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La scuola e la cultura sportiva insegnano ad aver voglia di fare

Quale contributo può offrire l’esperienza scolastica alla cultura sportiva? Un grosso contributo, se tra scuola e sport si crea una relazione stabile, significativa e autorevole, fondata sul riconoscimento giuridico/istituzionale dell’attività motoria e dello sport nello sviluppo armonico della personalità. La cultura sportiva è innanzitutto cultura di vita. Dunque tra le due non c’è distinzione, differenza, contrapposizione o antagonismo, ma identificazione, complementarietà e integrazione. La nostra Costituzione è molto esplicita, lo è al punto che pur non facendo nessun riferimento diretto all’attività motoria e allo sport, enuncia norme che ne legittimano l’esistenza. Lo fa con la prudenza di chi uscendo da una visione muscolare vuole ricomporre il valore di un esercizio non imposto, ma condiviso, scelto, nell’ambito di una libertà che nasce e cresce nella sua naturale convergenza all’associazionismo, all’ aggregazione, alla possibilità di esprimere nel modo più ampio e profondo il senso di una democrazia che cerca nel “nuovo ordine” costituzionale il desiderio di ricompattare i valori fondamentali dell’uomo e del cittadino.

La cultura sportiva è soprattutto cultura dell’armonia, della capacità di saper unire la conoscenza di sé a quella degli altri, a quella del mondo che ci ruota attorno, in una posizione di scelta libera e responsabile. Solo chi si conosce, chi ha una chiara percezione del proprio corpo, del proprio livello emotivo e affettivo sa predisporsi ad una lineare dialettica umana, sa costruire modelli affidabili e credibili di democrazia esistenziale. E’ in questa prospettiva che si fa strada quella cultura dello sport che mira a restituire all’uomo ciò che l’autoritarismo, la guerra, il razzismo, la violenza e il consumismo le hanno tolto. La scuola può essere il volano della cultura sportiva, ma deve essere messa nella condizione di saper e di poter fruire di tutto ciò di cui la cultura sportiva è portatrice. Per troppo tempo, infatti, è mancata una apertura vera e profonda allo sport, capace di fornire strumenti necessari allo sviluppo di una personalità armonica, indipendente, sicura, capace di inserirsi nel cuore della vita. Viviamo l’epoca di una cultura che ricerca nuove dimensioni e nuove collocazioni.

La scuola può fare moltissimo per la cultura sportiva, ma deve adottare una diversa visione dell’attività motoria e dello sport, deve abbandonare ogni forma di frustrazione e dedicarsi alla capacità dell’essere umano di saper rispondere adeguatamente alle richieste soggettive e oggettive del <nuovo mondo>. Se non riconosciamo la nascita di un <nuovo mondo>, non saremo in grado di sviluppare forme di conoscenza adeguate. E’ in questa fase difficile che occorre riscoprire lo spirito dell’Olimpiade, la capacità di saper corrispondere sul piano umano e sportivo la “teologia” del villaggio olimpico, dove ciò che conta è il sistema delle relazioni umane, la voglia di conoscersi, di dialogare, di stabilire contatti, di ricreare in grande il sistema della famiglia umana, dove la forza sta nella capacità di saper andare incontro all’altro, in un rapporto consapevole di diritti e di doveri, di competenze e di volontà, di conoscenza e di rispetto.

Vivere la cultura sportiva significa vivere concretamente la bellezza di valori, talenti e risorse che promuovono, consolidano e potenziano l’evoluzione umana, la sua capacità di affrontare con sicurezza i rapporti e le relazioni sociali. La scuola può davvero stimolare la cultura sportiva, ma deve poter essere riconosciuta come realtà dinamica, variabile, capace di saper assemblare valori e risorse, di rinnovarsi, di cogliere le opportunità di una società che muta rapidamente. Una scuola che si apre ad un concetto di cultura più ampio, dove le risorse rivestono un ruolo determinante nella formazione di una personalità armonica ed equilibrata, capace di consapevolezza e di coscienza. In qualche caso varrebbe la pena soffermarsi sul significato della parola cultura, spesso usata come strumento discriminatorio, come forma elitaria del sapere umano, come strumento di potere, di esercizio di dominanza e di manipolazione. La scuola ha proprio il compito di creare le basi per una civiltà della crescita consapevole, alla quale la cultura sportiva fornisce un contributo essenziale di comprensione e di conoscenza. La scuola è il luogo in cui le discipline crescono, si liberano da tutte le forme pregiudiziali che le caratterizzano.

La cultura sportiva s’incarna nelle vite degli atleti che l’hanno creata, vissuta e promossa. Diventa protagonista concreta della storia personale delle persone e della comunità, perché ne vive gli umori e le aspirazioni. Si tratta di creare una scuola che stimoli il dinamismo operativo, la voglia di fare, di costruire, di vivere concretamente la propria identità, di essere protagonisti interattivi del sapere, combattendo la sedentarietà scolastica che ha caratterizzato la scuola del passato. Si tratta di rompere il muro della paura, perché la paura genera immobilismo fisico e mentale, incapacità di sviluppare forme evolute di conoscenza di sé e del prossimo. Scuola della consapevolezza, della stima e dell’apprezzamento, dell’incoraggiamento a intraprendere, scuola della concretezza e della fantasia, dove i talenti sviluppano sempre nuove forme di conoscenza. Scuola della dignità, dove anche la sconfitta diventa passaggio obbligato di crescita e di sviluppo fisico e mentale, dove ciascuno trova spazio e tempo per autodeterminarsi come persona e come cittadino.

Scuola dell’integrazione umana, che sa raccogliere e orientare le aspirazioni, il senso della fratellanza, della reciprocità, della condivisione e della critica costruttiva che ci permette di migliorare sempre un pochino di più la nostra condizione umana. Scuola che educa a conoscersi, a rispettarsi, a riflettere sulle ricchezze del mondo, sulla capacità di godere e apprezzare le cose belle della vita. Una scuola che sa mettersi in discussione, che sa riconoscere le proprie inadempienze, che sprona l’essere umano a pensare, a creare, a diventare protagonista della sua vita. Scuola della comprensione e della tolleranza, dove le discriminazioni diventano ricchezza individuale e collettiva e dove le diversità sono solo momenti di rafforzamento dell’identità di ognuno. Scuola dove il particolare e l’universale s’incontrano in un clima di crescita comune.

Felice Magnani 

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