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Nella cripta le tracce di una chiesa del V secolo. Per l’Expo si potranno (forse) vedere attraverso un pavimento di vetro

2014 - 29 settembre -  foto Fumagalli DSC 2181

di SERGIO REDAELLI     Foto di ANNAMARIA FUMAGALLI        Un balzo indietro di quattro secoli nella storia della prima chiesa di S.Maria del Monte. Gli scavi in corso nell’area della cripta del santuario confermano le ipotesi di una primitiva chiesa eretta nel V secolo, di poco successiva all'epoca in cui il battagliero arcivescovo di Milano Ambrogio, vissuto fra il 340 e il 397 dopo Cristo, eresse un altare in questo luogo per festeggiare la vittoria contro gli Ariani (almeno così dice la leggenda). Fino ad ora la traccia più antica dell'esistenza di un luogo di culto a S.Maria del Monte era un documento del 922 dopo Cristo, conservato nell'archivio di Stato di Milano, che parla di "una chiesa sopra Vellate".  

L’architetto Roberto Mella Pariani, che dalla primavera del 2013 lavora nella cripta e nelle immediate adiacenze (nel corridoio d’accesso e in altri vani limitrofi), ha visto il suo impegno premiato da sorprendenti scoperte. Scavando nel pavimento in cui dovranno essere installati i cavi dei nuovi impianti termici ed elettrici per proteggere gli affreschi trecenteschi alle pareti (un altro degli obiettivi è rimuovere e sostituire le putrelle installate nel 1931 per reggere il peso - settantadue tonnellate! - del soprastante altare del santuario), si è imbattuto in un antico muro con porta ad archivolto e graffiti liturgici quattrocenteschi che immetterebbero in una seconda, antica piccola chiesa o sacello, a sud del santuario e sino a oggi ignota.

Le sorprese non sono finite. L’indagine archeologica coordinata da Barbara Grassi della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia e diretta dall’architetto Gaetano Arricobene ha portato alla luce un loculo internamente dipinto di rosso con i resti scheletrici di due individui adulti ora allo studio dell’istituto di medicina legale dell’Università dell’Insubria e frammenti di ceramica invetriata policroma a rilievo che ricondurrebbero ai servizi da tavola riservati alla Corte e alla famiglia ducale nei periodi della residenza viscontea e sforzesca al santuario oppure ai doni ducali offerti alla mensa liturgica di Santa Maria del Monte. 

Gli scavi hanno riportato alla luce anche una grande stele funeraria in serizzo d’epoca romana imperiale con epigrafe consunta e illeggibile che in epoca imprecisata fu reimpiegata come gradino di una scala e numerose tegole per la costruzione di templi di culto pagano riutilizzate nella cripta e nelle sue adiacenze. Tutto questo sarà forse visibile in tempo per l’Expo 2015 grazie a vetrate trasparenti che saranno aperte nel pavimento da cui i turisti e i visitatori potranno ammirare i risultati degli scavi.

La campagna archeologica è costata finora ottocento mila euro finanziati dalla Cariplo (70%) e dalla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese (30%) con il contributo della Regione Lombardia (39 mila euro sono stati messi a disposizione dall'assessore alla cultura Cristina Cappellini) che monsignor Gilberto Donnini, prevosto di Varese e presidente della Fondazione Paolo VI, ha pubblicamente ringraziato. Tuttavia, serviranno probabilmente altri soldi per proseguire i lavori alla luce dei nuovi ritrovamenti. 

“Viviamo tra memoria e profezia, fra la tradizione da conservare e la fede da custodire e difendere – osserva l’arciprete don Erminio Villa – questi scavi ci autorizzano a sognare ma le indagini hanno un costo e bisogna far quadrare i conti secondo le priorità”. E’ un accenno al gravoso impegno economico di fronte al quale sono chiamati a compiere uno sforzo tutti gli enti pubblici a cominciare dal Comune di Varese, come ha suggerito l’architetto Arricobene. Nel frattempo, sono stati interrotti i lavori sul porticato del santuario e i fondi del capitolo spostati per la cripta.

“Gli scavi stanno fornendo un importante contributo per chiarire l’antica origine di questo luogo avvolto nel mistero e nella leggenda – osserva Barbara Grassi della Soprintendenza archeologica – prima d’ora eravamo fermi a un documento del 922 dopo Cristo che attestò per la prima volta l’esistenza di una chiesa sopra Velate. Ora si aprono nuove interessanti prospettive di studio”. 

L’architetto Giuseppe Stolfi della Soprintendenza ai Beni architettonici e al paesaggio spiega che, prima d'ora, si conoscevano tre fasi della costruzione del santuario, a partire dalla chiesa d’età carolongia-ottoniana del IX-X secolo con abside a emiciclo orientata a est, cui seguì la nuova chiesa d’età romanica, databile tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, ampliata a ovest ed eretta al di sopra della chiesa preesistente, utilizzando il presbiterio come cripta con scala di discesa. “Infine – spiega Stolfi – arriviamo al radicale intervento del 1472-1476 eseguito dall’architetto ducale Bartolomeo da Cremona, detto Il Gladio, e da Benedetto Ferrini di Firenze che per volontà del duca di Milano Ludovico Maria Sforza ampliarono l’edificio romanico da una a tre navate e riedificarono il presbiterio”.

D'ora in poi, gli studiosi dovranno tener conto degli importanti risultati ottenuti dalla campagna di scavi 2014: e cioè che la storia della primitiva chiesa di S.Maria del Monte è precedente di almeno quattro secoli rispetto all'età carolingia-ottoniana. La religiosità lombarda è intimamente legata a luoghi come questo: basti pensare al fatto che il Sacro Monte di Varese, insieme a quello di Ossuccio (Como) e di altri sette del Piemonte, è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco.

 

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