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IL DIRITTO, UN BENE FONDAMENTALE DEL CITTADINO

di felice magnani

Nella Carta Costituzionale si parla di diritti come di beni che definiscono la natura stessa della dignità e della legalità umane: il diritto al lavoro, allo studio, alla cittadinanza, alla libertà di parola e di pensiero, alla libertà di stampa, ma quante persone, oggi, sanno valutare il significato o l’essenza di un diritto? Quanti sanno distinguere un diritto da un dovere? Si assiste ad un progressivo, ma inesorabile svuotamento di questi pilastri della democrazia italiana. Tutto è diventato possibile, viviamo infatti l’epoca della possibilità come fenomeno giustificativo di un’azione o di un atto, l’epoca dello svuotamento legale dell’autorità come forma di promozione e di organizzazione sociale. L’autorità sopravvive come icona, come simbolo, ma non ha più forza decisionale, non riesce a collocarsi in un mondo dominato dalla forza economica del potere. La coscienza del diritto, che ha sancito la nascita del nostro stato nazionale, elevandolo al rango di democrazia europea, è sprofondato nell’arbitrarietà, perdendo la sua forza generativa e realizzativa. Col passare del tempo il diritto è diventato una sorta di ricatto, un assoluto scevro da ogni legame col dovere, è stato completamente svuotato della sua energia morale, del suo livello spirituale, della sua dimensione umana, per ridursi al ruolo di pezza giustificativa per sancire le manipolazioni umane. Siamo cresciuti in una realtà che ha perso di vista la sua storia, la sua unità, la forza dei suoi valori e che si è lasciata irretire dalla potenza corruttrice del denaro, eludendo la sacralità del diritto e quella del dovere. Oggi l’uomo agisce sulla base di bisogni istintivi, di stereotipi, di consolidate omonimie, eludendo ogni forma di autorità morale. Il nostro modo di vivere è governato dalle cose, è subordinato alla materialità, è dominato dall’emulazione, dall’apparenza, abbiamo emarginato il pensiero come strumento di elaborazione e conoscenza, lasciando via libera alle forme più sfrenate di edonismo. Tutto è in funzione del benessere materiale, tutto viene concepito in ordine al piacere. La risposta deve essere gradita e immediata. La nostra coscienza ha sradicato il senso dell’indefinito, la ricerca d’identità come strumento di riappropriazione, l’espressività creativa come momento di auto gratificazione personale. Il diritto alla vita è diventato un opzional nelle mani di gente senza scrupoli, pronta a tutto pur di soddisfare i propri bisogni materiali. E’ tempo di ridefinire il concetto di comunità, d’identità della persona umana, di legalità, di legge, di diritto e di dovere. Occorre ripartire dalla coscienza individuale e da quella collettiva, per ripristinare la fiducia nelle istituzioni, nelle norme, negli uomini e donne che le rappresentano. Uno dei diritti fondamentali è quello alla sicurezza, un diritto che non trova più risposte adeguate né da parte delle leggi né da parte degli uomini che dovrebbero avere il compito di farle rispettare. Una società che vive nella paura non è più una società democratica e apre il campo a barbarismi di ogni genere, che portano inevitabilmente alla dissoluzione dell’ordine democratico. Rafforzare il diritto significa educare il cittadino a vivere dignitosamente la sua dimensione esistenziale, facendo riemergere l’educazione di un paese.