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Sara Tardonato, il Risorgimento e i temi sacri

FINO AL 26 LUGLIO A MAGENTA

Sara, il Risorgimento e i temi sacri

Una grande installazione per la mostra collettiva Rosso Magenta organizzata dal Gruppo Visconteo Rotary Club Magenta per il 150° anniversario della battaglia


Sara Tardonato e il sindaco di Magenta Luca del GobboUn’installazione all’aperto di 222 x 200 x 200 cm realizzata in bambù, ferro, legno e resina. S’intitola “Rosso di sera” ed è l’opera con cui Sara Tardonato partecipa alla mostra collettiva Rosso Magenta organizzata dal Gruppo Visconteo Rotary Club Magenta per il 150° anniversario della celebre battaglia risorgimentale. La rassegna, inaugurata il 3 maggio alla Casa Brocca in via Mazenta 11/13 con il coordinamento dell’architetto Mario Quadraroli e il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano e Città di Magenta, resterà aperta fino al 26 luglio 2009 (intanto un'altra opera della Tardonato è stata inserita nella collezione parmanente d'arte contemporanea nel complesso di S. Domenico, sede della Provincia di Lodi). Ne approfittiamo per fare due chiacchiere con l’autrice.

- Dalle sofferte figure di creta di gente comune, scultura esistenzialista dei tuoi giovanili viaggi a Parigi, sei passata alle gigantografie floreali e alle riproduzioni scultoree di fiori di grandi dimensioni. Come si spiega quest’approdo alla natura?

Per comprendere meglio l’uomo e le sue espressioni, è necessario approfondire la conoscenza della natura con lo studio delle forme e l’analisi dei colori. La natura ha già delle risposte pronte e il mio compito è saperle interpretare.

- Sembri meno incuriosita che in passato dai temi sociali e politici (la miseria della condizione umana nei saltimbanchi e nei clochard in terracotta, l’aspirazione dell’uomo alla libertà nel Muro di Berlino, la denuncia del razzismo in Nera) e più affascinata oggi, dopo la maternità, dallo splendore e dalla serenità che la natura esprime. E’ una sensazione sbagliata?

Il mio interesse è orientato sempre verso l’uomo ma in modo indiretto, più che altro verso ciò che può aver prodotto o provocato con le sue scoperte. Il potere che gli eventi naturali esprimono è drammatico e sublime. Le mie riflessioni sui cambiamenti climatici e sulla biodiversità, che danno origine alle istallazioni floreali, suggeriscono dibattiti sul tema della trasformazione del nostro ambiente.

L'installazione presentata a Magenta- Si coglie un’evoluzione anche nei materiali che utilizzi: oltre alla terracotta di sempre, il rame e il ferro sembrano curiosamente in contrasto con la delicatezza dei fiori. Poi gioielli di pietra, installazioni, ceramiche e opere grafiche…

L’utilizzo di materiali diversi dal cotto come il ferro, il rame e il tessuto non tessuto, esprime un nuovo linguaggio espressivo; sicuramente più simbolico e volutamente in contrasto con la delicatezza dei fiori dove i petali si cristallizzano in lastre di rame e delicati pistilli si attorcigliano in appuntiti chiodi di ferro brunito.

- In questa fase della tua crescita quanto conta la “lezione paterna” della pittura?

Il punto di partenza è stato senza dubbio l’approccio al colore nello studio di mio padre e il confronto sempre aperto. Oggi però rileggo quella ”lezione” attraverso evidenti contrasti espressi dalle mie sculture concretamente policrome e i suoi ultimi, quasi evanescenti, monocromi dipinti.

- Che cosa rappresentano per te i temi sacri e la spiritualità del Sacro Monte?

I temi sacri sono temi assoluti, quindi sempre attuali e interpretabili in chiave contemporanea, con tecniche espressive nuove. Nella mia opera Lilium, Maria è sintetizzata in una piastrella azzurra, l’Angelo in un sottile nastro di rame e protagonista indiscusso è il giglio bianco, espressione naturale di purezza divina. Così anche un luogo come il Sacro Monte non può che esprimere la spiritualità in ogni suo dettaglio: dalla sedimentazione cronologica delle opere d’arte (Museo Baroffio, affreschi, sculture e architetture delle Cappelle, Fuga in Egitto e Monumento a Paolo VI ) al percorso interiore che ciascuno di noi compie quando cammina lungo le vie tracciate dall’uomo nella natura creata da Dio.

S.R.

 

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