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VALORIZZARE E' IL SEGRETO DI UN LAVORO DAL VOLTO UMANO

La natura umana ha spesso subito le ingiustizie del tempo e della storia, rimanendo vincolata ad archetipi e stereotipi creati ad hoc per imbrigliare la voglia di libertà dell’uomo, la sua vocazione alla felicità e al benessere, il suo innato desiderio di abbracciare le emozioni legate a una vita ricca e flessibile. Per molto tempo ricchezza e povertà hanno contrassegnato il cammino di uomini, donne e bambini, marchiando la vita come se si trattasse di un bene definito a priori nelle camere della furbizia umana, vocata alla ricerca di un primato o di un profitto da difendere. Per secoli il dono più grande non ha avuto la possibilità di realizzarsi, di potersi delineare e concretare nelle forme riconosciute. Le negligenze umane hanno cancellato ai diritti e ai doveri l’opportunità di evolvere, di diventare strutture portanti di quella straordinaria avventura che è la vita e così l’umanità si è trovata in molti casi sottomessa, schiacciata, privata del suo diritto alla felicità, chinandosi su se stessa a raccogliere iniquità distribuite a spalmo da chi ha intravisto la possibilità di utilizzare l’altro per rafforzare se stesso. Sulla storia del potere ci si è soffermati molto poco e per la verità si è sempre cercato di raggirarlo, come se si trattasse di un male inevitabile. La storia è stata, in moltissimi casi, storia di schiavitù, perpetrate con la ferma volontà di impedire alla natura umana di prendere coscienza della sua bellezza, delle sue finalità sublimi. Fortuna e sfortuna si sono alternate, salvo soccombere di fronte a un’intelligenza usata per scopi inverecondi. Si è preferito ridurre lo spazio del benessere a pochi eletti, che hanno manipolato con grande abilità la buona fede e l’innocenza di persone nate per godere dello stupore universale. Sottomettere, schiavizzare, privare, usare, depredare, svuotare, hanno caratterizzato la storia umana dall’origine ai giorni nostri. L’intelligenza si è via via svuotata, è stata svuotata, ha perso la sua forza evocativa, ha dovuto cedere l’onore delle armi all’arroganza e alla prepotenza, a consumate lobby dell’ignoranza che, sull’ignoranza stessa, hanno costruito la loro fortuna. Eppure il segreto è proprio di pulcinella, è sotto il naso di tutti, di tutti quelli che vogliono veramente cambiare se stessi e il mondo chi ci sta attorno. Qual è il segreto? Semplice: valorizzare. Prendete un ragazzino un po’ stupido e trasgressivo e valorizzatelo, fategli sentire che è una presenza importante, che è unico, che ha delle qualità, aiutatelo a trovarle, dategli un incarico, investi telo di una responsabilità e vedrete che si sentirà importante e imparerà a vedere se stesso e il mondo sotto una luce diversa. Quanti lo fanno? Pochissimi. Sono veramente pochissimi gli educatori che sanno valorizzare, che trasmettono l’identità, che fanno sentire importanti le persone, che le aiutano a scoprire quanto di bello e di importante alberga nella persona umana. Quello dell’educatore è un compito straordinario, ma richiede una grande capacità di credere e di vivere la vita in tutta la sua ricchezza e la sua bellezza. A scuola ci piaceva sentirci nominati, capiti, accarezzati, gratificati e se per caso quel professore ci ignorava e continuava a trattarci con freddezza e distacco ci rintanavamo nella nostra malinconia, in attesa di un sorriso o di una parola di comprensione. Risulta evidente che la persona valorizzata rende molto di più, si appassiona allo studio e al lavoro in generale, si sente parte attiva. Valorizzare la persona è l’atto più cristiano e solidale che esista, perché insegna ad amare, ci fa capire chi siamo realmente e come possiamo offrire agli altri le nostre capacità, la nostra personalità, la nostra visione del mondo. Valorizzare non costa niente e fa bene alla salute. Quante lotte sindacali in meno ci sarebbero state se gl’imprenditori avessero trattato i loro dipendenti con generosità e rispetto. Quanti poveri in meno per le strade se le pubbliche istituzioni avessero agito in difesa della dignità umana. Quanta violenza in meno se l’educazione fosse stata al centro delle iniziative sociali. Quanto lavoro in più se al posto di balzelli e regole inutili si fosse dato più spazio alla persona, ai suoi bisogni e alle sue necessità, al suo bisogno di inclusione. Quanti problemi in meno se la famiglia e la scuola fossero più vicine alla crescita umana, culturale e sociale dei più giovani. Gli effetti di una mancanza di valorizzazione della persona umana sono sotto gli occhi di tutti, ne prendiamo atto quotidianamente sulla base di esperienze personali e grazie alla martellante comunicazione sociale dei mass media, in particolare della televisione. Valorizzare non costa niente e opera miracoli. Certo bisogna crederci e provarci, mettendo sul campo quell’autorevolezza che è che è la chiave di volta di tutto il sistema educativo.

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