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SPERIAMO IN UNA NUOVA STAGIONE… DEI VALORI

Parlare di valori in una società che li ha persi per strada non è cosa facile. Se dai uno sguardo alla realtà attraverso il tuo occhio critico e quello altrettanto critico dei mass media corri il rischio di immergerti in un catastrofismo da cui riesce poi difficile riemergere. I telegiornali abbondano di omicidi, di casi irrisolti, di delinquenza organizzata, di violenze di ogni tipo, di figli che ammazzano i genitori, di anziani trovati morti, di persone scomparse: siamo di fronte a veri e propri bollettini di guerra, a situazioni che generano sconforto, abbattimento, frustrazione, hai la netta percezione di vivere appeso a un filo. Quando esci per strada tieni alta l’allerta: eviti gli angoli bui, passi alla larga da zone “minate”, ti guardi attorno con fare circospetto e l’individuo che ti passa accanto o quello che hai di fronte non è sempre quello della porta accanto, quello di cui ti puoi fidare, in molti casi ha le sembianze di chi brancola nel buio, di chi non ha più nulla da difendere o da guadagnare. Rimane quella sorta di sana incoscienza che ti porti dentro e che aiuta moltissimo a smontare il livello di insicurezza che abbiamo accumulato in questi anni di marasma generale. La sensazione è che viviamo un momento estremamente delicato e complesso, dove tutto procede per una sorta di dinamismo autoctono, ma si tocca con mano la mancanza di valori, di quei preziosissimi beni che stanno alla base di una comunità coesa, forte e democratica. Non occorre essere psicologi provetti, dirigenti di primo livello, presidenti o acutissimi osservatori per rendersi conto che in molti casi siamo nelle mani del nulla e che basta pochissimo perché possa succedere l’imprevisto. Diversi sono i problemi che rendono disarmonica e confusa la realtà in cui viviamo: una migrazione spesso priva del suggello della legalità, una caduta verticale dell’autorità nella sua dimensione etica e legalitaria, la crisi della famiglia, alle prese con modelli innovativi estremamente precari, una gioventù senza lavoro e senza prospettive, che spesso naviga disorientata alla ricerca di un approdo, una maleducazione minorile che in molti casi sfocia in varie forme paradelinquenziali, una democrazia che fa acqua da tutte le parti. Alla base c’è una evidente mancanza di rispetto delle regole democratiche, quelle che ci hanno insegnato con estrema cura i nostri genitori e i nostri insegnanti, quelle che abbiamo appreso studiando con impegno anche quando non ne avevamo voglia. Mancano tantissimo quei nonni che, magari, non ci accompagnavano a scuola in macchina, ma che erano finissimi comunicatori di storie e di esperienze personali. Dopo anni e anni di impegno comunitario ci si trova all’improvviso catapultati nel regno dell’imprevisto e dell’imprevedibile, privati di quelle garanzie costruite con tanta fatica e sofferenza. Ti senti spiazzato e in molti casi prevaricato proprio mentre stai soffrendo anche tu la mancanza del lavoro, la difficoltà di una malattia, l’impossibilità di affrontare dignitosamente il tuo presente e il tuo futuro. Ti senti straniero a casa tua e in molti casi devi “scappare” per crearti una identità, devi sottometterti a varie forme di tirannia perpetrata da legislatori o presunti tali che operano sulla base di interessi occulti. Hai la netta impressione di non contare più nulla e di doverti affidare a chi della tua lingua e della tua cultura non gliene importa niente. I giovani vivono allo sbando e i vecchi sono affidati a ricoveri o a badanti con una scarsissima conoscenza della lingua e degli affetti italiani. Si stanno perdendo i filtri generazionali, quei passaggi affettivi che segnavano l’evoluzione umana e culturale della persona e della comunità. D’improvviso si ha la sensazione di vivere una condizione di grande precarietà. Riaffiorano gl’interrogativi che hanno alimentato le storie del passato, le paure e le incertezze di chi non sapeva dove appoggiare la propria esistenza. Si tratta di un mondo che impone