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QUANTO CONTA L’ACCOGLIENZA?

di felice magnani

Moltissimo, direi che abbia un ruolo fondamentale. L’accoglienza non dipende solo da chi accoglie, ma anche da chi è accolto, diciamo che un sistema educativo serio si fonda su una reciprocità di rapporti, la verità non sta mai da una sola parte. Di solito siamo abituati a vedere solo quello che ci fa comodo, quello che ci aiuta a stare meglio, ci creiamo il nostro mondo ideale, senza magari immaginare che quando mondi diversi si incontrano devono andare l’uno incontro all’altro e ciascuno deve tirar fuori dalla bisaccia personale quei valori che per loro natura e caratterizzazione sono universali, come l’impegno, la buona volontà, l’osservanza, il rispetto, bisogna insomma collaborare. Senza collaborazione non esiste accoglienza. Ci sono circostanze in cui l’accoglienza è un esercizio scomodo, difficile e allora bisogna insegnarla, bisogna parlarne, ampliare il campo delle relazioni sociali, creare situazioni in cui le diversità si possano incontrare e attivarsi contemporaneamente. Chi ha vissuto sulla propria pelle l’accoglienza sa perfettamente quanto sia importante sentirsi accolti, capiti, coccolati, stimolati, ma sa anche che tutto questo è un dono e come tale va conquistato con l’esercizio di quei doveri che diventano essenziali per una convivenza realmente democratica e civile, dove ognuno sa quello che deve e quello che non deve fare, sa come comportarsi. In questi anni ci siamo abituati agli arrivi dal mare, abbiamo identificato l’accoglienza con la straordinarietà del fenomeno migratorio, ma non è necessario entrare nell’universale per esprimere giudizi, possiamo soffermarci sulle cose di casa nostra, valutare come si viene accolti passando da una città a un paese o viceversa. Non è sempre tutto scontato e non è sempre detto che nella buona volontà di entrambi i contraenti stia la verità. Il razzismo e l’intolleranza, la diffidenza e il pregiudizio covano dentro la natura umana e in molti casi covano al punto che riesce difficile anche solo immaginare di essere cittadino italiano e di stare con persone della tua stessa nazione, hanno respirato parti fondamentali della tua stessa cultura. Il pregiudizio è nella natura umana, crea scompensi, discrasie, non permette di amare come si dovrebbe, non permette di vedere nell’altro un risorsa. Ogni persona è una risorsa. Il problema? Riuscire a farlo capire, perché a volte non bastano la buona volontà, la nomea, la cultura, la bravura, ti imbatti in persone che quasi costituzionalmente si mettono di traverso, non ti considerano uno di loro, ti vedono come uno che non parla la loro stessa lingua, il loro dialetto e questa è una vera e propria tragedia, perché crea solitudine, emarginazione , incomprensione, cattiveria e ribellione. Accogliere lo straniero che esprime bisogni reali è fondamentale e bellissimo, è un arricchimento per tutti, è una festa, la festa di un banchetto che si allarga e al quale tutti indistintamente possono accedere. Ampliare il convivio è consolidare e potenziare tutto il sistema formativo ed educativo, significa conoscersi meglio e sapere che tutti, indipendentemente dal colore della pelle o della lingua parlata, hanno dei precisi doveri da rispettare. In questo le forze politiche dovrebbero essere molto unite, dare quindi l’dea di un paese che si ama e che vuole essere amato, un paese in cui la gente non si fa la guerra, ma coopera per migliorare il budget valoriale di tutti i suoi cittadini. In molti casi il paese è cieco, sordo e muto, lo è per una forma di distorsione interpretativa, ma lo può essere anche perché non vuole cooperare, non ne vuole sapere che esistano verità che possono mettere in discussione quelle create per una forma di narcisismo o di arrivismo personale. L’accoglienza è fondamentale e per farla fiorire bisogna saper guardare in grande, uscire dall’ orticello privato, guardare in faccia il mondo, porgere l’orecchio alle sue domande, alle sue idee, alla sua capacità di porsi, di tendere una mano, partendo sempre da una comune concertazione fondata sul rispetto delle regole e su una fattiva collaborazione.