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IL POTERE E’ SOPRATTUTTO BUON SENSO

di felice magnani

Ognuno ha la sua fetta di potere da gestire, il potere è di tutti e di nessuno, è soprattutto un atto di volontà, un imperativo categorico che aiuta a stare insieme, una condizione che impone all’uomo una responsabilità precisa, alla quale la persona deve ottemperare. Il potere non è né sovranista, né populista, né comunista, né liberista, né qualunquista, il potere non è un “ista”, è un dovere che impone altri doveri, è un atto di umanità sociale a difesa del cittadino e delle regole costituzionali. Non esiste in natura un potere frutto di arbitrarietà personali. In democrazia il potere ha una straordinaria valenza popolare, l’ha nello spirito, nella coscienza pratica, nello sviluppo quotidiano della sua identità, nella sua incarnazione quotidiana, nella sua operatività pratica. Sono le persone che lo trasformano in un simbolo di comando, pensando ai propri interessi, a sfruttare opportunità, a usarlo per fini e scopi che nulla hanno a che vedere con la sua reale vocazione all’impegno e al servizio. Per troppo tempo si è pensato che il potere fosse frutto di una eredità di natura politica, sociale, morale, familiare, lo si è osservato con timore e con disprezzo, come se la sua presenza nel genere umano fosse dispensatrice di lutti, oppressioni, negatività varie. La storia ci ha insegnato a valutarlo, in molti casi a combatterlo, in altri a temerlo, a rispettarlo, in altri a osannarlo, a valorizzarlo, ma non si è impegnata abbastanza per renderlo inoffensivo, per sottoporlo a esame critico, a una valutazione di natura sintattica e grammaticale, lo ha spesso abbandonato al proprio destino, come se non ci fosse nulla da studiare, ripulire, vitalizzare, come se fosse naturalmente destinato a definire la dissoluzione di popoli incapaci di uscire da varie forme di sudditanza e di prostrazione. Il potere diventa cattivo quando perde il contatto con la realtà, quando assume contorni amorali e assolutistici, quando crede di poter sottomettere, prevaricare, annullare, svuotare, debilitare. In fondo potere significa avere l’opportunità e la capacità di essere quello che lo stato democratico ci chiede e cioè un servizio fondamentale alla comunità, talmente importante e fondamentale che se animato potrebbe concorrere a realizzare rinascite stupende. Ecco a cosa serve il potere, a far rinascere, a riequilibrare, a restituire identità, a far sentire più vicini e più attenti a ciò che l’umanità riceve in gestione. Nulla di quello che abbiamo, infatti, ci appartiene, ogni cosa ha una sua vita e una sua valenza temporanea, rientra in un ordine esistenziale pratico, ma non per sempre. Non è però facile spiegare o far capire la temporaneità del potere, la sua energia produttiva, la sua capacità di rilanciare, il suo livello di penetrazione umana, il suo essere mediatore culturale, sociale, morale e familiare. E’ nella costituzionalità del potere che occorre fermare la nostra attenzione, in quello straordinario sistema di regole che dà un senso vero e profondo alla nostra passeggiata turistica terrena. Dunque è necessario ripartire dal potere per ricostruire una società responsabile, dove tutti si sentano parte in causa, costruttori di realtà e dove nessuno possa vantare il diritto all’arbitrarietà, dove tutto sia soggetto a varie forme di valutazione e di definizione. Ogni essere umano può, tutti possiamo, ma è necessario che ciascuno faccia qualcosa che aiuti la società a essere migliore. La dissoluzione del potere porta inesorabilmente alla caduta di senso di responsabilità personale e collettivo, alla demotivazione, a forme di sudditanza e di prostrazione morale dentro le quali pochi impongono ad altri la propria servile superiorità. Per rigenerare una società occorre rigenerare prima di tutto la coscienza individuale, orientandola verso le sue applicazioni pratiche, quelle in cui il sistema democratico si definisce, si rafforza di nuove consapevolezze, si realizza. Potere sì, dunque, non come forza dissolutoria, bensì come autorevole disponibilità alla costruzione di una democrazia sempre più solida, capace di farsi amare e apprezzare per la sua onestà, la sua lealtà, la sua determinazione, la sua capacità di armonizzare le volontà dei singoli e quelle della collettività, la sua capacità di sapersi mettere in discussione senza la paura di essere oscurata. Quando la democrazia ha radici profonde, quando tutti ne conoscono l’origine, la provenienza, il valore e l’opportunità, allora il potere si converte alla sua natura espansiva, quella che gli consente di farsi conoscere e apprezzare per quello che realmente è, affermazione utile di valori che, uniti insieme, rafforzano l’identità democratica di un paese. Difendere il potere democratico è un atto dovuto nei confronti di chi, con amore e sacrificio, ha speso la propria vita per la sua definizione e realizzazione. 

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