pieitisticamente di accogliere tutti anche quando riesci a malapena ad accogliere tuo figlio o tua figlia, a disegnare una prospettiva, un’idea concreta di sopravvivenza. Chi idealizzava e promuoveva la democrazia come conquista legalitaria, si trova di fronte a una sarabanda di situazioni anomale, gettate sul campo senza alcuna programmazione, che vanno risolte lì per lì, al momento, senza il supporto di indicazioni precise. Non puoi rifiutarti di obbedire, il metodo è lusso per benpensanti. Bisogna dire sì e agire, anche se l’azione è molto spesso assolutamente priva di sostanza razionale, inventata al momento quando abbonda la fantasia. Si lavora e ci si muove sull’onda di impulsi, di necessità, di bisogni di cui non si comprende fino in fondo l’origine e la provenienza, di cui riesce difficile determinare e definire il senso. Vedi e senti professionisti del tutto e del nulla che occupano stabilmente il video televisivo anche dopo trenta, quaranta, cinquant’anni di onorato servizio. Ti imbatti in una chiesa alle prese con mille difficoltà, con preti costretti ad affrontare problemi che in qualche caso sono molto più grandi di loro. E’ in questa ridda di incertezze, prevaricazioni e cancellazioni che l’umanità annaspa alla ricerca di un’ identità, cercando i nuovi valori, quelli che dovrebbero restituire credibilità e ordine a un mondo disordinato e confuso. Le attese sono tante. La famiglia si attende una conferma e un sostegno, consapevole di essere stata tra alti e bassi il punto di forza della rinascita di un paese devastato da guerre e incomprensioni, ma deve fare i conti con spinte di vario ordine e natura, che godono dei primi piani dei media, sempre più a caccia di curiosità, ma poco disponibili a percorsi di natura autenticamente propositiva. Oggi fanno notizia le trasgressioni, le cose proibite, le diversità esagerate, un lontano che ti piomba tra capo e collo con la pretesa di ricevere tutto. L’accoglienza è diventata una sorta di passaggio obbligato per la visibilità politica, per i primi piani, per ritagliarsi una celebrità anche passeggera. Succede tutto e il contrario di tutto, mentre giovani anziani frequentano sempre più spesso le mense dei poveri, rovistando tra gli scarti e i rifiuti. All’improvviso devi provvedere a persone che vagano tra parchi e vicoli, senza meta, a poveri provenienti da varie parti d’Europa e del mondo, devi difenderti dai terroristi che minacciano la tua libertà, il tuo modo di vivere e di pensare, che usano Dio come se fosse il loro referente naturale e allora ti rifugi nei pochi valori rimasti, quelli per i quali i nostri genitori e i nostri nonni hanno combattuto, lavorato strenuamente, sudato e sofferto. Cerchi di lottare, di non lasciarti sopraffare, di dire apertamente quello che pensi, sfidando l’invidia e la protervia di chi si sente ancora il padrone del mondo. Cerchi di dimostrare con i fatti che il volontariato non è solo pane e vino, ma qualcosa che tocca l’animo umano, che lo rassicura, che gli fa capire quali sono le strade da percorrere per vivere dignitosamente senza pretendere la luna. Il presente e il futuro sono incerti, si parla sempre più spesso di economia e di finanza, di banche e di lavoro, ma la gente sparsa nelle periferie soffre la mancanza di sicurezza, l’indifferenza, la mancanza di progetti educativi, di attenzioni da parte dell’autorità amministrativa, fa molta fatica e in molti casi soccombe di fronte all’indifferenza e all’egoismo di chi è pagato profumatamente per costruire la città dell’uomo. E’ in questo clima caotico e pericoloso che l’umanità attende una collocazione, in cui prevalgano il buon senso, l’onestà, la sicurezza e l’amore per le creature. E’ in questa situazione che risulta necessario saper osservare il mondo facendo un profondo esame di coscienza, prima di dichiararsi paladini di una civiltà che abbiamo contribuito a svuotare dei suoi contenuti primari, lasciandola in preda al dissesto, al disagio, alla paura e a un’assoluta mancanza di punti di riferimento stabili.

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