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LO SPORT E’ UN’ALTRA COSA

di felice magnani

Chi crede veramente nello sport e si attiva per farlo crescere nel mondo educativo giovanile e non può non sentirsi colpito da quell’infausta ondata di violenza che tenta di disgregarne la forza e la bellezza. Siamo tutti spettatori del teppismo che aggredisce il calcio, sempre più spesso preda di una delinquenza senza limiti, che offende non solo l’onorabilità di uno degli sport tra i più amati al mondo, ma anche la dignità di un paese che sullo sport costruisce una parte fondamentale della sua maturità fisica e spirituale. E’ da parecchio tempo che il sistema calcio vive una situazione paradossale, in cui diventa difficile riconoscerne la bellezza. Si tratta di un sistema che ha assunto un carattere europeo e mondiale e che si espande a macchia d’olio, perché non vengono assunte iniziative adeguate. Lo si lascia in balia di una frammentarietà che non incide sui cambiamenti e che incoraggia la follia di chi sfrutta lo sport per destabilizzare, per incrementare la dissoluzione di un sistema già fortemente in crisi sul piano della tenuta educativa. In molti casi le partite di calcio sono l’occasione propizia per sfogare la rabbia individuale e quella di gruppo, diventando palcoscenici mediali formidabili per dimostrare varie forme di odio e di prevaricazione, il tutto lasciato in balia delle Forze dell’Ordine, straordinariamente preparate, ma numericamente inadeguate per affrontare centinaia e centinaia di delinquenti arrabbiati, in molti casi pronti a tutto. Forse non è più solo un problema dello Stato, ma anche di chi con il calcio crea la propria ricchezza. E’ forse arrivato il momento di allargare le responsabilità civili e penali, di richiamare tutto il mondo del calcio a un confronto serio su come gestire con dignità e fermezza questo sport, adottando iniziative di carattere finanziario, educativo, civile e penale, capaci di stroncare con fermezza tutti coloro che hanno fatto di uno degli sport più belli al mondo l’occasione propizia per violentare e distruggere in nome di una cieca violenza di parte. Le responsabilità vanno equamente suddivise, la legge deve essere applicata con molta severità, le pene devono essere forti e adeguate, tutti coloro che hanno responsabilità dirette nel mondo del calcio devono rispondere di persona, dimostrare autorevolmente che lo sport risponde a regole precise, fuori dalle quali esistono solo varie forme di arbitrarietà delinquenziali, intollerate. Lo sport non può e non deve soggiacere al potere delinquenziale e chi lo anima deve farlo con tutti gli strumenti adeguati per difenderlo e proteggerlo dalle aggressioni di cui ormai sistematicamente è soggetto. Forse è solo un problema di responsabilità accolte e condivise o forse di ordine pubblico o di educazione permanente da svolgere con cura nelle famiglie e nelle scuole e in tutti gli ambiti in cui l’educazione dovrebbe avere uno spazio primario. Certo è che i problemi, quando aumentano vertiginosamente, hanno bisogno di essere affrontati con molta cura e determinazione, rimettendo tutti di fronte alle proprie responsabilità.