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PRIMA DELL'UNIVERSO, C'É SEMPRE IL PARTICOLARE

di felice magnani
È formalmente e sostanzialmente pericoloso parlare di globalizzazione se prima non si ha ben chiaro in testa il valore e il significato di stato nazionale. In un mondo che tende a spazzare via le identità create con tanta fatica e tanta determinazione, l'uomo sente forse il bisogno di ripristinare una parte viva di quello che gli appartiene, quella parte in cui ha avuto l'onore di approdare e di iniziare il suo cammino alla conquista di quella dignità che lo qualifica e lo realizza nella sua complessità fisica, etica, morale, religiosa e politica. La tendenza in atto di depositare la speranza in spazi sovranazionali non ancora del tutto esplorati e non ancora del tutto ben riconosciuti, determina inquietudini profonde e soprattutto impedisce di crescere con la convinzione che occorra partire dal vicino per arrivare lontano. In un mondo in cui i problemi si spostano su aree non opportunamente attrezzate, risulta sempre più difficile seguire un processo di definizione d'identità, con il rischio che la storia perda di vista la sua natura conservativa e quella di vera e propria maestra di vita. Ritrovare la storia in una dimensione cognitiva critica, capace di scuotere le coscienze e di informarle, è una parte fondamentale del cammino umano. Perdere il passato e sminuire la forza del presente avrebbe un peso fortemente negativo sulla vita stessa delle persone, impedendo loro di crescere con una visione ampia e chiara della realtà, creando  vuoti, sospensioni e reticenze in cui verrebbe a mancare il senso profondo di quello che si è e della ragione per cui si procede, si pensa, si discute, si lavora e si crede.  Partire dal particolare significa dare un volto e una voce aglinterrogativi primari, quelli che danno carattere e personalità alla nostra natura e alla nostra vita. In questi anni di dominio del dato economico e finanziario e dell'affermazione di un pensiero globale, si è assistito a un profondo rivolgimento che ha messo in profonda crisi gli stati e le persone, privandoli spesso di quelle sicurezze identitarie che avevano consolidato processi evolutivi di natura individuale e sociale. Lo stato nazionale viene quasi visto come antagonista, incapace di reggere il confronto con una storia che tende a spalmare, ad appiattire, a livellare a spianare la via a mutamenti radicali sotto tutti i punti di vista, ma che non fornisce mezzi e strumenti consolidatori, in modo adeguato. Spesso i mutamenti arrivano senza essere programmati, definiti, delineati, avvengono in maniera del tutto anarchica, costringendo paesi e persone a inventarsi modelli di vita arbitrari e senza gli indicatori giusti per reggere il peso di veri e propri moti rivoluzionari. Svalutare lo stato nazionale o depotenziarlo colpevolizzandolo di nazionalismo crea destabilizzazioni e inquietudini che non trovano punti stabili di appoggio nella vita di relazione e nelle regole istituzionali, infatti siamo stati testimoni e lo siamo ancora di capovolgimenti che mettono a rischio la complessa istituzionalità di un sistema,  creando veri e propri vuoti di potere in cui si insinuano le negatività del presente. Rafforzare il particolare non significa eludere limportanza dell'universale o creare pericolose contrapposizioni, ma sviluppare l'idea che più grande è l'idea e più forte dovrà essere la sua base d'appoggio, la struttura portante. Lo vediamo osservando l'Europa, un'idea che non si è ancora formata e che viaggia su retrospettive e vantaggi di natura particolaristica, in cui spesso prevale chi è partito prima con un vantaggio proficuo.  Il passaggio dal particolare all'universale richiede una preparazione ampia e profonda, tempi e spazi adeguati, capacità di saper lavorare sodo nel presente per dare stabilità al futuro.