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E’ ANCORA POSSIBILE?

di felice magnani

Ci sono momenti in cui devi dimostrare a te stesso di esser un cristiano vero, uno di quelli che non si tira indietro, che sa esattamente quello che deve fare per rispondere alle chiamate. Non è facile. Non è facile piegarsi al dovere, quando aneli solamente al diritto, pensando che la tua vita sia soltanto un’oasi di piaceri. Non è facile fare passi indietro quando l’impeto della giovinezza vorrebbe che andassi sempre avanti, sempre di più, perché sei forte, bello, intelligente e credi che tutto ti sia dovuto. Quante delusioni, quante frustrazioni, quanti sogni andati male, quante ipocrisie per barattare il dovere con l’egoismo, il narcisismo, l’egocentrismo, l’idea che nella vita esistano solo il piacere e la mollezza e che questa condizione durerà per sempre. Ci sono momenti in cui vorresti e potresti puntare dritto per mari e oceani coperti di palme, per prenderti la tua dose di piacere materiale, ma sei costretto a fare delle scelte, a importi una linea di condotta che ti fa pensare, ti fa meditare sul significato profondo di essere stato educato secondo principi forti, che non ammettono discrasie o incertezze, ma che nella loro durezza ti fanno partecipe di un piacere che sfugge la condizione umana, perché approda a liti dove la materia diventa spirito e le voci arrivano dal profondo dell’anima, dove qualcuno ha depositato doni e valori che misuri, contempli e realizzi strada facendo, ringraziando il cielo di averli ricevuti. In un mondo che non vuole consapevolezze, responsabilità, che non riconosce verità profonde e universali, che si arroga sempre più spesso il diritto di essere quello che non dovrebbe, che vuole dominare e imprigionare la bellezza della vita umana, occorre tirar fuori forme di cristianesimo sminuite, compromesse e di fronte alle quali sorge il dubbio che qualcuno si prenda gioco di quei valori che tu hai assunto in tempi non sospetti, quando i doveri erano molti e la contropartita la gioia o la rabbia di averli dovuti ottemperare. Rispettare, amare, sostenere, una certa fermezza educativa, la voglia di essere e di fare, di sentirsi amati, sostenuti, protetti, conservati, un tempo erano paletti fondamentali, oggi lo sono ancora, ma in una misura molto diversa, a volte umanamente incomprensibile. L’educazione era soprattutto consapevolezza di ruoli, di responsabilità e di comportamenti, allenamento quotidiano alla maturità, dove a ciascuno veniva consegnato il suo ruolo perché lo portasse avanti con determinazione, gioia ed entusiasmo. Un cristianesimo felice, gioioso, attento, rigoroso, educativo, costruttore di umanità cosciente, di comunità solide, in cui il diverso aveva un suo riconoscimento, ma dove anche il bene aveva un merito, un sorriso che lo accompagnava e dove ogni verità era, aveva una configurazione solida. Oggi molte cose sono cambiate, c’è più libertà, ma anche più arbitrarietà, i ruoli non esistono più o quasi, il linguaggio gode di espressioni che a tratti lo annullano nelle parti più nobili, più belle, più armoniose. In famiglia ci si manda a quel paese senza problemi, i docenti hanno paura, il nemico è sempre pronto a colpire, come se dovesse difendere un’autorità che non ha e di cui si vuole fregiare a costo di calpestare quel poco di onestà e di rispetto che ancora percorrono la natura umana. La politica gioca sulla pelle di una nazione in crisi d’identità, gli uomini e le donne invece di unirsi per aiutare il paese, fanno a gare per vedere chi è più capace di annullare l’altro, di farlo apparire per quello che non è. La diversità non è più una ricchezza e devi stare attento sempre a come ti muovi, a quello che dici, a come lo dici, perché il nemico fa tutto quello che vuole, ma non ti concede di fargli le pulci. La mafia imperversa, costringe uomini e donne alla più completa sottomissione, la criminalità avanza sistematicamente dappertutto, creando sacche di povertà e di paura, l’immigrazione in molti casi crea un sacco di problemi e lo stato non è in grado di trovare rimedi adeguati. L’Europa agisce come uno spauracchio, invece di essere l’unione di uomini e donne che insieme camminano verso mete comuni, nell’interesse di tutti, senza ricercare primati che esistono soltanto in retaggi logori e superati e dove invece l’obiettivo comune dovrebbe essere la coesione, la solidarietà, la comprensione, il desiderio di una reciprocità solidale, fatta di generosità e di sostegno. Viviamo il tempo della ritorsione e quello della negazione, in cui non conta essere onesti, buoni, attenti, rispettosi, ma essere furbi, furbi al punto di generare corruzione pur di arrivare, di sopravanzare, di primeggiare, di guadagnare, di avere il potere tra le mani, di annientare chi si oppone alla tua smania di perbenismo. Quella forza educativa che spianava la strada a percorsi decorosi oggi è stanca e svuotata, non trova sostegni adeguati, non ha rappresentanza e si accontenta di appelli irragionevoli, che alimentano la confusione, che impediscono di pensare, agire, organizzare. Viviamo il tempo di una dignità indecorosa, dove ognuno applica il proprio pensiero come se fosse l’unico, sulla base di punti di vista temporanei, dettati più da circostanze di opportunismo sociale che da visioni e obiettivi condivisi. La politica ha perso la sua spinta ideale, non sa più a chi erigere il suo monumento, si guarda attorno per cercare stabilità, ma ad attenderla non c’è quel pensiero condiviso che aveva retto la sua spinta subito dopo la guerra. Essere fedeli è ancora una virtù? Rispettare il prossimo è ancora un comandamento? L’educazione è ancora la struttura portante di una società, di un ordine, di una famiglia, di un’associazione? L’educatore è ancora al servizio dei bisogni della gente o non si è trasformato in manager o amministratore o distributore di cariche e incarichi e i vecchi, incontrano ancora chi dona loro una speranza? Molto è cambiato e molto cambierà, ma se mi guardo attorno vedo e sento solo accuse, appelli, castighi, ma non vedo gioia, sorrisi, entusiasmi, voglia di essere e di fare, ognuno tira l’acqua al proprio mulino sbattendoti in faccia la sua verità. E’ così che spesso l’educazione diventa ufficio, primato, ambizione, faida, fazione, perdendo per strada la convinzione che tutto parta da una croce, da una povertà profonda che fa pensare e che salva dalle illusioni di un mondo che scopre strada facendo la sua immensa fragilità.