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La scuola italiana è veramente scuola di vita? Bisogna cambiare

Essere critici non vuol dire essere pessimisti o peggio ancora negatori della verità, ma osservatori del mondo, con l’occhio di chi lo ama e che in virtù di questo amore lo vuole rendere migliore. Credo che la scuola debba recuperare la sua serenità, non debba sentirsi schiava di convenzioni create per soddisfare egoismi personali. Il carattere essenziale del sapere è la sua universalità e la libertà è il suo vincolo. Una libertà che scava nella persona per condurla alla scoperta della bellezza, dei suoi valori, libertà come ricchezza, consapevolezza, stupore, convinzione, fiducia, rispetto, senso di responsabilità e fantasia. La scuola deve ritrovare la sua fantasia, la sua capacità di far sorridere, di far crescere una gioventù convinta che la vita sia un bene straordinario.

Occorre ricreare la cultura della vita e ridurre l’illusione che tutto si possa col denaro. Molti dei nostri guai derivano da una concezione errata della ricchezza, da una mistificatoria politica del profitto, da chi pretende di usare un bene che per sua natura non può e non deve diventare mercificazione o peggio ancora prostituzione. La scuola italiana deve convincersi che l’uomo tende naturalmente ad armonizzarsi con tutto ciò che lo circonda, per conoscersi e conoscere, per rendere più gradevole la sua temporanea permanenza sul pianeta. Quale deve essere, dunque, il fine dell’istruzione?, forse la felicità della persona, certamente la realizzazione della sua dignità. La scuola deve essere soprattutto scuola di vita. Per questo è necessario motivare, fare in modo che essere insegnante sia qualificante e che l’educazione e la formazione abbiano un ruolo primario nella costruzione della città dei valori.

L’educazione è la base e l’istruzione è l’energia che la corrobora, che la rende patrimonio di tutti. Se un bravo docente pianta la scuola vuol dire che qualcosa non ha funzionato nella scuola stessa, vuol dire che il sistema respinge, allontana, non permette di crescere, di far maturare i talenti, di credere con passione nel proprio lavoro. La scuola italiana cambierà quando si tornerà a premiare il merito e tutto ciò che ne consegue. E’ tempo che il popolo si svegli e che la smetta di farsi portare per il naso. La scuola italiana cambierà quando il sistema si accorgerà che per cambiare bisogna partire dalle giovani generazioni, dalle loro aspirazioni, dalla loro voglia di cambiare il mondo, dalla loro fame e sete di crescita armonica rivolta alla vita, al mondo che li circonda, a una crescente voglia di conoscersi per conoscere, di poter vivere serenamente lo spazio e il tempo di una maturazione che guardi all’essere umano nella sua dimensione globale, dove ogni materia è il punto di partenza di un viaggio che continuerà nella vita civile.

La scuola italiana è una scuola vecchia, che bada più a sopravvivere che a vivere, una scuola che assomiglia di più a una prigione dalla quale occorre fuggire per ritrovare la libertà personale. E’ un mondo che chiede di rinnovarsi, di leggere con modalità diverse il grande libro della vita, fuori da quei retaggi che ne hanno incollato la crescita, deve diventare una finestra aperta sull’universo, capace di far tesoro del passato per liberare le energie presenti nella mente e nell’animo umano, quelle energie che diventano creatività, genialità, capacità di scoprire, di stupire, di meravigliare, di sorprendere, in vece di appiattire, come se il sapere fosse sempre uguale, noioso, ripetitivo, legato a convenzioni, a strutture, a convenienze, a umori provenienti ora da destra ora da sinistra. La scuola non è una prigione, è un luogo di crescita umana, culturale, civile e per questo vuole vivere in luoghi adatti, dove lo spirito sia libero di esprimersi, di dilatarsi, di stabilire un giusto rapporto di relazioni e di conoscenze.

Felice Magnani

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