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Aperto a Villa Toeplitz l'archivio di quasi centomila foto di Vivi Papi. Gianmarco Gaspari: "Tra i grandi fotografi del '900"

1982 estate VP 1875-82 sulla torre del Bernascone foto fumagalli

di SERGIO REDAELLI      E’ un incredibile patrimonio di 97 mila fotografie che gli studenti e gli studiosi possono consultare su appuntamento a Villa Toeplitz in viale G.B. Vico 46 a Sant’Ambrogio (www.cslinsubria.it, tel. 0332-21876061). Parliamo della preziosa ”eredità” lasciata dal fotografo sacromontino Vivi Papi che la vedova Annamaria Fumagalli, a sua volta ottima fotografa, ha raccolto e catalogato all’Università dell’Insubria dopo la morte del marito avvenuta il 6 aprile 2005. “E’ un archivio di quasi centomila scatti che documenta la vita intera e la produzione di uno dei maggiori fotografi del Novecento – dice Gianmarco Gaspari del Centro internazionale di ricerca per le storie locali e le diversità culturali dell’Università dell’Insubria - l’archivio è già stato utilizzato per i due volumi d’arte della Storia di Varese usciti l’anno scorso ed è disposizione della cittadinanza”.

A questo originalissimo patrimonio d’immagini è dedicato il video girato da Cesare Gandini, con la voce narrante di Marco Airoldi, che è stato presentato ieri nella biblioteca civica di via Sacco. Esso ripercorre la straordinaria carriera del fotografo varesino attraverso la testimonianza di parenti, amici, colleghi e artisti che tratteggiano aspetti poco noti del suo carattere, concordi nel descriverlo come un uomo paziente, tenace, meticoloso e dalle grandi doti professionali. “Un documentario che inizialmente io non volevo fare perché sono gelosa della mia vita personale – spiega la vedova Annamaria - poi ho pensato che poteva servire alla collettività come fonte di documentazione e mi sono buttata in quest’avventura che è durata più di un anno e mi ha permesso di scoprire lati sconosciuti della produzione di mio marito, non avevo mai visto per esempio le foto che scattò prima che ci conoscessimo, altre immagini le ho riscoperte a apprezzate al momento di catalogarle”.

2014 16 ottobre - foto Bernasconi Enrico  DSC 2387

Vivi Papi (il nome di battesimo, voluto dal padre, è un’esortazione a vivere in libertà) nasce il 10 settembre 1937 in una piccola casa di legno che i genitori stanno costruendo appena sopra la Fonte del Ceppo a Santa Maria del Monte. E’ figlio di Aristide Papi, diplomato all’Accademia di belle arti di Parma, pittore, fotografo e della seconda moglie Maria Gandini, per tutti la Mariuccia, di una famiglia di casbenatt. È una coppia anticonformista e un po’ naif che decide di non mandare a scuola il ragazzo che cresce autodidatta e scatta la prima foto a undici anni con la Leica del padre: è un ritratto dei genitori, con il cane, in via del Ceppo. Il giovanotto fotografa di tutto, persone, paesaggi, cerimonie, matrimoni di parenti e, dopo l’iscrizione al CAI di Varese, rocce, morene e ghiacciai. La sua strada maestra è però la foto d’arte e nel 1958 documenta le condizioni della cripta del santuario di Santa Maria del Monte che cambia la sua vita. Si procura nuove attrezzature, un sofisticato impianto per lo sviluppo dei negativi e la stampa e incomincia a girare la provincia con un approccio fra il giornalismo e l’approfondimento professionale.

Tra i suoi primi lavori ci sono un servizio al monastero di Torba per il professor Carlo Alberto Lotti che, con gli architetti Ferrari e Invernici, sta curando un reportage per La Prealpina sulla tutela del patrimonio d’arte e un’inchiesta fotografica per Silvano Colombo, direttore dei musei civici di Varese, in cui dimostra la sua particolare sensibilità nel fermare la luce e cogliere l’emozione dell’ambiente. La carriera accelera. Collabora con l’architetto Bruno Ravasi, poi con Paolo Zanzi curando in modo esasperato la precisione e il dettaglio tecnico. Si afferma anche fuori Varese e i clienti privati gli affidano la riproduzione d’opere d’arte di loro proprietà. Fotografa il Codice Lattanzio, il primo libro stampato in Italia, 400 pagine in pergamena del monastero benedettino di Subiaco con un sistema di vetri che gli consente di mettere a fuoco le pagine. Entra in società con Mario Bianchi, che insegna al liceo artistico Frattini.

