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IL PUNTO DI VISTA

di felice magnani

I ragazzi sanno pensare, ragionare e sognare. Sono se stessi, alle prese con una realtà non sempre facile e spesso contraddittoria. Il loro grande vantaggio sui pessimismi della società in generale è la grande voglia di crescere, di affermarsi, di affrontare con entusiasmo e passione la vita che li attende. La loro fiducia ci aiuta ad essere ottimisti, a credere anche se spirano venti di guerra. La famiglia è nel loro cuore. Il papà e la mamma sono comunque punti di riferimento fondamentali. I giovani amano la famiglia e un giorno vorrebbero averne una uguale o diversa rispetto a quella di appartenenza, com’è giusto che sia. Ci chiedono di amarli, di aiutarli, ma anche di orientarli con regole certe, che non diano adito a troppi dubbi o incertezze, chiedono soprattutto esempi concreti. Stuzzicano la nostra attenzione, perché vogliono dialogare, comprendere, capire, vogliono soprattutto imparare a confrontarsi col mondo e le sue difficoltà come protagonisti, convinti che un giorno saranno loro a prendere in mano le leve del comando. Desiderano avere un rapporto maturo con la realtà che li circonda e pretendono giustamente di essere trattati con rispetto e dignità, compagni di viaggio di un cammino nel quale giovani e adulti hanno qualcosa di importante da imparare. Ci chiedono di lavorare insieme, di collaborare, di partecipare alla costruzione educativa non da subalterni. Uno dei problemi principali dei giovani è la solitudine, la mancanza di comunicazione familiare e sociale. In molti casi non sanno con chi sfogarsi, a chi comunicare le proprie gioie e le proprie incertezze, non trovano sul loro cammino relazioni accoglienti. I genitori molto spesso non hanno tempo e preparazione sufficienti per affrontare i problemi dei propri figli, i quali cercano conforto in approssimative vite di gruppo. In alcuni casi diventano schiavi della televisione e del motorino. Trascorrono giornate intere senza meta, senza un obiettivo, senza qualcuno che si occupi di loro. Viviamo in una società che è molto individualista, tutta protesa alla conquista del proprio spazio, una società che pensa molto a se stessa e poco ai giovani. Fondamentale è la collaborazione tra agenzie educative, istituzioni, famiglia e scuola. La scuola non può fare tutto, non può essere contemporaneamente padre, madre, insegnante, amica e sorella, ma se potenziata può interagire molto positivamente. Se dunque le istituzioni lavorano insieme, in un dialettico sistema di condivisione per raggiungere obiettivi comuni, avremmo molti meno problemi legati alla trasgressione, alla dispersione, alla mancanza di rispetto, alla maleducazione. Purtroppo la scuola e la famiglia sono poco amate dalla società, poco seguite, protette e potenziate, con tutto ciò che ne consegue. La terra dei sogni non esiste, il mondo è quello che ci viene incontro tutte le mattine e con il quale dobbiamo misurarci in un clima di assoluta collaborazione. In troppi casi le istituzioni vanno per proprio conto, inseguono i propri miti e lasciano l’educazione in balia del vento. Dialogare con i giovani diventa indispensabile, se vogliamo costruire un futuro civile, educato e di piena soddisfazione per tutti.