Nelle acque della fonte si riscontrarono proprietà terapeutiche e i villeggianti ne bevevano a volontà sostando volentieri in questo luogo di pace, ad ascoltare il gorgoglio del fiume e le melodie dei numerosi uccelli canterini. Purtroppo ai nostri giorni, a causa della fonte inquinata, il luogo è poco frequentato.
Con il maggior numero di residenti, e per mancanza di servizi primari, si moltiplicarono i problemi d'igiene pubblica.La Giunta Municipale, allarmata, varò una serie di misure per togliere le cause di "putridume e delle malsane esalazioni che si riscontrano ad ogni passo", e provvide "alla costruzione di latrine e cisterne nelle contrade e all'interno delle abitazioni".
Nel 1877, per debellare l'antiestetico uso della vasca del Mosè come lavanderia, il Sindaco Giacomo Bellasio decise di dare corso alla costruzione di un pubblico lavatoio. Progettato dall'ing. Antognazza, fu realizzato nelle vicinanze del Mosè, per utilizzarne"l'acqua eccedente, che ora si perde nel prato". L'opera costò 300 lire, ma per il Cassiere Comunale erano troppe, sicché dovette intervenire il Sindaco in difesa del sig. Angelo Bianchi, costruttore della "piccola lavanderia", definendolo "un vero galantuomo", e ordinando al Cassiere di saldare immediatamente il conto. L'utilizzo di questo lavatoio, come vedremo, non durò molto a lungo.
Presto infatti diventò insufficiente per la gran mole di lavoro delle massaie.
Il Sindaco ing. Francesco Foscarini, nel 1888, raccolto l'invito dell'assessore Domenico Camponovo di convogliare le acque di una sorgente dalla località "Fontane" al "piano della Croce", autorizzò la costruzione di un nuovo lavatoio in Via degli Ortioli, oggi Via Caterina Moriggi, anche questo progettato dall'ing. Antognazza. La diffusione delle lavabiancheria, avvenuta negli anni sessanta del 1900, ne provocò il progressivo abbandono; le infiltrazioni e l'incuria dell'uomo ne decretarono la definitiva rovina. Nel 2000, per volere dell'Associazione 
"Amici del Sacro Monte" e grazie alla generosità di privati cittadini, il lavatoio è stato ripristinato, rispettando il più possibile il progetto originale.
Mentre Santa Maria del Monte gioiva per questa fonte rigogliosa di acque, il Comune di Velate, con una lettera scritta dai signori Lanfranconi e Piatti, asseriva di essere stato defraudato e ne contestava il diritto "di conduttura in paese di acque che finora naturalmente si versavano nella valle del Vellone". Per nulla intimorito, il Sindaco del borgo prolungò l'acquedotto fino al Viale delle Cappelle, in prossimità del Museo Pogliaghi. Tra i due comuni ci fu un periodo di gelo, i buoni rapporti si interruppero. E gli abitanti, dell'uno e dell'altro borgo, si evitavano perché ogni pretesto era buono per menar le mani. Il trascorrere del tempo e le abbondati piogge che incrementarono la portata d'acqua del Vellone, misero fine alle liti e alle rivendicazioni di Velate. L'acqua era un bene essenziale, e tutti cercavano di accaparrarsene il più possibile, e ciò valeva anche per l'insigne scultore Lodovico Pogliaghi. Questi, decaduto l'uso del primo lavatoio, in una lettera inviata alla Giunta Municipale l'8 aprile 1899, lo definiva "negletto e abbandonato". Pertanto, informava di aver "chiesto ed ottenuto dalla Spettabile Amministrazione del Santuario l'acqua esuberante che defluisce dalla vasca del Mosè per convogliarla nel proprio giardino". E per non dare adito a pettegolezzi, in cambio di "quei pochi residui d'acqua" si impegnava, a proprie spese a "demolire il lavatoio mettendo a disposizione del comune i materiali reperibili, a concorrere sulla spesa per la copertura del nuovo lavatoio e nella costruzione di un ricordo al compianto parroco Bellasio". La richiesta ebbe il benestare della Giunta. Tutto ciò ci dà l'idea di quanto fosse poca e preziosa l'acqua a Santa Maria del Monte sino alla fine del XIX secolo. La seconda e decisiva svolta si ebbe nei primi anni del 1900. Per fronteggiare alle sempre più pressanti richieste di acqua potabile, il Comune di Santa Maria del Monte, in collaborazione con la società dei Grandi Alberghi, realizzò un acquedotto che, dalla sorgente "Sassina" nella valle del Vellone portò l'acqua in tutte le abitazioni del borgo, ed anche in cima alla vetta, dove era in zione il Grande Hotel Campo dei Fiori. Finalmente acqua a volontà per tutti; il Borgo, dopo secoli, aveva vinto una grande battaglia."

