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IL MONDO CI PASSA ACCANTO OGNI MATTINA

di felice magnani

Ogni mattina un incontro: mai uguale, mai scontato, mai privo di senso. Ogni persona che ci passa accanto è una parte di noi, del nostro essere, delle nostre aspirazioni, è parte fondamentale di quello straordinario sistema organizzato, che si chiama vita. Tutti amiamo, lavoriamo, preghiamo, ci tuffiamo nelle vie, nelle strade, nelle piazze, nei luoghi che animano il nostro amore, la nostra voglia di bellezza, il nostro essere, alla perenne ricerca di qualcosa che appaghi il nostro desiderio di vita. Una parola, una frase, uno sguardo, un acuto, un lamento, un urlo, un rumore, una voce, ogni attimo della nostra giornata ha una voce, una voce che si stempera, che diventa ora stridula, petulante, aspra, sottile, ora soave ora noiosa e ripetitiva. La voce corre con le emozioni, con gli stati d’animo, con la collera o con la gioia nel cuore, con la speranza o con il pessimismo, è espressione di ciò che siamo, di ciò che desideriamo, di ciò che vorremmo essere e che non siamo. C’è sempre, nella voce, qualcosa che si perde nel mare della diffidenza e dell’indifferenza. In quel mondo che ci passa accanto ci sono la gioia e la tristezza del mondo, lo slancio e la renitenza, la voglia di fare e di avere. Ogni giorno qualcuno tesse la sua tela, magari senza accorgersene, come se tutto fosse per caso, come se l’amore e la bellezza fossero idee messe lì a tradire l’essenza di un respiro molto più complicato ed incerto. Il mondo che ci passa accanto a volte ci sfiora come se non volesse incontrarci, come se per lui non fossimo che ombre da evitare, come se contare dipendesse solo da numeri da sommare o da sottrarre, da moltiplicare o da dividere. Il mondo che ci passa accanto passa, in silenzio o urlando, sussurrando parole che sono simboli, pensieri, modi sottili e un po’ sofisticati di piegare volontà e speranze: è quello che non vediamo o che non vogliamo vedere, perché mette in pericolo la cassaforte delle nostre ombre. A volte ci sorprende con la sua fecondità, ci lascia in preda a incertezze e distrazioni, ci fa riflettere su cosa sia quell’immagine di fronte alla quale ripercorriamo spesso l’ incontro con quell’amore di cui neghiamo l’esistenza. Il mondo che ci passa accanto, a volte si ferma e ci guarda, ci osserva come se ci avesse già incontrato, come se tutto dovesse iniziare di nuovo, come se ogni sguardo fosse lo sguardo del mondo messo lì a indagare le nostre fortune e le nostre disgrazie, è come se volesse dirti che c’è con le sue speranze, le sue vittorie e le sue sconfitte. Gli uomini si guardano e si osservano e qualche volta si girano le spalle. Ti osservano cercando di capire cosa ci sia di vero in quello sguardo a volte imprendibile, introvabile, sfuggente, che non si lascia comprare, che continua a lottare contro le asprezze del mondo per mantenere linda la sua storia. Cercano ma non trovano, così tra un sospiro e l’altro montano storie di tempi lontani, quando le navi impiegavano mesi per arrivare e il tempo sembrava eterno. Incontrare è nascere di nuovo, è conoscere il volto nuovo della storia, quell’impronta mai vista. Ci sono giorni in cui la vita si propone e dispone, lasciando che gli sguardi trovino un accordo, si riconoscano membri di una famiglia dove ognuno vive la sua storia, il suo racconto da raccontare. Il problema? Conoscersi e condividere, approfondire, animare, rendere più bella e più forte quell’energia che si diffonde ogniqualvolta gliene diamo l’occasione, per confermare che bisogna essere uniti, sempre pronti a lottare, perché quei volti che ci passano accanto possano sorridere insieme a noi, ritemprando attimi di sofferenza. Quel mondo che ci passa accanto ogni mattina cerca la realizzazione di un sogno, per poter vivere, anche solo per un attimo, quel diritto alla felicità di cui tutti siamo beneficiari.

DA UN PENSIERO DI PAPA PAOLO VI

“...Lasciamo in questo momento che un flusso di carità inondi i nostri spiriti e li renda buoni e felici. Purifichiamo il nostro cuore da ogni rancore, da ogni spirito di astiosità e di vendetta, di emulazione e di odio. Di odio soprattutto, perché questo ci è stato predicato come se fosse una forza costruttiva e indispensabile; per agire fortemente, si è detto, bisogna odiare. Non è vero. Quando si è predicato l’odio si è predicato l’egoismo, si è preparata la lotta, si è accettata la guerra. Quando si è accettato che il più forte possa prevalere sul più debole; si è autorizzato l’uomo a mettersi il suo simile sotto di sé. Quando si è predicato l’odio si è stabilito che i rapporti tra gli uomini debbano essere rapporti di forza, cioè si è predicata la legge violenta e selvaggia della prepotenza. I rapporti tra gli uomini devono invece essere rapporti di amore, di fratellanza, di solidarietà, di bontà e di pace; la carità sola non è capace di generare tali rapporti...”.