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I CONSIGLI CONTANO ANCORA?

di felice magnani

C’è stato un tempo in cui i consigli erano importanti, li davano il papà e la mamma, il sacerdote, il professore e la maestra, il politico avveduto, l’amico e il libero professionista, insomma erano parte viva di un tesoretto che ogni tanto faceva capolino tra sgridate, prediche, omelie e affettuosità varie. Non sempre sortivano l’effetto desiderato, forse neppure quando erano accompagnati da espressioni suadenti e da parole dette col cuore, spesso erano interpretati come un vero e proprio impedimento naturale alla volontà individuale, salvo poi ripensarci e prendere atto che se si fosse ascoltato quel consiglio magari si sarebbe potuto evitare di cadere in quell’errore madornale. La natura umana non è sempre accogliente, neppure quando vorrebbe esserla, c’è sempre una piccola coltre di nebbia che le impedisce di essere veramente se stessa, sembra quasi che gli strascichi di quel peccato d’origine continuino a proliferare, generando uno stato di perenne inquietudine esistenziale. Dare consigli non è facile, perché il rischio è che vengano presi come prevaricazioni dell’intelligenza individuale. Chi è quello per dare consigli? E’ un moto linguistico d’istinto, la natura umana gioca spesso sulla difensiva, non ne vuole sapere di sottostare o di accondiscendere, vuole fare la sua strada, vuole sbagliare per capire che ha sbagliato. E come dire di no a un simile atteggiamento? D’altro canto ci sono stati educatori che spesso ci hanno raccontato che bisognava sbagliare per crescere con coscienza di causa, salvo poi concludere l’appello con: “Errare humanum est, perseverare diabolicum”. Sta di fatto che il consiglio rappresenta il simbolo di uno status democratico avanzato, solo infatti chi possiede una perspicace saggezza democratica ascolta i consigli di chi ha qualche anno in più e desidera collaborare, far fatica insieme, condividere il cammino di un territorio o di un paese, capire e far capire qualcosa in più della condizione umana. E’ bello incontrare una persona che si mette in gioco, che ti suggerisce qualcosa che a te sfugge e di cui, magari, hai un estremo bisogno. Certo per accogliere bisogna essere accoglienti, ma non solo, bisogna fare in modo che i consigli diventino strumenti di trasformazione sociale. Non è sempre detto che il consiglio sia utile e opportuno, ma in ogni caso esprime una volontà positiva o interattiva o proattiva, come affermano alcuni soloni della cultura. Il consiglio, se dato con volontà costruttiva è sempre ben accetto, è un mattone in più da posare nella costruzione di una comunità a misura d’uomo. Si può far finta di niente? Non ascoltare o ascoltare e poi infischiarsene? Nella vita si può tutto, ma un simile atteggiamento è lesivo dell’accoglienza nella sua forma più sublime, rifiutare la collaborazione, soprattutto quando è spontanea e gratuita, non fa bene alla salute individuale e a quella del sistema. Ascoltare gli altri è fondamentale sempre, anche quando ci sono umanamente antipatici o non siano formalmente grandi al nostro livello.

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