Fonti:Archivio Comunale di Varese — S.M. — Categoria X — Lavori Pubblici — Cartella 26. C. Del Frate, S. Maria del Monte sopra Varese, Chiavari 1933 — pag. 31. A.A.V.V. , Il Sacro Monte sopra Varese, SIOME, Milano 1981 — pag. 235. Luigi Zanzi, Sacri Monti e dintorni, Edizioni Universitaria Jaca 1990 — pag. 176. Il lavatoio di Santa Maria del Monte (un secolo dopo), Ass. "Amici del Sacro Monte" — 2000. C. A. Lotti, Santa Maria del Monte sopra Varese, Pizzi, Milano 2000 — pag. 74.

Articolo di Giovanni Trotta, tratto dal sito Ass. Amici del Sacro Monte

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Rare immagini del Sacro Monte liberty, con Lucato e Ricciardi, nella seicentesca "chiesa interrotta" dell'hotel Camponovo

  • Categoria: Dibattito

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Conversazioni sulla Varese della Bella Epoque con Roberta Lucato, scrittrice di storia locale, accompagnate da proiezioni della Varese di inizio secolo, a cura del collezionista Paolo Ricciardi, titolare del sito "storico" della Valganna. Il primo appuntamento è per domenica 13 settembre alle 18 nei locali del Camponovo a Santa Maria del Monte e precisamente nella seicentesca "chiesa interrotta". Sarà l'occasione per ammirare tante fotografie d'epoca del Sacro Monte come quella che pubblichiamo qui sopra. Da non perdere.
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NEVE AL SACRO MONTE (DI GIORGIO FILIMBERTI)

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Giorgio Filimberti (Neve al Sacro Monte) - Nato al castello di Azzate in un giorno, un mese e un anno che non considera importante segnalare, ha frequentato scuole d'arte, di grafica, fotografia e infine lo studio Talamoni dove ha iniziato gli studi di anatomia, di composizione e paesaggi dal vero. Dopo essere passato per varie tecniche pittoriche, ora si dedica a “una pittura a spatola molto materica – spiega - di genere classico e moderno”. Ha tenuto esposizioni personali in diverse ville storiche e una ricerca di disegni a pastello sulla figura. Il Sacro Monte è spesso servito come scenografia ai suoi lavori e il quadro che pubblichiamo, 100 x 80 del 1985, fa parte di una collezione privata. Filimberti terrà una mostra dal 21 al 30 marzo a Villa Recalcati (orari 10-12 e 15-18, inaugurazione sabato 22 marzo alle 17.30), sotto l'egida della Provincia di Varese Land of Tourism. Lo studio è a Cassinetta di Biandronno (per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

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330 mila euro per la riqualificazione idraulico-ambientale del torrente Vellone tra Santa Maria del Monte e Avigno

  • Categoria: Flash

VARESE – Due progetti importanti per altrettanti corsi d’acqua. La giunta comunale ha approvato questa mattina il progetto definitivo per gli interventi di riqualificazione idraulico-ambientale del torrente Vellone, nel tratto compreso tra Santa Maria del Monte ed Avigno, ed il progetto preliminare per il recupero della Roggia Poscalla messi a punto dai tecnici-progettisti dell'Unità  Specialistica Difesa del Suolo, Polizia Idraulica e Geologia.

« Per il Vellone si tratta del progetto definitivo, con un investimento cospicuo di 330 mila euro – ha anticipato l’assessore all’ambiente Stefano Clerici - E’ un intervento molto importante sul fronte della messa in sicurezza dei torrenti sul territorio comunale, nell’ottica della prevenzione».

I lavori sulla roggia Poscalla, come primo lotto, ammontano a 30 mila euro: si tratta di realizzare briglie e soglie di contenimento del detrito sulle tubazioni di via Monte Nero e di creazione di aree di piccolo spagliamento in via Vetta d’Italia.<

