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QUANDO L’EDUCAZIONE CROLLA

di felice magnani

Quando l’educazione crolla e i garanti non se ne accorgono, allora le cose si mettono male. Il vero problema è che in molti casi non è facile risalire alle cause e alle responsabilità, perché la tendenza è quella di coprire tutto, di far finta di niente, di stupirsi, di evitare di mettere in pubblico problemi che investono la protezione dei diritti e dei doveri dei cittadini. Mai come oggi il malessere si annida un po’ ovunque, si arroga di una rete molto estesa di malfattori, di gente che esercita spudoratamente la prevaricazione, cosciente di poterlo fare, perché tanto dall’altra parte l’indifferenza e la sordità sono malesseri molto diffusi. In molti casi si tratta di sordità reale, basata sul fatto che molti cittadini hanno perso per strada la capacità di ascoltare, sentire, quella di vedere e di osservare o perché non ne hanno il tempo o perché fa più comodo così, evitando in tal modo di doversi assumere responsabilità civiche che potrebbero sviluppare ritorsioni. Esiste una sordità più grave, furbescamente costruita per non pagare dazio, per continuare a tenere in vita la propria onorabilità e il proprio interesse personale, lasciando che il mondo si avviti da solo, senza bisogno di sollecitarlo. E’ la diabolica impostazione di chi conosce molto bene l’arte del coinvolgimento, senza fare passi avanti, riversando sempre la colpa sugli altri. Capita sempre più spesso di assistere a situazioni assurde, provocate dalla demoniaca caparbietà di chi gode del male, elevandolo al rango di paladino di una diffusa mafiosità del costume. I paladini del male lo sanno orientare e difendere con una raffinatezza davvero straordinaria, è grazie infatti all’aiuto del male che estendono il loro dominio sul territorio, è coltivando una libertà sfrenata, senza ombra di regole, che possono ambire a comandare, lasciando che siano altri a sporcarsi le mani. Che un certo tipo di mafiosità sia un fenomeno molto diffuso è ormai sotto gli occhi di tutti, il problema è che lo Stato, quello stato tanto desiderato da chi crede nella sua anima costituzionale, si mantiene spesso prudentemente assente. Capita che chi dovrebbe vedere non vede, chi dovrebbe esserci non c’è, chi dovrebbe sapere non sa o fa finta di non sapere, è sull’onda di queste raffinate abilità machiavelliche che la delinquenza prolifica ovunque in modo sistemico, cosciente che nulla si opponga alla sua raffinata protervia. Si tratta di un tipo di malessere tutto italiano, contraddistinto dal marchio di fabbrica, che prende corpo e si sviluppa in virtù di aberranti comportamenti e che continua a credere, nonostante tutto, che fare del male sia lecito, che calpestare i diritti degli altri sia giusto, che l’importante sia poter dimostrare il proprio altezzoso disprezzo. Il fenomeno di una diffusa illegalità e di una conclamata insicurezza è sotto gli occhi di tutti. Chiunque, volendo, può constatare e testimoniare. Il problema è comunque sempre a monte. Chi ha il compito di tutelare i diritti delle persone volge spesso la testa dall’altra parte, non vuole compromettersi, se ne sta volutamente lontano da chi e da dove esista qualcosa che, demolendo la democrazia, potrebbe mettere in discussione la propria diffusa aspirazione alla dominanza. Di questi tempi si parla molto di sicurezza ed è un bene, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, bisogna infatti avere la certezza che chi è stato preposto a difendere l’onorabilità della patria lo faccia sul serio, nella quotidianità, con l’impegno, l’abnegazione, il sacrificio e soprattutto con la consapevolezza che ciascuno si debba assumere fino in fondo le proprie responsabilità, dimostrandolo con i fatti e non solo a parole. Chi difende la Costituzione, chi prende le difese del bene, chi si prodiga per far prevalere la legalità, chi si impegna nella lotta comune contro la sopraffazione, da qualsiasi parte arrivi, paga un prezzo, lo abbiamo visto con fior di magistrati che, pur di difendere la libertà e la sicurezza del paese, hanno dovuto affrontare ogni forma di violenza. Sarebbe molto importante che si coinvolgessero i giovani e che la storia degli uomini di giustizia diventasse materia di studio, che la società fosse veramente coesa nell’assumersi le proprie responsabilità e che tutti collaborassero fattivamente per rendere più rispettosa delle regole la vita del territorio. Spesso si è intransigenti con gli stranieri, con chi arriva stremato alla ricerca di uno spazio di felicità, ma ci dimentichiamo completamente della maleducazione nostrana che si avvita attorno alle nostre case, ai nostri palazzi, ai nostri centri, alle nostre piazze. Siamo destabilizzati da una delinquenza nostrana che alligna un po’ ovunque, soprattutto dove chi ha il compito di vigilare non vigila o vigila in modo errato e incoerente, dove chi ha il compito di educare non educa, perché crede che essere liberi significhi fare tutto quello che si vuole in barba alle regole e alle leggi. La libertà è una conquista straordinaria, ma come ogni conquista che si rispetti deve essere coltivata, animata, costruita, fatta vivere giorno dopo giorno con attenzione, con entusiasmo, con buona volontà, con molta determinazione e con molto rispetto. Troppo lassismo, troppa inefficienza, troppa noncuranza, troppa paura, troppa furbizia, troppo menefreghismo, avanti di questo passo il rischio è che la palude diventi sempre più ampia e sempre più profonda. La rinascita ha come base di rilancio una ritrovata identità educativa, sulla base della quale riannodare volontà, capacità, socialità, studio, disciplina e ordine. E’ nell’impegno comune che si consolida la vocazione di un paese, è grazie al rispetto che crescono la formazione e l’educazione, è dal senso di responsabilità comune che si evince la forza di rimettere in moto un paese lasciato per troppo tempo in balia del malaffare. Rinascere significa restituire alla vita il suo significato vero e profondo, riscoprire la bellezza della collaborazione, riassumersi una coscienza piena degl’impegni, vedere nell’altro non un nemico da abbattere, ma un tesoro in più per risorgere. E’ dunque nella logica delle risurrezione generale che riprende forma un paese, lasciato per troppo tempo in balìa della paura e della sopraffazione.

 

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