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Quando vediamo crollare le sicurezze, costruite con cura

All’improvviso vediamo crollare le sicurezze che avevamo costruito con cura, pensando che fossero inattaccabili. La sensazione è di smarrimento, di paura. Paura che la vita non sia più quella che avevamo immaginato lasciando libero sfogo alla fantasia, alla capacità di immaginare che il nostro mondo fosse il migliore dei mondi possibili. Essere testimoni di una radicale trasformazione è inquietante. Siamo sospesi e la sospensione genera incertezza. Chi parla intorno a noi lo fa adducendo motivazioni di carattere globale, europeo, internazionale, anteponendo macrorealtà alla piccola storia quotidiana che ognuno di noi vive, impedendo in tal modo alle persone di capire quale siano la condizione, lo stato, il presente, il futuro, la nuova via da seguire.

La cultura, nella maggior parte dei casi, stenta a coniugare il verbo fare con ricordare, il verbo credere con la nostra storia sociale, artistica, politica e religiosa. In molti casi siamo ancora quelli di un dualismo irrisolto, di una dicotomia che ci perseguita da anni, di testimoni che non sanno o non vogliono sottoporre a giudizio critico il proprio modo di essere in relazione al tempo. Riesce sempre più difficile credere, essere convinti di una eternità o pensare che la rinuncia sia una ricchezza. Viviamo il tempo di una parziale o totale cancellazione di quei freni inibitori, che ci consentivano di capire il giusto e l’ingiusto, il ragionevole e l’irragionevole, il buono e il non buono, è come se avessimo improvvisamente scoperto che Dio è solo uno spauracchio per creduloni.

L’ondata di benessere si scioglie tra illusioni e speranze, lasciando sul campo una melanconica contemplazione di consumi irrisolti, di gente che dopo aver assaporato tutto non ha più la forza di guardare in faccia la realtà e cambiarla. Di fronte alla paura di vivere l’uomo cerca vie di fuga, dimenticandosi la ragione della sua essenza e della sua presenza, che non ha nulla a che vedere con la corruzione, la sottrazione indebita, la violenza, la prevaricazione, la mancanza di rispetto. E’ allora che sentiamo il bisogno di essere aiutati e di aiutare, è allora che prendiamo di nuovo coscienza della nostra realtà, di chi siamo e che cosa cerchiamo sul cammino della nostra vita, è allora che sentiamo la necessità di ripristinare un’armonia con quel mondo che abbiamo troppo disinvoltamente trascurato.

Felice Magnani

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