Mostra di Mario Alioli a Villa Recalcati

  • Categoria: Cronaca

VARESE - Si conclude domenica 24 novembre a Villa Recalcati la mostra antologica di Mario Alioli (1928-2011), a cura di Franco Prevosti, con un omaggio all'artista di Augusto Caravati. Spiega Caravati: "La mia conoscenza di Mario Alioli, trasformatasi poi in un’amicizia di tutta la vita, nasce dalla comune frequentazione di un gruppo di giovani dell’Istituto dei Piccoli di Padre Beccaro dove, sotto la sapiente egida di Don Giuseppe Tornatore, predisponevamo tutto quanto necessario per la preparazione degli aventi organizzati a beneficio dei piccoli ospiti dell’Istituto. In particolare, gli allestimenti di rappresentazioni teatrali sia nel salone predisposto dal nostro gruppo che nel cortile dell’Istituto. E fin da allora emergeva già la vena artistica di Mario, sia nell’esecuzione degli scenari che, di volta in volta, venivano predisposti, che nell’allestimento delle mostre di pittura e scultura, peraltro sostenute economicamente da una facoltosa e generosa imprenditrice di Arcisate. Il punto di riferimento del nostro gruppo era una vecchia legnaia che Don Giuseppe ci aveva concesso e permesso di trasformare in una sorta di bar, dove ci riunivamo sistematicamente. Con il trascorrere degli anni, ognuno poi prese la propria strada, pur rimanendo molto legati tra noi. Chi nel campo della cultura, che nel campo dell’industria e dell’imprenditoria, mentre si affermava sempre più l’arte pittorica di Alioli. Uno dei suoi primi importanti lavori venne eseguito nel salone da ballo del CRAL Dansi, dove dipinse una bella scena di ballerini. Mario Alioli cercò inoltre di trasmettere la sua arte mediante l’insegnamento, in particolare ai giovanissimi, istituendo dei corsi di pittura nella sua adorata Boarezzo. L’amicizia profonda che mi ha legato a Mario non venne mai meno anche in età adulta. Chiedevo a lui consigli inerenti alla mia attività ed anche nel campo della scultura da me sempre molto amata, che contraccambiavo spesso con consigli sempre accetti nel campo della pittura. Oggi sento molto la sua mancanza, ma sento molto anche la sua vicinanza spirituale".

Aggiunge il curatore Franco Prevosti: "È noto a tutti noi l’amore di Mario Alioli per la Sua terra varesina, perché è la terra che gli ha dato i natali, ma anche per quel Suo attaccamento a tutto quello che parla di tradizioni, storia, cultura, natura, e, non ultimo, per il Suo profondo rispetto per le persone, per quello che di buono e significativo possono dare, di qualsiasi estrazione ed età esse siano. Sta in questo l’alto valore artistico e morale, che col Suo lavoro ci ha trasmesso Mario e in questo sta il “Suo insegnamento”. Poi possiamo solo elencare tutti i Suoi interessi, la Sua curiosità nell’indagare i soggetti da descrivere dipingendo. Si è detto che centrale per Mario è l’attaccamento alla Sua terra che ha descritto in tante Sue opere: ha infatti in esse celebrato il Suo territorio, la Sua città e la vita che in essa si svolge (o si svolgeva, con un occhio di tenerezza alle attività del passato), dalle espressioni più semplici della vita quotidiana alle feste della nostra tradizione. Ma Mario ha saputo far Sue anche le tradizioni che è venuto a conoscere e che proprio Sue non erano, ma che, attraverso l’amore per gli stessi ideali condiviso con la moglie Rita, ha saputo far Sue: egli infatti ha mirabilmente descritto non solo le nostre tradizioni, ma anche quelle dell’Umbria e di Assisi in particolare. Ma occorre anche accennare ad altri due temi importanti nella poetica di Mario: la Sua particolare “religiosità” che non si è estrinsecata solo nella realizzazione dei presepi nella Basilica di San Vittore, divenuta ormai, per Lui e per tanti, un appuntamento fisso e poi il Suo amore per i bambini. Mi piace ricordare che una Sua opera li unisce tutti e due: la Sua “Deposizione” per una chiesa di San Salvador, in cui, contro ogni tradizione iconografica classica, pone due bambini dolenti accanto al Cristo morto, cosa che non è sfuggita al Santo Padre Giovanni Paolo II, in occasione della presentazione del Suo quadro. Dall’amore per la Sua terra viene inoltre la rinascita che a Lui si deve del borgo di Boarezzo di Valganna e della “Scuola estiva di disegno e di arti applicate”. Dal contornarsi di piccoli allievi è nata una scuola del tutto originale, i cui protagonisti ancora hanno nel cuore l’insegnamento del loro maestro, quasi un amorevole “papà”. I più recenti quadri di Mario, quelli di grande impatto ambientale, di grande respiro e di vivaci colori, presentano uno studio compositivo che unisce, in una apparente confusione, personaggi, animali, elementi architettonici e di paesaggio, oggetti inanimati, il tutto a formare un racconto per immagini intrecciate fra loro, un insieme armonico che illustra storie affascinanti che il pubblico è invitato a scoprire, seguendo l’ordine logico che a ciascuno più aggrada. Le storie che nascono sono quindi infinite, poiché tante sono le linee di lettura delle opere di Mario Alioli. A conclusione, auspicavo, nella presentazione dell’ultima Sua antologica in Sala Veratti, che Mario continuasse a stupirci con la sua arte, semplice ma di grande impatto emozionale, cosa che farà ora e, credo, per tanto tempo ancora". 

La mostra (ingresso libero) è aperta tutti i giorni dalle 15 alle 18. Visite scolastiche 9-12 su prenotazione.<

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