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SPELACCHIO E SPAURACCHIO

Varese, 6 dicembre 2018

C'è molta curiosità e ilarità fra i romani attorno all'albero di Natale giunto da Cittiglio con alcuni rami spezzati, ma prontamente sistemati per essere addobbati e illuminati nella giornata dell'8 dicembre.

L'albero di Natale dell'anno scorso è passato alla storia con il soprannome di “spelacchio”.

C'è ben poca ironia nel definire “spauracchio”, cioè incubo o terrore, pensare che un capolavoro della scultura barocca lombarda possa essere messo in pericolo dall'incuria e dall'indifferenza delle autorità laiche e religiose preposte alla sua tutela.

Si tratta della Decima Cappella dedicata alla Crocifissione di Cristo, una delle 14 Cappelle dei Misteri del Rosario situata sulla Via Sacra realizzata in piena epoca borromaica, quale baluardo di fede contro le eresie provenienti dal Nord Europa.

Da tempo viene sollecitato un intervento per allontanare da questo edificio il rischio di danni dovuti alla vegetazione pericolosa che incombe sul tetto e alla umidità causata da cascate di pioggia provocate dai tombini otturati della sovrastante via Fincarà.

Qualche cenno alla storia e al patrimonio artistico in pericolo forse porteranno ad un movimento d'opinione che solleciti interventi di prevenzione e messa in sicurezza.

L'edificio completato nel 1623, sorge in cima alla lunga salita rettilinea che parte dalla settima cappella, si presenta al visitatore mostrando una tabula che recita “O vos omnes qui transitis per viam attendite et videte si est dolor sicut dolor meus” (O voi tutti che passate per questa via, soffermatevi e vedete se vi è un dolore simile al mio dolore; Lamentazioni di Geremia 1, 12).

L'episodio ospitato nella cappella stupisce il pellegrino per il grandioso modo di descrivere la scena animata da più di 50 statue e da una folla dipinta che si accalca attorno, mentre un vortice di angeli addolorati volteggia sulle pareti curve della cappella.

Questa la descrizione fatta da Laura Marazzi, ex curatrice del Museo Baroffio del Sacro Monte ed attuale responsabile della Collegiata di Castiglione Olona :

“Tutto è azione. Non è stato ancora completato l'innalzamento dell'altissima croce su cui è Cristo: due uomini sono alla base della croce, di spalle, i piedi puntellati e i muscoli tesi per la fatica; a destra un terzo, il viso schiacciato contro la pesante scala che sale fino all'incrocio dei bracci della croce, torce dolorosamente il corpo perché il compagno che gli è di fronte ne trattiene il peso.

Davanti sono distese le croci su cui stanno legando i ladroni. Intorno scalpitano focosi cavalli montati da soldati dagli elmi elaborati. In primo piano, a sinistra, la Vergine è colta nell'istante che precede lo svenimento, mentre una donna la sostiene e un'altra apre la bocca e agita le mani, in un gesto di paura e di sorpresa che dà movimento a tutta la veste, a destra è il gruppo che si gioca a dadi la veste di Cristo. C'è posto per tutti sotto la croce: per il giovane che ospita sulla sella una bella dama come per la zingara con i suoi bambini. Alcuni sono vestiti all'antica, ma altri sono abbigliati secondo la moda del Seicento, perché il pellegrino del tempo possa riconoscersi nei personaggi dell'evento e sentirsi lui stesso protagonista: il fatto sacro è sempre attuale per chi lo guarda con gli occhi della fede.

La felice sintesi tra architettura, pittura e scultura, che nella decima cappella si evidenzia in modo particolare, raggiunge il suo apice quando, nei giorni intorno alla Pasqua, verso le tre del pomeriggio, da due aperture entra un fascio di luce che colpisce Cristo in croce, isolandolo drammaticamente.”

Un pronto intervento di messa in sicurezza della cappella non richiede raccolta di fondi, ma:

  • pulizia dei tombini otturati in via Fincarà e deviazione dell'attuale flusso d'acqua
  • eliminazione delle piante che incombono sulla cappella e sull'arco di S:Ambrogio
  • eliminazione dei rovi e della discarica formatasi in questi anni, ottenendo anche spazi di sosta per quelle auto che continuano a parcheggiare accanto alla XIII cappella.

Cordiali saluti.

De Maria Domenico

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