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Integrare e integrarsi significa accettare il gioco delle regole

Viviamo un momento difficile, dove succede spesso di essere spettatori di palesi contraddizioni e di profonde incomprensioni che nascono da una impreparazione di base che genera conflitto. Fino a quando il conflitto rimane all’interno di una giustificata ricerca di convergenze può anche generare investimento, ma allorquando diventa guerra di posizione per annientare genera morte e distruzione. In questo momento manca una politica della qualificazione costruttiva. Quella attuale è la politica dell’immaturità strutturale, quella che non ha occhi e orecchi per vedere e comprendere le nuove finalità dell’antropologia umana. Gli schieramenti si combattono senza esclusione di colpi per contendersi la pancia dell’elettorato, una pancia sempre più gonfia e obesa, ormai prossima a scoppiare, incapace di metabolizzare la grande quantità di “cibo” ingoiato in fretta e furia e lasciata in balia di una sopravvivenza che ha tutto il sapore di una vecchia e decadente letteratura crepuscolare che si affida strategie conservative per difendere e promuovere se stessa.

La tendenza attuale, come ieri, come oggi, come sempre, è quella di rincorrersi sul personale, su millenarie questioni di natura identitaria e d’immagine, piuttosto di affrontare con la giusta determinazione le complessità di un mondo in repentina trasformazione, di fenomeni che non hanno nulla di chiaro e che meritano quindi investigazioni sempre più chiare e precise. Come sempre l’Italia è alle prese con personalismi irrisolti, con una politica che a furia di difendere se stessa e i propri privilegi non è più in grado di spingere lo sguardo più avanti, dove l’intuizione diventa strumento indispensabile per capire, comprendere, investigare, orientare e rinnovarsi. Non c’è più nulla di scontato, tutto è in movimento. Radicali trasformazioni dell’etica, della cultura, dei modelli democratici hanno preso il sopravvento e richiedono spiriti capaci di correre pari pari col tempo e le sue richieste. Fermarsi e lasciare spazio alle occasionalità, senza sviluppare alcun tipo di progettualità specifica significa stendere un tappeto rosso a ogni forma di prevaricazione.

E’ in queste circostanze infatti che la delinquenza singola e organizzata affonda il suo potere tentacolare. E’ così che lo Stato diventa ostaggio di poteri palesi e occulti, è così che la struttura democratica si dissolve, lasciando sul campo le sue risorse più significative, quelle che hanno permesso di muovere i primi passi di libertà. Si tratta quindi di promuovere il corso della democrazia, di potenziarlo e svilupparlo, di permettergli di respirare il vento del cambiamento, senza abdicare alla bellezza e alla forza di quei valori che ne hanno fatto la storia e che vogliono continuare a farla compatibilmente con i cambiamenti di un mondo che chiede sistematicamente di essere capito, promosso e valorizzato nelle sue componenti etiche e umane. La politica non è più politica se non è in grado di saper rispondere ai bisogni della gente. La forza e la bellezza del sistema democratico così ampiamente confermato nel corso della nostra storia mediterranea consistono nel saper rispondere sempre e ovunque alle voci di necessità e bisogni che vanno oltre le parole e gli scritti, per conformarsi nelle attese di persone che chiedono disperatamente atti di dignità.

La democrazia di oggi è fragile, scontata, stanca, priva di slanci ideali e in molti casi è vittima di chi l’ha coltivata per sorprenderla per trasformarla in uno strumento di benessere personale, sottraendola ai cittadini, ai loro sogni, alle loro richieste, alla loro voglia di essere protagonisti delle grandi trasformazioni che caratterizzano la storia dell’umanità. Mai come oggi il politico deve essere in grado di intuire, interpretare, arrivare, comporre, intraprendere, orientare, senza mai venire meno ai principi e ai valori fondamentali della convivenza civile. Solo chi è veramente figlio dello spirito democratico saprà comunicarlo con entusiasmo e buona fede a chi lo attende per iniziare un cammino di vera e profonda trasformazione. Viviamo nel cuore di un’area mediterranea che ha sviluppato da sempre l’amore per l’essere umano, per tutto ciò che lo caratterizza e che lo invoca. Democrazia è anche fermezza, rispetto, sicurezza, capacità di individuare con slancio e fermezza le attese di chi non sa come e quando iniziare il suo percorso di vita umana, confermando che lo stato democratico ha il diritto e il dovere di intervenire con autorevolezza per realizzare il bene di tutti i cittadini senza distinzione di pelle, religione e di appartenenza politica.

Integrare e integrarsi significa accettare il gioco delle regole democratiche a cui tutti indistintamente devono attendere senza rinunciare al valore storico e personale delle culture di provenienza. Non giovano allo sviluppo della democrazia l’antagonismo, l’invidia, la violenza, l’arroganza, la pretesa di rifiutare l’altro o di sentirsi padroni in casa d’altri. Tutti hanno il diritto dovere di vivere la democrazia secondo le regole e i valori che essa contiene e promuove. Una democrazia deve essere capace di generare, rilanciare, promuovere, innovare, orientare, deve essere capace di ripartire sempre, per far capire all’uomo che siamo tutti responsabili e che l’unione delle energie è l’unica via per rimettere in moto il sentimento dell’amore, così radicalmente violentato in questi anni di corruzione del genere umano.

Felice Magnani

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