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MANZONI CREDE NELLA GIUSTIZIA

Nell’etica manzoniana non esiste giustizia senza rispetto della libertà, libertà che non è solo affrancamento dalla schiavitù, ma soprattutto condizione umana e morale della persona, rispetto della sua identità. Giustizia come esercizio educativo dunque, non espressione castale. Renzo crede nella giustizia, le si appella, ma la rifugge quando si accorge che è distruttiva della dignità. La giustizia di Manzoni è aspirazione naturale della gente comune, cresciuta nel patrimonio ereditario di una cultura che nasce, cresce e si sviluppa nell’armonia di regole familiari e comunitarie precise, che non ammettono disobbedienza. Una giustizia che è soprattutto speranza, espressione di una maturità personale, che impone sempre un confronto serio tra pensiero e azione, tra ciò che è lecito e ciò che invece non lo è. Si evince l’aspirazione giustizialista dello scrittore, italianità che si realizza prima di tutto nella coscienza di ciascuno, nella consapevolezza individuale e collettiva di quali siano i diritti e i doveri che devono governare le persone. Per rendere concreto il suo messaggio legalitario il grande autore milanese si appella all’immagine ambigua e contraddittoria del dottor Azzeccagarbugli, personaggio che conferma la genialità chiaroveggente di Manzoni, capace come nessuno di individuare e risolvere pedagogicamente le iniquità umane, in una dimensione universale. Il dottor Azzeccagarbugli esprime infatti la condizione umana di chi si piega alla volontà del potere, di chi antepone all’esercizio della giustizia, la tutela dell’interesse e del profitto personale. Siamo molto lontani dalla coscienza sacrificale di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, da quella del generale dell’Arma, Carlo Alberto Dalla Chiesa e del commissario Calabresi, rappresentanti di una giustizia/servizio, dedizione assoluta al bene supremo dello Stato. Manzoni sa che la giustizia vive di umanissime imperfezioni e che, proprio perché umana, ha bisogno di voci che ne amplifichino la presenza. In questo senso ha avuto il grande merito di aver intuito le retrospettive vichiane di una storia che riconferma i suoi errori, salvaguardando l’aspirazione alla conversione. Cambiano dunque le condizioni storiche, ma le civilissime e genialissime intuizioni del grande scrittore milanese accompagnano ancora la speranza dell’uomo giusto, che lotta con grande fermezza e con coraggio contro le iniquità di una società in cui la giustizia è diventata, in molti casi, esercizio di una lucrosa professione. Resta la sofferenza dell’uomo giusto, di colui che vive cercando di rispettare tutte le regole del gioco, anche quelle che parlano il linguaggio della sofferenza e della iniquità. A tutela della giustizia, quella vera, resta intatta la filosofia cristiana di Manzoni, che si riassume nella risposta di Fra’ Cristoforo a Don Rodrigo: “Verrà un giorno...”. E’ anche in questa prospettiva che occorre vivere la giustizia, come valore perfettibile.

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