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PARLARE, DIALOGARE, INSEGNARE, RIFLETTERE, MEDITARE, CONTEMPLARE, OSSERVARE, SONO INFINITI CHE AIUTANO A CAPIRE MEGLIO IL SENSO DELLA VITA

di felice magnani

Esiste uno stretto rapporto tra l’infinito e il finito, l’uno apre le porte dell’altro e insieme aiutano a definire meglio i misteri che gravitano attorno alla vita. Non c’è antagonismo o contrapposizione, solo esplorazione e attivazione, animazione e relazione. La vita non è fatta di muri, ma di opzioni, di possibilità e di scelte, è la più raffinata ed elegante forma di composizione, dove tutto ha un valore, un senso, una peculiarità e una caratterizzazione, ma proprio perché raffinata ed elegante, ha bisogno di essere educata, coltivata, aggiornata, fatta crescere, insegnata, donata, in modo tale che arrivi a chiunque e chiunque la possa vivere e apprezzare per quello che è, ma non solo, anche per quello che potrebbe diventare. L’infinito ha sempre affascinato la condizione umana, in taluni casi l’ha costretta, in altri la sospinta, in altri ancora ne ha favorito l’ascesa verso forme più appropriate di verità. Pensare all’infinito anima la vita, la sorregge e la sospinge, non la lascia in balia del qualunquismo o di una relatività senza sbocchi, la anima di significati e di nuovi pensieri, ne favorisce l’approdo dove il senso si compie e compiendosi regala momenti di  più acuta, chiara ed accentuata conoscenza della natura umana e di quel mondo che la connota e la accompagna. Ritrovare il tempo e la natura della filosofia mediterranea, riprenderne più da vicino le strategie, la lingua, l’espressione, l’animazione, significa ritemprare la vita di quel pensiero che spesso resta sospeso, privato della sua natura esplorativa, della sua innata voglia di buttarsi nella bellezza per attivarla, farla crescere. L’esplorazione è stata la forma di linguaggio investigativo più accolta e attivata, ha permesso all’umanità di uscire allo scoperto, di gettare ponti, di andare oltre l’inafferrabilità di un desiderio, di entrare nella visione di un mondo che non è solo quello che appare, ma soprattutto quello che si cela dentro lo spirito del tempo. Quando si parla di esplorazione della verità non si può non pensare a Socrate, il filosofo greco che ha posto le basi di un metodo capace di definire la dimensione morale della vita e non si può neppure non ricordare Giacomo Leopardi nella sua poesia dell’Infinito, allorché s’immerge nelle controverse contrazioni di mondi che si contraggono e si dilatano nell’indecifrabile discontinuità del pensiero, alla ricerca di un naufragio sicuro. Il pensiero si ripresenta oggi con la stessa disponibilità rappresentativa, si attiva e si anima alla ricerca di risposte che sappiano sopperire ai vuoti profondi di una società sempre meno allenata al dialogo.

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