È gentile, disponibile, capace di trovare una soluzione per ogni problema. Conosce Enrico Baj, fotografa Guttuso che dipinge la Fuga in Egitto alla terza Cappella. Dopo il matrimonio e la nascita dei figli, documenta le condizioni delle statue sulla Via Sacra alla vigilia dei restauri con straordinaria finezza di sentimento. Collabora con monsignor Pasquale Macchi, con il restauratore Angelo Airoldi e nel 1984 scatta a Giovanni Paolo II la bella foto d’atmosfera del papa che entra nel monastero delle romite. Gli incarichi si susseguono. Realizza i cataloghi delle quadrerie di Villa Cagnola, dell’Ambrosiana di Milano e dei manoscritti ebraici alla Biblioteca Palatina di Parma, illustra le opere di Giovanni Battista Ronchelli a Castello Cabiaglio, descrive a Morazzone i capolavori di Pier Francesco Mazzucchelli e scatta foto d’arte per libri su Varese, Sumirago, Travedona, Besano, Casale Litta e altri paesi.

Censisce con la Leica a tracolla i dipinti, le sculture, le miniature, i paramenti, i paliotti, i disegni e le ceramiche custoditi al Museo Baroffio riaperto dopo i restauri, immortala la posa dei vagoni e il varo della funicolare nel 1998-2000, fotografa il giubileo, i concerti, le sacre rappresentazioni e le processioni sulla Via Sacra. “Neppure lui immaginava quanto fosse amato e stimato – ricorda l’arciprete don Angelo Corno – lo testimonia il funerale semplice e partecipato che si tenne alla sua morte nel santuario di Santa Maria del Monte gremito”.

“A distanza di nove anni - dice Claudia Biraghi del Centro di storie locali dell’Insubria – il suo archivio che va dai primi anni cinquanta al 2005 è finalmente pronto per essere utilizzato. La fotografia è un documento di studio, come una fonte scritta o iconografica. Attesta fatti e situazioni, confrontata con altre fonti permette di ricostruire i mutamenti rispetto alle epoche precedenti. Spesso, nel caso degli archivi fotografici, mancano dati e informazioni di accompagnamento ma il caso di Vivi Papi è una felice eccezione. La moglie ha contribuito a realizzare le schede che spiegano i processi di produzione e integrano le foto, forniscono dati, chiariscono idee e scelte tecniche, spiegano il contesto in cui sono state scattate, indicano le date e i luoghi dello scatto. Ci sono vedute del territorio utili per documentare i cambiamenti del paesaggio, studi di carattere urbanistico soprattutto su S. Maria del Monte che possono servire per interventi di ripristino, foto di artisti varesini, interni ed esterni di chiese, la documentazione dello stato delle Cappelle all’epoca dei restauri voluti da monsignor Pasquale Macchi a disposizione degli studiosi, foto di ghiacciai dal valore scientifico e documentazione di zone alpine, ritratti del professor Furia e rare immagini del Centro Geofisico Prealpino e tanto altro. E’ una ricchezza per la città”.

Nelle foto: Vivi Papi e la sua famiglia, il celebre scatto della corriera ferma sui tornanti del Sacro Monte nel 1954 e, l'anno successivo, una sosta con il sidecar sull'Appia Antica. Nelle altre foto (di Enrico Bernasconi) Annamaria Fumagalli e alcune immagini della conferenza in via Sacco. Per informazioni, consulenze e appuntamento: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

1996 il nostro autoritratto

 

 1954 VP 850 - da negativa 24x36

1955 sosta sulla Via Appia VP1271

 

2014 16 ottobre - foto Bernasconi Enrico  DSC 2371

2014 16 ottobre - foto fumagalli  DSC 2388

 

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